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Dalla pianura alla montagna: la storia di Benedetta Lucarelli, la più giovane guida alpina donna italiana

A volte si sente dire che è meglio lasciare certe attività a chi è nato in alcune zone, perché è come se le avesse quasi “nel sangue”, per qualche oscura ragione genetica o per qualche curioso diritto di nascita. Eppure ci sono persone che, pur essendo nate lontano dalle montagne, se ne innamorano, e decidono di rivoluzionare la propria vita trasformandole nel proprio futuro. Una di queste è sicuramente Benedetta Lucarelli, 24 anni, più giovane guida alpina donna italiana e maestra di snowboard, nata in Emilia-Romagna, decisamente più vicina al mare che alle cime che ora scala quasi tutti i giorni. Facciamo raccontare direttamente a lei la sua storia, così piena di passione.

Un amore nato con l’arrampicata

Sono nata a Ravenna, ma in realtà la mia vita è sempre stata legata alla Val di Fassa. Lì avevamo una casa di famiglia dove trascorrevamo l’estate e quando avevo tre anni sono andata con mio fratello e i miei genitori a provare ad arrampicare nella struttura presente a Campitello. Mi ricordo che mi sono innamorata di questa disciplina, a mio fratello non era piaciuta, mentre a me aveva fatto impazzire. Da lì avevo iniziato ad arrampicare, a fare le gare di arrampicata, poi ad appassionarmi al mondo della montagna in generale… È un amore nato per caso, quel giorno. A Ravenna, poi, c’è una società di arrampicata alla quale mi sono iscritta quando ero piccola, ho fatto tutto il percorso della gare giovanili e nello stesso tempo ho iniziato ad andare a scalare anche in falesia. Nel 2008, insieme al mio babbo e a una guida alpina di Campitello, Luca Prinoth, ho fatto la mia prima salita in Dolomiti, la via Steger, alla Prima Torre del Sella. Quel giorno, vedendo la passione con cui Luca mi aveva portata in montagna, con cui era riuscito a trasmettermi il suo amore verso la montagna, ho deciso che avrei fatto la guida alpina, che avrei fatto quello che Luca aveva fatto con noi quel giorno. Così ho continuato ad arrampicare, sempre di più in montagna e in falesia e sempre meno con le gare – che ho comunque portato avanti, ma la mia passione ormai era rivolta più verso l’arrampicata su roccia. Nel 2012 mi sono trasferita in Trentino, dove mi sono iscritta al liceo della montagna: da lì è cambiata un po’ tutta la mia vita.

Da Ravenna al liceo della montagna in Trentino

Quando ero in seconda media mi hanno parlato di questa scuola un po’ particolare e io non ci ho pensato neanche mezzo secondo, per me era veramente logica come cosa da fare, era la mia passione e quello era il modo migliore per portarla avanti. Non avevo nessun piano B, volevo fare quello. Non è stato facile, perché per entrare c’era un test di ammissione sia culturale che fisico-sportivo e io mi sono rotta il legamento crociato del ginocchio qualche mese prima, quindi c’è stata una preparazione veramente intensa. Quell’esame di ammissione l’ho vissuto come la svolta della vita, mi sono impegnata veramente tanto per passarlo – e poi è andata bene – mi sono trasferita in Trentino, ho fatto un anno e mezzo in un convitto gestito dalle suore, dopodiché ho deciso di prendere un appartamento in affitto nella zona di Tione, dove c’è il liceo. Finito questo e fatta la maturità, mi sono trasferita in Val di Fassa, dove appunto avevo questa casa di famiglia. È stato tutto molto logico, durante gli anni del liceo andavo a scuola, poi, appena finito, subito andavo a scalare, o a sciare, o a scalare su ghiaccio, a fare sport all’aria aperta in montagna. Più conoscevo attività di montagna nuove – per esempio, andando al liceo ho scoperto lo scialpinismo, che non avevo mai praticato – più mi innamoravo di questo mondo, più lo conoscevo e più volevo conoscerlo.

