News

Zara, a quattro anni al Campo base dell’Everest

La storia della piccola trekker sta facendo il giro del mondo. Ha un senso tutto questo?

L’enfasi con la quale i media di tutto il mondo riportano la notizia è preoccupante. In pochissimi si pongono la domanda: ha senso costringere una bambina di quattro anni a camminare per settimane in alta quota e con temperature fino a -25 gradi Celsius per raggiungere il Campo base dell’Everest e fare il pieno di visualizzazioni su Instagram sbandierando il record di precocità?

Penso alle mie figlie a quell’età, di certo non avevano la capacità di decidere e neppure di rendersi conto di quale fosse e cosa rappresentasse la meta della gita. Forse la piccola Zara ha capacità cognitive fuori dalla norma (quelle atletiche sembrano acclarate), ma ci permettiamo di dubitare che la scelta di itinerario e meta siano farina del suo sacco.

Ad aumentare l’inquietudine sono i racconti del padre, che evidenzia l’abitudine di Zara di fare bagni nell’acqua ghiacciata per abituarsi al freddo e gli allenamenti quotidiani di 5-10 chilometri dopo la scuola (a quattro anni?) nella giungla malese. Non senza orgoglio, il papà sottolinea inoltre come durante il trekking Zara abbia superato centinaia di altri escursionisti che pure si erano messi in cammino solo da Lukla (la famiglia di Zara era partita da Jiri, molto più a valle).

Il papà però non dice se la bambina, almeno qualche volta, abbia pianto, fatto i capricci o semplicemente mostrato segni di stanchezza. Tutto questo stonerebbe con il racconto dell’”impresa”.

Fa riflettere, inoltre, la scelta di pubblicare le notizie sul profilo di Sasha, il fratello maggiore di Zara, anche lui costretto all’impresa a soli 7 anni di età e per di più invisibile alle cronache in quanto ormai troppo grande.

Ogni record, anche quello più insensato, però è destinato ad essere migliorato. A quando la cronaca della signora che ha partorito direttamente dal Campo base dell’Everest dopo essersi sciroppata tutto il trekking al nono mese di gravidanza? Temo sia solo una questione di tempo.

Anche noi, con queste righe, contribuiremo all’aumento delle amatissime visualizzazioni social. Non ne siamo orgogliosi, ci appelliamo al dovere di cronaca.
Ma ribadiamo che una corsa al record con protagonista una bambina tanto piccola e alimentata dalla vanità dei genitori, non può piacere.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Saša jede (@sasha.jede)

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close