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I ghiacciai della Valle d’Aosta sono in stato di “emorragia”

Mercoledì 17 agosto la Carovana dei Ghiacciai 2022, campagna di Legambiente realizzata con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano per monitorare lo stato di salute dei ghiacciai dell’arco alpino, ha preso il via con una prima tappa in Valle d’Aosta. Drammatico lo scenario apparso agli occhi del team. “Ghiacciai in emorragia”, così sono stati definiti il Miage, dove in 14 anni spariti circa 100 miliardi di litri di acqua pari a tre volte il volume dell’idroscalo di Milano, e il Pré de Bar, che dal 1990 ad oggi ha perso mediamente 18 metri di superficie l’anno.

Di seguito il comunicato ufficiale Legambiente, che riporta i dati presentati in anteprima ad Aosta, presso l’Hôtel des Etats.

Ghiacciai in emorragia

Ghiacciai sempre più in emorragia e equilibri naturali che cambiano. Parla chiaro la fotografia dei monitoraggi della prima tappa in Valle D’Aosta di Carovana dei Ghiacciai 2022 […] Sotto la lente d’ingrandimento il Ghiacciaio del Miage e quello del Pré de Bar, due tra i più importanti sul massiccio del Monte Bianco, uniti dalla stessa emergenza a causa dei cambiamenti climatici […]. Sul Ghiacciaio del Miage, l’”himalayano” della Valle D’Aosta, nell’ultimo decennio si registra una forte accelerazione di perdita di massa, 100 volte maggiore rispetto al cinquantennio precedente (dal 1957 al 2008).

Si pensi che in quattordici anni sono spariti circa 100 miliardi di litri di acqua (almeno 100.000.000 di m³di ghiaccio, pari a tre volte il volume dell’idroscalo di Milano). Sebbene la sua superficie del ghiacciaio risulti ancora di 13 km² come alcune decine di anni fa, è evidente la situazione di collasso che sta vivendo con un abbassamento generalizzato su tutta la lingua di un valore medio di almeno 20 metri e punte di 50 metri. Esempio emblematico degli equilibri naturali che cambiano è la storia del lago glaciale del Miage, il lago che appare e scompare: negli ultimi tre anni il suo riempimento e svuotamento è avvenuto in maniera sempre più rapida e repentina, rispetto al passato in cui verificava circa ogni 5/10 anni.

Stessa sofferenza per il Ghiacciaio di Pré de Bar che, a causa dell’aumento delle temperature, registra dal 1990 ad oggi una contrazione sempre più rapida, perdendo mediamente 18 metri di superficie l’anno; il ghiacciaio ha perso una media annua di 8 milioni di m³ di acqua tra il 2007 e il 2012 (dati Fondazione Montagna Sicura e Arpa Valle D’Aosta), anno in cui si è registrato un imponente distacco sulla lingua glaciale di cui resiste oggi solo la seraccata superiore.

“Mentre il maltempo si abbatte sul Paese con una forza inaudita a ricordarci di quanto stia aumentando la frequenza degli eventi estremi – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e coordinatrice della campagna – sui ghiacciai si consuma una tragedia più lenta e per questo meno percepibile, ma altrettanto preoccupante. Si osservano perdite di massa e di volume di ghiaccio inimmaginabili e gli equilibri ambientali cambiano a vista d’occhio. Non si può pensare di uscire da questa emergenza con gli schemi del passato. Bisogna invece partire studiando i cicli idrologici dove i ghiacciai intervengono con contributi non indifferenti, soprattutto nella stagione estiva”.

I monitoraggi sono stati realizzati dal Comitato Glaciologico Italiano in collaborazione con Legambiente nelle mattinate del 17 e 18 agosto. Hanno preso parte Walter Alberto, Elena Motta, Aristide Franchino e Paola Foà del Comitato Glaciologico Italiano; Philip Deline, Université Savoie Mont Blanc; Edoardo Cremonese, ARPA Valle D’Aosta. Alla conferenza di presentazione dei dati hanno partecipato Marco Giardino, vicepresidente Comitato Glaciologico Italiano e Università di Torino; Igor Rubbo, direttore generale ARPA Valle D’Aosta; Maria Grazia Monaci, Rettrice Università della Valle D’Aosta; Denis Buttol, Presidente Circolo Valle D’Aosta; Angelo Porta, vicepresidente Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta. A moderare Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente.

“In questa prima tappa di Carovana dei ghiacciai abbiamo aperto le pagine della storia glaciale di questa valle, la Val Ferret  commenta Marco Giardino, segretario del Comitato Glaciologico Italiano e Università di Torino – . Abbiamo osservato quel che resta dei ghiacciai confrontandolo con la loro storia scritta, attraverso le foto e i documenti. Questo ci aiuta a capire come evolve il paesaggio glaciale e come sia importante registrare quello che vediamo per averne una memoria nel futuro che ci aiuti a guidare gli scenari del cambiamento climatico”.

Metodologie di rilevamento

Per il monitoraggio dei due ghiacciai valdostani sono state utilizzate sia tecniche di misurazione tradizionali basate sulla misurazione della distanza della fronte del ghiacciaio rispetto ad alcuni punti di riferimento, come nel caso del Pré de Bar; sia tecniche più moderne con l’utilizzo del lidar (Light Detection Andrenging) e la fotogrammetria da elicottero per ottenere modelli digitali tridimensionali della superficie del ghiacciaio, come nel caso del Miage.

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Un commento

  1. “Non si può pensare di uscire da questa emergenza con gli schemi del passato. Bisogna invece partire studiando i cicli idrologici dove i ghiacciai intervengono con contributi non indifferenti, soprattutto nella stagione estiva.”

    In soldoni, che significa?

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