Ambiente

Il Parco del Denali rischia di perdere l’unica via di accesso a causa dei cambiamenti climatici

Il Parco Nazionale del Denali, in Alaska, rischia di perdere quella che risulta essere l’unica via di accesso a causa dei cambiamenti climatici, che stanno profondamente alterando il paesaggio. Si tratta di una via di montagna, lunga circa 150 km, costruita tra il 1923 e il 1938, che attraversa diversi passi prima di terminare presso il campo minerario di Kantishna, nella parte occidentale del Parco. Il percorso è risultato sicuro per circa un secolo, in virtù della relativa stabilità dei versanti. Ma qualcosa sta cambiando. 

Vi è difatti un punto delicato, circa a metà della via (identificata con il miglio 45.4 – km 73), nella zona denominata Pretty Rocks, non distante dal Polychrome Pass, in corrispondenza del quale, al di sotto della strada, è presente un “rock glacier”, ovvero una forma intermedia tra permafrost e ghiacciaio. In parole povere, circa 90 metri di strada giacciono su un ammasso di rocce e ghiaccio che si muove come un fluido unico. Il surriscaldamento globale sta causando una accelerazione nello scivolamento di tale massa, e di conseguenza un trasporto verso valle anche di una porzione della strada stessa.

Lo scorso agosto, come riportato dal Washington Post, il Parco è stato costretto a chiudere la via dal miglio 43 in poi, costringendo a una costosa evacuazione dei lodge situati dall’altro lato. Di norma la strada viene chiusa a partire dal miglio 30 (in corrispondenza della Teklanika Rest Area) a partire da metà settembre, ma quest’anno la stagione estiva è in sintesi terminata prima del previsto per colpa dei cambiamenti climatici.

“Il cambiamento climatico sta portando il permafrost a sciogliersi, e questo ha determinato un imprevedibile accelerazione nel movimento del suolo verso valle nella zona di Pretty Rocks, una condizione senza precedenti nella storia della strada del Parco” – la dichiarazione di Don Striker, soprintendente del Parco – . Stiamo lavorando attivamente con la Federal Highway Administration e altri partner per trovare una soluzione a lungo termine che assicuri l’accesso all’area di Pretty Rock e al Polychrome Pass.” 

Di fronte allo scenario di un versante in continuo scivolamento, la scelta delle autorità è stata di prolungare la chiusura oltre il miglio 43 anche nel corso dell’estate 2022.

Un ponte per superare la frana

Quale sarebbe la soluzione su cui sta riflettendo il Parco? Costruire un ponte per bypassare il tratto instabile, il cui costo ammonterebbe a circa 53 milioni di dollari.

Qualora venisse anche approvato di stanziare tale somma da parte del Congresso, saranno necessari anni per realizzare l’opera, e nel mentre parte del Parco resterà sostanzialmente inaccessibile tramite bus. Con ovvie conseguenze sull’economia turistica locale.

Tra l’altro, non è soltanto il Parco del Denali a soffrire del cambiamento climatico e a rappresentare oggi un rischio per l’economia dell’Alaska. Anche la Trans-Alaska Pipeline, uno dei più grandi oleodotti al mondo, è un osservato speciale. Il suo lungo percorso è infatti interessato dallo scioglimento del permafrost e da sempre più frequenti alluvioni, con frequente necessità di interventi onerosi sul territorio. Un altro esempio di conseguenza dei cambiamenti climatici sull’economia locale è dato dal rapido declino del numero di granchi reali presenti nel mare di Bering.

Un evento prevedibile

Sappiamo bene che le frane siano eventi improvvisi, ma talvolta è possibile identificare delle avvisaglie. Questo è il caso della via di accesso al Parco del Denali. La strada non è venuta giù in maniera imprevedibile questa estate. L’area di Pretty Rocks non ha destato particolari preoccupazioni finora, ma non si può dire che sia stata totalmente quieta nel corso dei decenni passati.

“Frane si sono verificate nella zona di Pretty Rocks fin dagli anni Sessanta – si legge sul sito del Parco – e non possiamo escludere che si verificassero anche prima della realizzazione della strada, ma fino al 2014 c’è stata necessità al massimo di qualche intervento di manutenzione ogni 2-3 anni”.

