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Boschi, zoologi e politici: l’orso in Trentino secondo lo zoologo Andrea Mustoni

In Italia, da qualche anno, si parla molto di orsi. Se pensiamo che, tra l’Abruzzo, il Trentino e le regioni vicine dell’Appennino e delle Alpi il numero totale di plantigradi dovrebbe aggirarsi sui 150 esemplari, l’interesse destato da questi animali stupisce. 

Certo, la vicenda di M49 in Trentino, e quella ancora in corso di Juan Carrito in Abruzzo, hanno tutti gli elementi (giovane età e irrequietezza degli animali protagonisti, vicinanza e quindi pericolo vero o percepito per l’uomo, incertezze della politica nella loro gestione…) per imporsi all’attenzione del pubblico. Oggi sui media italiani, gli orsi compaiono spesso. Purtroppo, però, molti personaggi che ne parlano in televisione, sui giornali e sui social sanno poco di questi meravigliosi animali. Lo stesso vale per i politici, e per molti funzionari pubblici, chiamati a prendere decisioni sulla specie e la sua conservazione. 

Andrea Mustoni, ovviamente, non rientra in questa categoria. Classe 1964, milanese, zoologo e appassionato alpinista, si è trasferito alla fine degli anni Novanta in Trentino per coordinare il progetto Life Ursus, che ha riportato la specie tra le Dolomiti di Brenta e l’Adamello, trasferendo una decina di esemplari catturati in Slovenia, e lavorando per creare le condizioni per il suo insediamento stabile. Il progetto Life Ursus, che si è concluso nel 2004, ha avuto dei momenti difficili, come quando un’orsa (Vida) è stata investita da un’auto sull’Autostrada del Brennero, o quando un’altra (Daniza) è arrivata ad affacciarsi in una pizzeria in vista della sponda trentina del Garda. Ci sono state tragedie, come quando Masun, “un orso schivo e capace di evitare l’uomo” come spiega Mustoni, è stato ucciso “in modo vigliacco, da un bracconiere vigliacco” nei pressi di Bagolino, dopo aver attraversato il confine tra le province di Trento e di Brescia. Complessivamente, però, il Life Ursus è stato un grande successo. 

I veri problemi sono iniziati più tardi, quando gli orsi si sono moltiplicati, i loro incontri con l’uomo sono diventati più frequenti, e per i nuovi amministratori del Trentino la presenza della specie è diventata meno importante di prima. 

Un uomo tra gli orsi

Andrea Mustoni ha parlato più volte con la stampa (incluso chi scrive) quando coordinava il Life Ursus. Più tardi, lavorando per il Parco naturale Adamello-Brenta, non si è esposto con radio, televisioni e giornali sulle vicende di Daniza, di M49 e degli altri orsi problematici del Trentino.  Ora però lo zoologo milanese ha scelto di raccontare la sua storia in un libro. Il suo Un uomo tra gli orsi (240 pagine, 18 euro), pubblicato da Ediciclo, si legge con interesse e piacere, ed è ricco di spunti istruttivi e sorprendenti. Racconta la storia del Life Ursus, e la scelta di vita di uno zoologo che si è trasferito a tempo pieno sul campo, affrontando quasi ogni giorno scelte e decisioni difficili. Le ultime pagine, invece, sono dedicate al futuro dell’orso in Trentino. E qui, senza citare M49 e gli altri animali entrati in rotta di collisione con chi amministra il territorio, Andrea Mustoni spiega al lettore cosa si dovrebbe fare se si ha davvero a cuore un animale così straordinario. 

Un uomo tra gli orsi inizia raccontando cosa è un orso, e perché un ragazzo della Milano bene ha scelto di dedicare la sua vita e il suo lavoro alla natura. Scopriamo che, secondo Mustoni, l’orso è “un affascinante mammifero che ha intrecciato la sua storia con quella dell’uomo, tanto da avere perso l’identità di animale”. Poi l’autore ci spiega le dimensioni, la forza, la meravigliosa struttura della zampa e del naso dell’orso. Il plantigrado “è un magnifico fannullone che cerca sempre di fare meno fatica possibile”, ma anche “un magnifico fifone, capace di attaccare l’uomo quando si sente spaventato o sotto pressione”.

