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Boom di incidenti in ferrata. Le regole da seguire per divertirsi in sicurezza

Nel corso del weekend le squadre del Soccorso Alpino si sono trovate a intervenire su ferrata in più punti dell’arco alpino. Numerosi gli incidenti occorsi, alcuni con vittime recuperate in gravi condizioni. Nelle scorse settimane si sono registrati anche decessi. Risulta dunque opportuno, con la stagione estiva in avvicinamento e tenuto conto del fatto che quest’anno, tra new entries e riaperture post lavori di manutenzione, il numero delle vie a disposizione sia incrementato, ribadire le regole base per un corretto approccio alle ferrate, che garantisca di divertirsi limitando i rischi.

Malesseri, cadute e attacchi di panico in ferrata

Si riportano di seguito i principali interventi in ferrata, realizzati tra venerdì 20 e domenica 22 maggio.

Nella giornata di venerdì 20 maggio, la Stazione del Triangolo Lariano del Soccorso Alpino è intervenuta, attorno alle ore 17.15, in collaborazione con i Vigili del Fuoco, per due escursionisti, un uomo e una donna, bloccati lungo la Ferrata Sass Tavarac, nel comune di Ponte Lambro (CO). I volontari del Soccorso Alpino dopo averli raggiunti li hanno messi in sicurezza e riportati su un sentiero sicuro, dove poi sono tornati alla loro auto.

Sabato 21 maggio, attorno alle 12.20 il Soccorso alpino di Longarone è stato allertato dalla Centrale del Suem, per un’escursionista che non era più in grado di progredire lungo la Ferrata della memoria, colta da malessere e paura. S.P., 24 anni, di Trieste, che si trovava assieme al compagno poco sopra la scala iniziale, è stata raggiunta da 5 soccorritori saliti dal basso. La ragazza è stata assicurata, aiutata a calarsi e guidata a ritroso fino alla base, da dove è stata poi accompagnata al parcheggio.

Sempre nella giornata di sabato si è verificato l’incidente più grave del weekend. Due scalatori di 53 e 54 anni sono precipitati dalla Ferrata “Contessi” sul Monte Due Mani. Nella caduta l’alpinista posizionato più in alto avrebbe travolto il compagno. Poco dopo le 10.30 sono stati inviati sul posto da Areu – Agenzia regionale emergenza urgenza due elicotteri, decollati dalle basi di Villa Guardia (Como) e Papa Giovanni XXIII (Bergamo). Allertati anche i tecnici del Soccorso Alpino della Stazione di Barzio. Le condizioni dei due sono subito apparse gravi. Il più giovane è stato ricoverato presso l’ospedale di Varese con politrauma e risulta essere attualmente in coma. Il compagno è stato più fortunato, riportando policontusioni. Secondo quanto dichiarato dai soccorritori a Il GiornoNé uno né l’altro erano assicurati alla catena di sicurezza della via attrezzata. Stavano percorrendo la prima parte, che è tra le più difficili”.

Domenica 22 maggio, attorno alle 14 il Soccorso alpino di Arsiero (VI), appena rientrato da un addestramento sul Monte Cengio, è stato inviato dalla Centrale del 118 sulla Ferrata delle Anguane, a seguito della chiamata di un escursionista, il cui amico, dopo essere caduto, non era più stato in grado di proseguire. Dalle prime informazioni del compagno – che era uscito dall’itinerario attrezzato per trovare copertura telefonica – il 35enne di Ponte di Piave (TV), doveva trovarsi nel tratto centrale.

Dato lo scoppio di un violento temporale e il rischio di fulmini, è stato quindi scelto di far partire solo due soccorritori dall’alto e due dal basso, mentre altri sei erano pronti ad intervenire in supporto all’attacco della ferrata. La squadra che risaliva è stata la prima a individuarlo, in un tratto molto impegnativo per esperti. Fortunatamente aveva riportato solo dei graffi, ma era bloccato per il timore, dovuto anche a un probabile lesionamento del kit da ferrata. Assicurato, l’uomo è stato calato con due tiri di corda per 40 metri fino alla base della parete e poi riaccompagnato alla macchina. Da segnalare il fatto che i soccorritori, malgrado il temporale in arrivo e il conseguente pericolo di scariche lungo i cavi, abbiano dovuto dissuadere altri gruppi di escursionisti in procinto di partire.

