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In viaggio con gli sci sulle Alpi Retiche (o altrove)

Inizia in questi giorni la stagione delle settimane bianche, con decine di migliaia di sciatori, più o meno capaci, che si incolonnano su piste ben battute e segnalate. Questo intervento ci ricorda che un altro sci è possibile

Gli ingredienti essenziali di un autentico viaggio con gli sci sono l’incontro con la montagna non contraffatta, lontana da ogni presenza umana e una compagna o compagno d’esplorazione predisposti ad attraversare l’incerto e stupirsi ad ogni passo.

Con queste premesse abbiamo la particolare libertà di scegliere cosa fare e dove andare senza condizionamenti, in modo schietto e naturale, in risposta alle condizioni ambientali, ai nostri desideri, ai nostri timori e al nostro stato di forma del momento.

Solo in questi rari spazi ancora inabitabili per l’uomo possiamo sperimentare la piena responsabilità di decidere dove spingerci e con quale assunzione di rischio. Oltre a sentirsi liberi di muoversi senza alcuna indicazione prefissata da altri, il vero lusso in montagna è rappresentato da pochi beni immateriali che ormai scarseggiano. Spazi bianchi e puliti, calma, silenzio e attenzione.

Ancora sulle Alpi è possibile trascorrere giorni senza incontrare nessuno e coabitare solo con gli elementi naturali. Quando siamo immersi in situazioni che cambiano di continuo, le nostre scelte sono conseguenza del variare della neve, della pendenza, del rinforzare della bufera da Nord.

Niente è scontato, e questo ci obbliga a essere presenti ogni secondo, in ogni impulso e in ogni gesto, sino a entrare in un flusso spontaneo e immediato che si adegua al percorso variato sul momento, in comunione con quello che accade intorno.

Risaliamo la valle un tempo invasa da un ghiacciaio sino al circo sommitale, in un via vai di luci che si liberano con la tempesta in arrivo. Il bastione di granito incrostato di neve che conduce al passo è invalicabile.

Scivoliamo sotto le pareti di marmo e gneiss verso Est disegnando grandi archi e diagonali infinite, quasi a contornare le curve di livello per non perdere quota, attraversiamo terrazzi sospesi, dove la potente bellezza della grande parete Nord che abbiamo davanti allevia la fatica dello zaino pesante.

L’arrivo al bivacco non è scontato, ma da decifrare sino all’ultimo metro, con la bufera che va rinforzando ogni minuto.

Ci riposiamo e ci rifocilliamo, grati ma anche soddisfatti, per aver ascoltato i campanelli della natura che ci hanno orientati sulla traccia migliore per non farci del male.

L’indomani usciamo con il sole già alto, per rituffarci nel bianco, pronti di nuovo ad ascoltare ed apprezzare tutto il bello che ci circonda.

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