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Ricchezza di fini, sobrietà di mezzi. Elogio dell’imperfezione

La “trascuratezza” (controllata), come mezzo di perfezionamento per imparare a gestire gli imprevisti. L’idea non convenzionale della Guida alpina Michele Comi.

Ormai tutti in montagna, neofiti ed esperti, ci muoviamo per sentieri e pareti agghindati come i manichini delle migliori boutique di articoli sportivi.

La “trascuratezza” è bandita sin dai primi passi verticali. Abbigliamento, calzature e “hardware” per alpinismo e arrampicata sin da subito sono da ricercare tra i migliori prodotti in circolazione. Senza considerare vezzi e mode transitorie che, a seconda del gusto del momento e senza nemmeno averlo deciso in maniera consapevole, ci fanno inseguire nuovi costumi.

Oggi nessuno si sognerebbe di scalare con fuseaux attillati rosa, eppure negli anni ’80 lo abbiamo fatto…

 Popi Miotti sulla Nord del Disgrazia nel 1975 con jeans e guantini di lana della mamma (foto archivio Miotti)
Popi Miotti sulla Nord del Disgrazia nel 1975 con jeans e guantini di lana della mamma (foto archivio Miotti)

Vestiti a parte, vorrei spezzare una lancia per la leggerezza o “trascuratezza” (controllata) dell’attrezzo perché è un ottimo metodo per coltivare la tolleranza all’errore.

Nei percorsi d’iniziazione verticale, può essere vantaggioso affrontare alcune situazioni sprovvisti di tutte la risorse indicate nei manuali, a condizione che si sia consapevoli dell’elemento (voluto) di trascuratezza. In questo modo possono emergere risorse impensate, ad esempio per rimediare alla perdita accidentale di un attrezzo o a una situazione inaspettata.

Sotto le spoglie della imperfezione, nascono intuizioni preziose, libere associazioni e curiosità.

La flessibilità (sorvegliata) consente di esplorare piste poco battute; con maggiore libertà, senza fretta, né specialismi fini a se stessi diamo spazio all’apprendimento e alla creatività.

E’ una dimenticanza che aiuta a risalire rapidamente alla causa dell’anomalia, che prima o poi capita di incontrare in parete, che stimola la capacità attiva utile a distinguere la gravità degli errori.

Una leggera “trascuratezza”, in fondo assai rigorosa e disciplinata…

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