Nel 2014 ecco che la situazione inizia a farsi allarmante. La velocità di scivolamento del tratto di versante interessato dal passaggio della strada del Parco, ha iniziato ad aumentare. Nel 2016 è stato avviato un programma di monitoraggio. Prima del 2014 la frana si muoveva a una velocità di qualche centimetro l’anno. Nel 2017 si è arrivati a qualche centimetro al mese, nel 2018 a settimana, nel 2019 al giorno. Nel 2021 si è toccato il valore di 1,5 cm l’ora.

Nelle precedenti stagioni turistiche, in una sorta di gara di velocità tra uomo e natura, si è cercato di mantenere stabile il versante in corrispondenza del passaggio della strada portando camionate di ghiaia. Anche quest’anno si è provato a intervenire secondo la stessa modalità nelle prime settimane della stagione turistica, ma la velocità di slittamento del terreno è risultata così alta da rendere i tentativi di “riempire” il buco generato dal franare continuo del tratto stradale, totalmente infruttuosi. Si è così optato per la chiusura.

Tra frane e tempeste

La necessaria chiusura della strada è stata disposta nei giorni precedenti all’imminente arrivo di una tempesta di neve sulla zona. La sommatoria dei due elementi ha portato i proprietari dei lodge oltre il miglio 43 a ritenere opportuna una quanto più rapida evacuazione degli ospiti.

“Li abbiamo informati durante la colazione, dicendo che in 45 minuti avrebbero dovuto recuperare tutte le loro cose”, ha raccontato al Washington Post Simon Hamm, co-proprietario del Camp Denali lodge, costretto a evacuare 30 ospiti.

La chiusura anticipata ha comportato una perdita da parte dell’industria dei lodge di circa 250.000 dollari di incasso, oltre a elevate quantità di cibo inutilizzato e alla necessità di mandare a casa prima del tempo i lavoratori stagionali.

140 punti a rischio frana

Quel che preoccupa maggiormente gli scienziati è che Pretty Rocks non rappresenti l’unico punto instabile della via di accesso del Parco. Il ponte che si intende realizzare potrebbe risolvere un problema, ma nel mentre, nell’impossibilità di frenare gli effetti del cambiamento climatico, potrebbero iniziare a franare altri punti.

Sono stati identificati circa 140 hot spot a rischio, da monitorare accuratamente. Il “colpevole” è il permafrost in fase di scioglimento. Come spiega il Parco “il permafrost è un elemento difficile da osservare e mappare in maniera diretta. Sappiamo che si estenda su circa l’80% del territorio dell’Alaska ed è anche riconosciuto come uno dei segni vitali di un ecosistema salubre nei parchi nazionali. Dobbiamo immaginarlo come uno strato attivo che in superficie va incontro a scioglimento in estate e congelamento in inverno. Si tratta di un elemento critico per l’ecologia e l’idraulica, in quanto accoglie le radici delle piante e agisce da acquifero stagionale.”

“Il permafrost è vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, come il surriscaldamento globale – prosegue . Lo scioglimento del permafrost rappresenta il maggior disturbo, secondo soltanto agli incendi, delle foreste boreali, che rappresentano una importante riserva di carbonio. La maggior parte del permafrost del Denali è a 1-2°C dallo scioglimento. Ma è sufficiente un lieve surriscaldamento per determinare una destabilizzazione dell’intero strato di permafrost, con ingenti conseguenze su paesaggio, idrologia, distribuzione della vegetazione, animali selvatici dell’Alaska. Il permafrost più superficiale del Parco si stima che possa diminuire fino a un 6% della massa attuale entro il 2050, raggiungendo un valore dell’1% entro il 2090″.

Uno scenario apocalittico quello fornito dai modelli previsionali. Entro un secolo il Parco del Denali sarebbe destinato a cambiare totalmente aspetto. Il permafrost resterebbe stabile esclusivamente in ristrette aree sui versanti esposti a Nord delle vette più elevate.

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Un commento

  1. Non tutti i mali vengono per nuocere. (lo penseranno i gestori di trasporti in aereo o elicottero..o anche ridotta frequentazione.)

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