Non è sempre stato facile

Andare via di casa a 14 anni, comunque, ha avuto di sicuro momenti che non voglio definire difficili, ma importanti – ho lasciato i miei amici, la mia famiglia, ho dovuto cambiare completamente il mio stile di vita… Non avevo mai preso un treno prima di trasferirmi, giravo continuamente in bici, invece in Trentino dovevo usare gli autobus, i mezzi pubblici. Poi, quando sono andata a vivere da sola a metà della seconda superiore, ho imparato che la spesa non si faceva da sola, che i vestiti non si lavavano da soli, ho dovuto imparare a cucinare – con scarsissimi risultati comunque, anche se sono sopravvissuta. Sicuramente il mondo della montagna è ancora molto legato alla figura maschile – la società in generale a mio avviso lo è – e il mondo dell’alpinismo è semplicemente un riflesso della società in cui viviamo. Non è stato facile. Però c’è stato chi ha sempre creduto in me: i miei amici, la mia famiglia e anche, in alcuni casi, chi ho incontrato durante questo percorso e che sono diventati poi amici, con i quali ci si è sempre trattati alla pari, come persone, e questa dovrebbe essere la cosa normale.

Obiettivo guida alpina

Sono estremamente iperattiva, faccio una fatica incredibile a stare ferma, ho sempre bisogno di fare cose, voglio arrivare a sera stanca. Questo inverno avevo gli ultimi esami del corso guide e la mattina mi svegliavo un po’ presto, verso le 5, andavo a fare un girettino con gli sci da alpinismo, di un’oretta, poi mi cambiavo, andavo a fare lezione di snowboard, finivo verso le 3, le 4, e per ultimo andavo a scalare su ghiaccio fino alle 7-7.30. Sono giornate molto piene. Mi piace allenarmi, mi piace scalare e quindi anche se faccio la mia giornata da guida, da maestra di snowboard, comunque dedico il pomeriggio, la sera all’allenamento. In questo percorso ci sono state delle persone chiave per la riuscita di questo sogno. In primis i miei genitori, perché non è così scontato lasciare andare a vivere in un’altra regione la propria figlia a 14 anni, mi hanno sempre lasciata libera di decidere quello che volevo fare. Sicuramente il fatto che io fossi così convinta e appassionata a quello che facevo li ha aiutati, però non era una scelta ovvia. Poi sicuramente il mio migliore amico, con il quale ho costruito chi sono adesso. Prima di essere guida alpina, maestra di snowboard e alpinista sono una persona e quella è la base, e i valori che ho adesso e che porto anche in montagna li ho costruiti insieme a lui.

Ovviamente durante il percorso ci sono state giornate in cui non avevo voglia di allenarmi, perché ero veramente stanca o per qualunque altro motivo, ma l’obiettivo che avevo era talmente importante che bisognava fare certe cose. Io ho un grande talento, che mi riconosco, ovvero sono estremamente determinata ed è la determinazione che mi ha portato a continuare ad allenarmi e ottenere questo risultato. Non ho chissà quale talento naturale. Ovviamente si fanno delle rinunce, non ho avuto la classica vita da adolescente, quella me la sono persa. Non le ho vissute però come tali, perché quello che facevo mi piaceva, non è stato un peso per me, anche se ovviamente ha avuto delle ripercussioni sulla persona che sono adesso. L’arrampicata è sempre stata la mia passione, le ho dedicato tutte le mie energie, ci sono state delle rinunce ma non ho nessun rimpianto. Non vedo l’ora che arrivi domani per iniziare la giornata, non vedo l’ora di iniziare ogni giorno e di vedere quello che succede.

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2 Commenti

  1. Da ciò che dice sembra brava, esprime belle idee, ma non capisco.
    Che guida alpina è ?
    Che alpinismo ha fatto ?

  2. Leggendo la storia di questa ragazza mi sono quasi commosso..BRAVA! Da tempo ormai non mi capitava di incontrare o conoscere persone così determinate e appassionate. Spero sia di esempio ad altri giovani e meno giovani.

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