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Picozzata: mercanti di alpinismo

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Qualche cenno, qualche balbettante dubbio e poi il nulla. Le spedizioni commerciali imperversano e loro, le sacre barbe ascetiche, i presunti custodi dell’etica e del santuario della montagna, nulla.

Come acqua fresca, migliaia di turistalpinisti delle “spedizioni commerciali” impestano le più o meno sacre cime dell’Himalaya e del Karakorum, truppe ossigenate accompagnate da “portantini”, sherpa o hunza che calpestano le vette non solo in onore di una cultura da “bar sport” che non sa o non vuol sapere che lì, prima, c’erano le divinità di altri popoli, ma anche in antitesi con la cultura dello “sport”, l’alpinismo, che pretenderebbero di praticare e che di storia vanta solo un paio di centinaia d’anni. E loro zitti, o quasi.
 
La verità è che tra queste truppe commerciali, per anni e ancor più ora, si sono intrufolati i cuginetti e i nipotini delle suddette barbe, spesso fingendosi “piccoli gruppi individuali”. Certo lo fanno per evitare la fatica di organizzare spedizioni proprie, per risparmiare qualche soldino, e nel contempo per poter salire sugli amati ottomila e farne collezione.
 
Nulla tragico per carità, qualche incoerenza però… Forse le vituperate “spedizioni”, grandi o piccole che siano, andrebbero organizzate gestite e regolate in proprio, assumendosene la responsabilità, tanto per salvaguardare lo spirito e forse anche l’ambiente.
 
Se poi i “mercanti di alpinismo” sono gli sponsorizzati, cioè quelli che sanno raccogliere soldi da privati e enti pubblici per realizzare i propri progetti, allora “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Già perché coloro che si strappano le vesti e con disprezzo additano gli altri quali “mercanti di alpinismo”, spesso hanno chiesto e ottenuto sponsorizzazioni, hanno aderito con piacere ai desiderata di loro fornitori ufficiali, hanno ottenuto contributi da enti pubblici sostenitori.
 
Se poi invece l’epiteto voluto, malevole di “mercante”, è indirizzato a coloro che hanno lordato la loro “nobile” passione trasformandola in attività professionale, la compagnia è così nobilmente nutrita di alpinisti, scienziati, giornalisti, cooperanti, promotori di cultura e musei da renderla appetibile e interessante.
 
Chi si sente migliore e talvolta lo è, dovrebbe evitare di criticare il prossimo con maldestre e ideologiche generalizzazioni. Trattandosi poi talvolta di persone di indubbia cultura, dovrebbero ricordare che il commercio e i mercanti sono stati e sono l’anima propulsiva del mondo, e considerare con un tantino di umiltà che nel “tempio” della montagna di fedeli non ne rimarrebbe uno, se cacciassimo indistintamente tutti i mercanti.
 
P.S. Karl Unterkircher e compagni rientrati in Italia dalla spedizione al Mount Genyen hanno confermato di aver rispettato credenze e desideri dei monaci che lì abitano e ritengono sacra quella montagna. Attendiamo sempre di leggere le scuse (non le chiacchiere) di chi ha accusato questi bravi e attenti alpinisti di “sacrilegio”.

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