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Cina, il governo manda i dirigenti in miniera

8 novembre 2005 I dirigenti delle miniere dovranno scendere nelle gallerie insieme ai lavoratori. E’ la decisione, drastica, del governo cinese per contrastare la mancanza di sicurezza delle miniere cinesi. Le autorità di Pechino, sempre più impotenti contro corruzione e sfruttamento, tentano con questa mossa di creare un clima di fiducia che manca tra dirigenti e maestranze. 

Alla luce dei fatti, si tratta di un’impresa ardua. Si fa sempre più lunga infatti la serie di morti e feriti per incidenti sotterranei. L’ultimo in ordine di tempo, ieri sera nella miniera di gesso di Kangli, villaggio di Shangwang presso la città di Xingtay (Hebei). La miniera è crollata. L’onda d’urto ha fatto crollare altre due miniere adiacenti, intrappolando 28 minatori. Un primo bilancio parla di 18 morti, ma il numero è destinato a crescere. Finora sono stati estratti 19 sopravvissuti  ed è in atto una corsa contro il tempo per liberare altri sepolti sotto tonnellate di fango e pietre. 

Il grande sviluppo economico cinese, spinge molte aziende allo sfruttamento di miniere per materie prime e carbone, fonte primaria di energia. Il risultato è che circa 4.600 funzionari governativi hanno interessi economici nelle miniere di carbone. Il Consiglio di Stato aveva già chiesto a tutti i funzionari pubblici di rinunciare alle loro partecipazioni nell’industria mineraria o a dimettersi. Il timore è che interessi economici e corruzione possano allentare i controlli sulle miniere.

I dati parlano chiaro. Oltre 6mila minatori sono morti in incidenti nel 2004. Nei primi 9 mesi del 2005 i morti ufficiali sono già a quota 5mila.

– Nell’immagine, operai all’ingresso di un pozzo

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