Rifugi

Smartrekking. Il lavoro agile sale in rifugio

Lo smart working, la forma di lavoro agile cui gran parte di noi ha dovuto abituarsi nel corso della pandemia del Covid-19 ha portato alla ricerca di un punto di incontro tra l’esigenza di non abbandonare la propria postazione di lavoro “domestico” e la necessità di cambiare aria, di cercare una breve fuga da una quotidianità limitante in spazi aperti. Sono fiorite così numerose iniziative, a bassa e alta quota, per unire lavoro e natura. Di particolare interesse degli appassionati di montagna è senz’altro la nascita del concetto di smartrekking.

Cos’è lo smartrekking?

Si tratta di un nuovo stile di vita che unisce smart working e trekking, fondato sulla possibilità di usufruire in molteplici rifugi, baite, alpeggi e borghi arroccati sulle montagne italiane, di banda larga. Una premessa che fa già ben comprendere, date le difficoltà di connessione presenti in gran parte delle Terre Alte (in alcune aree anche il segnale telefonico latita e la banda larga al momento è utopia), quanto tali iniziative siano necessariamente localizzate in alcuni spot montani.

Come il rifugio diventa “ufficio”

Accanto alla necessità primaria di idonea velocità di connessione, come dichiarato al portale Italia Circolare da Mario Fiorentini, presidente dell’Associazione Gestori di rifugi alpini, nonché gestore del Città di Fiume, in un rifugio che voglia fungere anche da sede temporanea di lavoro, è opportuno che, al di là del collegamento e dei gigabyte, “la struttura sia adatta, servono camere dedicate a chi si ferma per, magari, camminare al mattino e lavorare al pomeriggio.”

Certo lavorare in rifugio in piena stagione turistica non è l’ideale. Ecco perché l’idea dello smartrekking si presta maggiormente alle stagioni di minor flusso.“L’autunno sarebbe ideale per tutti i rifugi, anche i più piccoli – aggiunge Fiorentini – . Con questa modalità di frequentazione si può offrire un’opportunità diversa, un servizio accessorio, destagionalizzando”.

Lo smartrekking si va così ad aggiungere alle innumerevoli iniziative che da anni fioriscono nei rifugi, rendendoli non solo punti di appoggio e ristoro ma anche poli culturali, in cui vengono organizzati incontri seminariali, presentazioni di libri, eventi musicali etc.

La lista delle strutture in quota pronte a ospitare smartrekkers è in continuo aggiornamento sul gruppo Facebook “Smartrekkers”, coordinato da Nicola Cortesi. Nella sezione discussione è possibile trovare la mappa con indicati tutti i rifugi e strutture montane dotate di free WiFi/4G. “La Lombardia si conferma la regione con la più alta densità di rifugi con free wifi, eccetto un bel “buco” in corrispondenza del gruppo dell’Adamello – si legge – . Nelle Dolomiti invece, le zone con più rifugi con free wifi sono quelle del Pelmo, del Civetta e del Catinaccio. Sono totalmente assenti nel gruppo delle Odle, delle Dolomiti di Sesto e sulla Marmolada. In Piemonte ed in Val d’Aosta, infine, i rifugi sono disposti soprattutto vicino al confine con la Francia e la Svizzera.”

Con riferimento specifico ai rifugi, vediamo quali siano le strutture ufficialmente pronte ad accogliere lavoratori agili d’alta quota.

Rifugi italiani per smartrekkers

  • Rifugio Toesca (1710 m), località Pian del Ròc, Bussoleno (TO)
  • Rifugio Viperella (1806 m), Filettino (FR)
  • Rifugio Pietro Crosta (1751 m), località Solcio, Varzo (VCO)
  • Rifugio Zoia (2021 m), località Campo Moro, Lanzada (SO)
  • Rifugio De Gasperi (1767 m), Prato Carnico (UD)
  • Rifugio Fontana Mura (1726 m), località Alpe Sellery Superiore, Coazze (TO)
  • Rifugio Selleries (2023 m), località Alpe Selleries, Roreto Chisone (TO)

Alte Vie dello Smart Working

Da segnalare è che, dalla collaborazione tra rifugi, stiano nascendo anche le cosiddette Alte Vie dello Smart Working. La prima è nata in Lombardia.

Come si legge sul gruppo Smartrekkers, “l’Alta Via si snoda lungo un percorso di 65 km e 3850 m di dislivello, ed è costituita da cinque tappe, che collegano Vercurago (Lecco) a Morbegno (Sondrio), entrambi in Lombardia. Non è un trekking particolarmente lungo o impegnativo, ma è concepito per percorrerlo durante tre fine settimana consecutivi, lavorando dai rifugi durante i giorni feriali intermedi, con ufficio vista Alpi. Si parte di sabato e si ritorna di domenica dopo due settimane, senza mai scendere dalle montagne per 16 giorni di fila! I rifugi in cui si soggiorna (Marchett, Cazzaniga-Merlini, Ratticassin, FALC) sono gli unici nella zona che dispongono di banda larga e/o 4G per poter essere sempre connessi. Il primo rifugio (Marchett) non è dotato di wifi e gli unici operatori che prendono sono TIM e Iliad, dunque è gioco forza passare ad una di queste due compagnie per poter lavorare sull’Alta Via.”

Da una iniziativa del Rifugio Crosta e dei Rifugi dell’Ossola è nata  invece la prima Alta Via dello Smart Working del Piemonte: cinque tappe lungo l’Alta Via dell’Ossola Nord (parte anche del GTA e del Sentiero Italia), con possibilità di lavorare da alpeggi con wifi e 4G. Molti altri progetti di cammini e Alte Vie dello Smart Working sono in cantiere. Potete trovare qualche anticipazione sempre sul gruppo FB.

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6 Commenti

  1. lo smartworking, che poi di “smart” non ha proprio un bel nulla, sarà a lungo termine una delle eredità peggiori che questa pandemia ci lascerà!

  2. Sinceramente certi posti, come i rifugi, penso sia solo un bene che non ci sia internet… Una volta che c’è segnale telefonico nel caso di problemi per il resto è tutto superfluo… Buona cosa è il Wi-Fi per il gestore e chi ci lavora.

  3. Il grande reset vuole lo smart working che altro non è che un cottimo mascherato e ne vedremo il risultato. Sarebbe ora di smetterla di appoggiare questa “deriva” che confonde il tempo del lavoro con il tempo libero e ne mescola i luoghi per trarre in inganno.

  4. Sarò di altri tempi, ma ho sempre collegato il verbo lavorare con i verbi sudare e fare fatica.
    Quello che viene chiamato smart-working non è altro che smart-creareproblemiaglialtri per poi risolvergleli. L’umanità ne farebbe a meno e ne sarebbe felice.

  5. Signori io non ci capisco più niente! Solo 2 stagioni fa Montagna.tv riportava la lodevole iniziativa di essere ospitati gratuitamente in alcuni rifugi dolomitici a patto di lasciare a casa smartphone e social. Oggi, sempre per la stessa zona geografica, si reclamizza la possibilità di connessione h24 in free wifi per poter stare seduti in rifugio dietro allo schermo del PC. Rimango basito di fronte a iniziative tanto contrastanti fra loro.

  6. Certo che dover stare con gli occhi fissi ad un monitor con attorno un panorama cosi’ , deve richiedere uno sforzo potente di volonta’. Se poi il lavoro e’poco creativo, da travet,,ancora peggio.,,sopportabile se
    schermati da una tenda…basta che entri solo l’aria .

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