Non sottovalutare le ferrate

Nell’affrontare una via ferrata è importante seguire una serie di regole, alcune delle quali definibili come universali, valide per qualsivoglia attività in quota, altre più specifiche.

Tra le regole generali, prioritario è valutare attentamente le proprie capacità e i propri limiti. Evitare di scegliere dunque degli itinerari al di là della nostra portata. Nel dettaglio, le ferrate sono identificate da un grado di difficoltà. Risulta opportuno andare letteralmente per gradi, spostando nel tempo la propria asticella della difficoltà assecondando i propri tempi, possibilmente senza saltare step intermedi.

La via ferrata non è un semplice sentiero ma un itinerario dotato di strutture e attrezzature artificiali per facilitare la progressione e fornire sicurezza, e va dunque affrontata con l’attrezzatura corretta. Si procede assicurandosi a una fune metallica (o catena): kit da ferrata (composto da 2 longe, 2 moschettoni e un dissipatore), imbragatura e casco sono pertanto indispensabili. Importante è anche dotarsi di guanti per migliorare la presa, così come di abbigliamento tecnico e scarpe da approach dalla suola di buona qualità.

Per affrontare una ferrata è necessario sapere come affrontarla, ovvero imparare la giusta tecnica di progressione, che prevede come diceva Detassis, di scalare usando prima i piedi poi le mani. Numerose sezioni del CAI e associazioni di guide alpine organizzano annualmente dei corsi preparatori all’attività in ferrata.

Controllare il meteo è un’altra regola universale in montagna, che per le ferrate diventa estremamente importante. Parliamo di un percorso ricco in componenti metalliche che fungono da efficaci parafulmini. Sconsigliato è dunque affrontarle in caso di temporali in avvicinamento. Il meteo avverso rappresenta uno dei maggiori pericoli in ferrata, assieme alla caduta di massi, un evento accidentale, che può essere legato al comportamento scorretto di altri escursionisti in salita o al fisiologico sgretolarsi della roccia, da cui può difenderci il casco.

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8 Commenti

  1. Un flash.
    Definire VITTIME le persone che si fanno male in montagna mi sembra molto sbagliato.

    Penso sia meglio usare termini come questi: incapaci, vanitose, ignoranti, fuoriposto, frustrate, illuse, goderecce, fancazziste,…o se si preferisce lavarsene le mani dire che sono sfortunate, ma non dire vittime se non di sé stesse, e allora ….. forse è meglio soccorrerli senza fretta.

      1. Kian, dico di usare il cervello, non altro……. almeno in montagna dove i pericoli sono tanti….. dico di fare di tutto per obbligare ad usarlo.
        Difficile nevvero !?!?!?! 🙂

  2. Quante volte ho visto persone in abbigliamento da runner affrontare le vie ferrate senza adeguata attrezzatura, come fossero un sentiero qualsiasi su cui migliorare il proprio record di ascesa! Pessimo atteggiamento in primis per loro stessi e la loro vanagloria, ma anche pessimo esempio per i principianti e le nuove generazioni!

  3. A volte dopo un temporale, cadono sassi e tranciano cavo, anche se ispezionato ad inizio stagione. Altre volte il cavo e’ sommerso da neve o ghiaia.
    Quindi bisogna saperne molto di piu’ , avere pure nello zaino una corda ed altri materiali, allenamento. Sconsigliato portare neofiti alla loro prima ferrata su itinerari esposti e acrobatici e lunghi. ..specie se hanno vertigini nel salire una scala da cantiere.Prima informarsi sul web o riviste o testi sulladescrizione e grado didifficoltà.I runners in pantaloncni e cannottierina senza sicure li ho visti pure io..si appendono e tirano a braccia sul cavo.

  4. Una precisazione: Detassis diceva che la prima parte del corpo da utilizzare quando si scala è la testa, non i piedi…

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