Ambiente

Bormio lo dice con i fiori. Di tutto il mondo

Molte e interessanti le novità al Giardino Botanico Alpino Rezia. Che in queste settimane vive la sua stagione migliore

A due passi del centro di Bormio, c’è un luogo magico. Uno scrigno di biodiversità che nello spazio di un ettaro e mezzo consente di scoprire non solo la flora del Parco dello Stelvio, ma di tutta l’area alpina e di montagne lontane come l’Himalaya. È il Giardino Botanico Alpino Rezia, che quest’anno accoglie i visitatori con alcune novità curiose e con un ricco programma di proposte. Già, perché la botanica non è solo leggere i cartellini che identificano le piante. È la scienza che qui a Bormio diverte e regala la soddisfazione di dare un nome ai fiori che incontriamo durante i nostri trekking. Questo è il momento migliore dell’anno per visitarlo.

Tutto nasce dallo spirito di Giovanni Fornaciari, botanico visionario

Con circa 1200 specie presenti, il Giardino Botanico Alpino Rezia è un vero e proprio museo vivente. È stato inaugurato nel 1982, grazie al progetto del botanico Giovanni Fornaciari dell’università di Padova, che conosceva bene questo territorio. Occupa un’area leggermente in pendenza, ricavata da un ex cava di pietrisco, livellata per ospitare la collezione di piante e fornita di terreno adatto. «Il progetto di Fornaciari era molto ambizioso», racconta Marta Tognetti, botanica e curatrice del Giardino. «Voleva coltivare oltre 3000 specie. Un numero molto vasto, se consideriamo che in tutta Italia ne esistono 6700. Fin dall’inizio, la sua idea era quella di avere un campione completo di flora non solo delle montagne italiane, ma da tutto il mondo. A distanza di quarant’anni, alcune piante sono andate perdute, anche perché le condizioni climatiche sono nel frattempo mutate». E poi, all’inizio Fornaciari disponeva di 15 giardinieri, oggi ne sono rimasti solo tre. Se visitate il Giardino, di fronte alla sua ricchezza vi sembrerà comunque che lo staff attuale faccia miracoli.

La visita, da soli o con l’esperta

Ogni giovedì fino al 5 settembre Marta Tognetti propone ai visitatori alle 10.30 e alle 15.30 una visita guidata gratuita. Ma il Giardino è perfettamente godibile anche da soli. Da quest’anno ci sono dei totem in legno a pannelli che approfondiscono vari argomenti legati al mondo delle piante.

Da non perdere, le tre nuove postazioni nell’orto botanico. La prima, vicino all’entrata, è dedicata agli usi tradizionali di alcune piante. Avete mai visto la segale da cui in montagna si faceva il pane? E il lino dal quale si ricavavano i tessuti, o il grano saraceno usato per i pizzoccheri? In un’aiuola del Giardino Rezia queste tre piante sono coltivate. Nella postazione limitrofa, c’è la possibilità di pestare i semi del grano saraceno per vedere come si ottiene la farina. Ma si scoprono anche il timo e la taneda usati nella pesteda, il trito aromatico valtellinese che si usa per insaporire i pizzoccheri. «Il grano saraceno si impiega anche per gli sciatt o la polenta taragna. Ma ci sono tanti bambini anche nel nostro territorio che non l’hanno mai visto in un campo, perché ormai il 90 per cento proviene dall’Europa dell’Est e dal Nord America», puntualizza Tognetti. «È una coltivazione diventata marginale, perché richiede molto lavoro e non conviene economicamente. Anche se c’è qualche produttore locale che sta tentando un recupero».

Un’altra postazione del Giardino Botanico Alpino Rezia, nell’area delle piante del mondo, è incentrata sulle tecniche di dispersione dei semi. Le piante sono più ingegnose di quanto si creda: per esempio, usano il vento, o i frutti che gli animali mangiano espellendo lontano i semi. Una scatola con una lente di ingrandimento offre la possibilità di osservare i semi per indovinare come si spostano. «Una curiosità? La bardana sparge i semi grazie alla presenza di uncini, che si attaccano al pelo degli animali. Questa soluzione ha ispirato l’invenzione del velcro», racconta Tognetti. Infine, la terza postazione propone un gioco: associare una pianta che vediamo a occhio nudo con le immagini al microscopio di foglie, petali o altri dettagli vegetali. È divertente lasciarsi stupire da forme e colori. E se non si riesce a svelare il mistero? Pazienza, c’è comunque la possibilità di leggere le soluzioni.