Il progetto Life Ursus

Cuore del libro, come abbiamo già detto, sono i capitoli dedicati al Life Ursus. Si parte con l’elaborazione del progetto, con i primi sopralluoghi in Slovenia, con i mille problemi causati dalla burocrazia dei due Paesi. A chi vuol sapere se su un orso vivo importato in Italia si deve o no pagare l’IVA consiglio di leggere le pagine da 69 a 71. Bella, e tutta da gustare, la parte dedicata alla formazione del team italiano (il veterinario Edoardo Lattuada su tutti), e della costruzione di un rapporto con zoologi e guardiacaccia sloveni delle foreste di Jelen Snežnik e di Mašun, vicini agli italiani per chilometri, ma lontanissimi per mentalità e per cultura. Poi arrivano i momenti dell’azione: le catture, il complicato trasporto degli orsi con i furgoni in Trentino, le liberazioni in Valle di Tovel e in altri siti. Poi il monitoraggio tramite i radiocollari, e le corse a qualunque ora del giorno e della notte per “recuperare” gli animali che si erano messi nei guai. Nei rapporti di Mustoni e dei suoi colleghi con gli esseri umani in Trentino c’è l’incontro con un allevatore in Val Rendena che ha avuto alcune pecore uccise ma rifiuta l’indennizzo perché “ci tiene agli orsi”. E ci sono i primi dissapori con i funzionari pubblici, a Trento e a Roma. 

L’orso oggi

Poi il tono di Andrea Mustoni cambia, e iniziano le considerazioni utili per chi si occupa degli orsi oggi. Da zoologo, ricorda che se la popolazione è messa bene a livello numerico, non altrettanto si può dire a livello genetico perché tutti gli orsi trentini di oggi discendono da cinque femmine e da due maschi sloveni. 

Poi arrivano considerazioni diverse, perché il progetto Life Ursus puntava a riportare l’orso “sulle Alpi Centrali”, e invece la reintroduzione in Trentino non ha avuto seguito. Anche qui, però, “il conflitto sociale tra i pro e i contro lascia l’orso in una situazione ambigua, di ospite poco gradito o solo tollerato”. Al centro del problema, ovviamente, è l’atteggiamento dell’uomo. C’è bisogno di comunicazione, di creare “una cultura dell’orso, di imparare a gestire gli incontri senza mai assumere atteggiamenti di sfida “con urla, braccia alzate, bastoni, spray o sassate”. I cani, e questo è ovvio, vanno tenuti al guinzaglio. Mustoni, in Trentino e in Slovenia, ha avuto degli incontri pericolosi con l’orso. Una sera Daniza, arrivata dalla Slovenia e liberata mesi prima, compare davanti al suo maso tra i boschi di Giustino, in Val Rendena. Lo zoologo capisce subito che l’animale “ha l’aria cattiva”, e ha il pelo arruffato sul collo. Allora cede, abbassa lo sguardo, si allontana lentamente.    

Per lo zoologo, che viva da anni in Trentino, l’orso è “un ambasciatore e una certificazione ambientale” del territorio, o almeno del 60% della Provincia che è rivestito da boschi. Quanto agli orsi problematici, come altri zoologi prima di lui, l’ex-coordinatore del Life Ursus non ha peli sulla lingua. La cattura, seguita dall’ergastolo” non funziona, e l’unica soluzione è l’abbattimento. Spero che il ‘partito dell’orso’ vinca, e che dalla sensibilità si passi all’amore vero” conclude Mustoni. “La sopravvivenza dell’orso bruno sulle Alpi Centrali è legata all’habitat politico, non soltanto biologico”. Lo sappiamo da anni, ben prima che M49 iniziasse le sue scorribande verso malghe e pollai. E’ importante, però, che a ribadirlo sia un grande esperto di orsi.     

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