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Eiger, Mönch e Jungfrau nel tempo record di 13 ore per Hojac e Zurbrügg

Il 12 luglio scorso gli alpinisti svizzeri Nicolas Hojac e Adrian Zurbrügg hanno completato la Swiss Skyline Route, concatenando le cime dell’Eiger (3967 m), Mönch (4110 m) e Jungfrau (4158 m), in sole 13 ore e 8 minuti. Un tempo da record.

Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale dell’impresa, Hojac e Zurbrügg hanno scalato quanto più possibile lungo una linea ideale della cresta est dello Jungfrau, passando per il Mathildespitze. Una variazione rispetto al percorso seguito nel 2016 da Ueli Steck, che aveva evitato un tratto particolarmente impegnativo della cresta, fermando all’epoca il cronometro a 16 ore e 10 minuti. Questa differenza di percorso rende complesso paragonare i due tempi.

Per realizzare l’impresa in tempo record (in media l’itinerario necessita di 4-5 giorni per essere completato) era importante che si palesassero le condizioni ideali per salire la via il più velocemente possibile e in piena sicurezza. L’inverno povero di neve in combinazione con le giornate insolitamente calde di giugno non hanno reso facile la pianificazione. Inizialmente l’idea era di tentare a fine stagione ma ci troviamo in un mese di luglio con condizioni in quota simili a quelle della tarda estate, per cui si è optato per un tentativo anticipato.

Sono partiti all’una di notte dalla Grindelwald Grund e alle prime luci dell’alba erano già sull’Eiger. Tutto è andato secondo i piani e, nonostante sul finale iniziassero ad accusare sonno e stanchezza, sono riusciti a rimanere concentrati per procedere in sicurezza. Alle 14:08 erano alla fermata dell’autobus a Stechelberg, punto di arrivo del percorso.

Per la precisione il tempo impiegato per completare i 30,46 km dell’itinerario (per 4780 m di dislivello positivo) è stato di 13 ore, 8 minuti e 49 secondi. “Salire la via in questo tempo ci rende molto orgogliosi”, hanno dichiarato i due recordmen, felicissimi di questo successo estivo.

Dal Monte Rosa all’Oberland bernese sulle tracce di Ueli

Nel 2020 la cordata svizzera aveva già “inseguito” un record conquistato da Ueli insieme ad Andreas Steindl, ripetendo il concatenamento di 18 cime del massiccio del Monte Rosa oltre i 4000 metri, ovvero Nordend (4609 m), Dufourspitze (4634 m), Zumsteinspitze (4563 m), Punta Gnifetti (4554 m), Punta Parrot (4434 m), Ludwigshöhe (4342 m), Corno Nero (4322 m), Piramide Vincent (4215 m), Punta Giordani (4046 m), Lyskamm Orientale (4527 m), Lyskamm Occidentale (4480 m), Castore (4223 m), Polluce (4092 m), Roccia Nera (4075 m), Gendarme (4106 m), Breithorn Orientale (4139 m), Breithorn Centrale (4159 m), Breithorn Occidentale (4164  m).

Steck e Steindl avevano completato l’impresa nel 2015 in 14 ore e 35 minuti (impegnati nell’ambito del progetto delle 82 Summits), la coppia Hojac-Zurbrügg è stata in grado di concatenare le 18 ufficiali + 2 vette addizionali – Balmenhorn (4167 m) e Felikhorn (4087 m) – in  13 ore e 39 minuti. Anche in questo caso dunque 2 record fondamentalmente non comparabili.

Siamo di fronte a una sorta di competizione tra i due atleti Mammut e il compianto Ueli? Hojac tiene a sottolineare che la verità sia ben differente“Per certo, questo è un nuovo record ma sappiamo tutti perfettamente che Ueli non fosse interessato al tempo nel corso del suo progetto”, chiarisce l’alpinista bernese, evidenziando di non aver affrontato questa nuova avventura sul trittico svizzero con l’intento di comparare il proprio tempo con quello di Ueli ma per sentire “la sua vicinanza, la vicinanza di un buon amico e di un mentore, che purtroppo ha lasciato troppo presto questa terra”. Amico con cui ricordiamo che Hojac abbia messo a segno il record di velocità in team sulla Nord dell’Eiger nel novembre 2015.

“Come disse già Ueli a quel tempo – aggiunge l’alpinista bernese – ‘c’è sempre qualcuno più veloce di te’, quindi sono certo che il nostro tempo verrà battuto un giorno.”

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