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Meridiani Cammini ci porta in viaggio lungo il cammino di Sant’Antonio

È in edicola la nuova monografia di Meridiani Cammini che ci porta sulle orme di Fernando Martins de Bulhões, noto come Antonio da Lisbona, e diventato poi Sant’Antonio di Padova, città dove morì nel 1231.

Il Cammino di Sant’Antonio percorre le tappe del cammino che collega i principali luoghi italiani di accertata presenza del santo di Padova, dai santuari antoniani di Camposampiero in Veneto fino a quello della Verna in Toscana, attraverso l’Emilia- Romagna e gli Appennini in 22 tappe e 430 km. Un viaggio che può essere percorso anche per singoli tratti, a piedi o in bicicletta, alla scoperta di un’Italia al di fuori delle direttrici di traffico più battute.

A presentarci il numero “Il cammino di Sant’Antonio” il direttore Walter Mariotti.

Parola al direttore

Nel leggere la biografia di Antonio, direttamente e (più spesso) indi- rettamente protagonista di questo racconto di cammino, c’è una cosa che stupisce. Addirittura più dell’aura di santità che circonda ogni memoria documentata su di lui (miracoli, folle oceaniche alle sue prediche, capacità di porsi come interlocutore di vari potenti del tempo, quando contava più la spada della capacità oratoria, per capirci…). Ed è la quantità di chilometri che ha percorso nella sua vita. Breve, brevissima vita, se si considera che torna tra le braccia del suo Signore a soli 36 anni. Un santo in continuo movimento, pur in un’epoca – siamo al principio del XIII secolo – nella quale la rivoluzione Rinascimentale dell’Europa delle corti è ancora di là da venire, e viaggiare significava mettersi in cammino a piedi o su qualche tipo di cavalcatura, affidandosi sostanzialmente al destino, o alla forza di volontà.

Antonio viene da lontano. Nasce e cresce a Lisbona (il suo nome è Fernando Martins de Bulhões), famiglia aristocratica e benestante. Da giovanissimo sente la vocazione e va in convento, a Coimbra. Dati i natali, la sua carriera pare assicurata, abate, o magari una porpora cardinalizia, chi lo sa. Attraverso le infinite risorse della Provvidenza, però «incontra» il fascino del viaggio. E lo incontra nelle figure di cinque frati francescani della prima ora, Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, che nel 1219 Francesco in persona aveva mandato in missione in Marocco, per convertire i musulmani d’Africa. Il viaggio dei cinque passa appunto per Coimbra, Fernando li incontra, rimane conquistato dalla forza che emana dal saio francescano e dalla missione evangelizzatrice che contiene. E così si mette in cammino. Cammino spirituale (entra nell’Ordine del poverello di Assisi), e cammino fisico. Parte a sua volta per l’Africa, contrae una malattia non meglio specificata, si reimbarca per l’Europa, fa naufragio sulle coste siciliane. Dalla Sicilia inizia la sua risalita attraverso l’Italia, camminando e predicando, fino ad arrivare ad Assisi, dove nel 1221 incontra Francesco e partecipa al Capitolo Generale. Capace, carismatico, l’Ordine investe su di lui. Viene mandato a predicare e a far proseliti un po’ in tutta la Francia, torna in Italia dopo cinque anni e viene destinato a Bologna, poi a Forlì, quindi a Padova.

Il cammino che oggi percorriamo è un ritorno a questi luoghi dell’Italia centro-orientale battuti in un continuo andirivieni dai suoi sandali e dalle sue parole. Parole in movimento, prediche lungo il sentiero, o arrampicato su un noce, per farsi sentire dalla folla numerosa. Il simbolo di un «andare» che contiene sempre una missione, una fede (che la si voglia scrivere con la maiuscola o con la minuscola, è questione solo personale). Così dovrebbe essere, ogni volta che ci si mette in cammino…

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