A parte queste proposte ludiche, il Giardino Botanico Alpino Rezia offre le collezioni, che sono al centro del suo impegno nella divulgazione e nella conservazione. Nella parte dedicata alla flora del Parco dello Stelvio, si scoprono i gigli spontanei e le orchidee, tra cui spicca il Cypripedium calceolus, o orchidea Scarpetta della Madonna. «È una specie locale e protetta, in passato abbondante, oggi ridotta a 1500 individui. Forse ha contribuito alla sua scomparsa la tradizione bormina di regalare quest’orchidea alla maestra a fine anno scolastico, andando a raccoglierla. Dieci anni fa, parte della nostra collezione di queste orchidee è stata rubata». Strappare la flora protetta è un reato e un oltraggio alla natura, soprattutto adesso che c’è la possibilità grazie ai cellulari di fare facilmente un safari fotografico: un modo rispettoso della montagna per portare con sé un ricordo dei fiori avvistati. 

Al momento, sono in corso anche le fioriture dei rododendri di montagna. L’orto botanico alpino di Bormio offre la possibilità di vedere entrambe le specie esistenti in Italia: il rododendro ferrugineo, che non è peloso e cresce sulle rocce basiche, e l’irsuto, le cui foglie sono coperte da peletti ed è tipico di ambienti carbonatici, come le rocce dolomitiche. Non mancano le stelle alpine, delle Alpi e di altre aree. «Questo fiore in realtà è arrivato molti millenni fa dalle steppe asiatiche, aride e assolate, come l’alta montagna», commenta Tognetti. «La peluria che ricopre la pianta non serve a proteggerla dal freddo, ma dai raggi solari forti». Un’altra meraviglia da vedere è la fioritura dell’aconito e della digitale, due piante spontaneee velenose. L’aconito cresce vicino alle malghe, su terreni arricchiti dagli escrementi delle mucche, che sanno di non doverlo mangiare. «Attenzione a manipolare il bel fiore blu violaceo: può trasmettere formicolio e un senso di malessere. Evitate assolutamente di raccoglierlo».

Fiori e piante provenienti da tutto il mondo

Infine, la sezione dedicata alla flora di montagna dal resto del mondo propone il Delphinium o speronella di origine asiatica, e le rudbeckie dai grandi fiori gialli o arancioni, dall’America. Ma c’è anche l’Aquilegia californica di color giallo-rosso (la nostra è viola o rosa), e la frassinella dai fiori rosa che viene dalle Alpi orientali ed è urticante. Chi la tocca, si ritrova sulla pelle ustioni con pustole, quindi meglio saperla riconoscere per starle alla larga. Tutte queste meraviglie si scoprono camminando fra i sentierini dell’orto botanico, che consentono di avvicinarsi alle piante e di osservarle da vicino. Altri sentieri in salita fra larici e pini silvestri portano a un gazebo dove si gode di una bella vista su Bormio. Questo spazio, allestito con balle di fieno su cui è possibile sedersi e rilassarsi, viene spesso usato per workshop artistici, concerti, eventi.

Anche quest’anno, il programma è molto ricco. Per esempio, il 12 agosto ci sarà un corso di disegno botanico per bambini e il 26 un laboratorio di antotipia e cianotipia, mentre il 23 agosto un giardiniere parlerà di potature. Non mancano i concerti: il 20 luglio, ci sarà il cantautore bormino Luca Zazzi. Sono tutte attività gratuite (tranne i laboratori per bambini).

Per informazioni sempre aggiornate, seguite la pagina IG (@giardino_botanico_rezia), il sito della Pro Loco di Bormio o mandate una mail a giardino.rezia@stelviopark.it. L’unico rammarico di Marta Tognetti e dei suoi colleghi è che il Giardino Botanico Alpino Rezia – a causa della sua struttura originaria – non è accessibile ai disabili.

La visita è sempre gratuita, orari 8-18 dal lunedì al venerdì, 10-18 nel weekend. 

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