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Camoscio appenninico nel PNALM. Dati positivi dal censimento 2020

Come ogni gennaio, arrivano dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise i risultati del monitoraggio annuale sulla popolazione del camoscio appenninico entro il territorio dell’area protetta. Al pari del 2019, anche per il 2020 la popolazione si è mostrata nel complesso stabile e in equilibrio. Di seguito il comunicato del Parco.

Il camoscio appenninico, un endemismo da proteggere

Come ogni anno, in estate e in autunno il personale del Servizio Scientifico e del Servizio di Sorveglianza del Parco è stato impegnato a portare a termine il monitoraggio della popolazione di camoscio appenninico all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Il camoscio appenninico è un endemismo dell’Appennino Centrale, un animale unico al mondo che ha seriamente rischiato l’estinzione nel secolo passato. Grazie alla fondamentale azione di protezione e tutela del PNALM è stato possibile salvare questa meravigliosa specie, anche a seguito di alcune importanti operazioni di reintroduzione avvenute a partire dagli anni ’90 nei massicci della Maiella, del Gran Sasso, dei Sibillini e del Sirente-Velino.

Nonostante negli ultimi anni la popolazione di camoscio conti circa 3500 individui in tutto l’Appennino, questa sottospecie non è ancora uscita dal rischio di estinzione e per questo continua a essere protetta da numerose leggi e normative, nazionali ed europee.

Proprio in virtù del suo valore conservazionistico, il PNALM svolge ogni anno monitoraggi sul camoscio che sono fondamentali per definire il numero minimo certo degli individui, registrare le fluttuazioni annuali, evidenziare alcune criticità nella popolazione e soprattutto analizzare i trend demografici nel lungo periodo.

Il monitoraggio del camoscio si svolge attraverso le conte in simultanea degli animali: questo metodo permette di determinare il numero minimo di individui presenti in un’aera distinti per sesso ed età e di acquisire alcuni parametri di popolazione molto importanti come gli indici del successo riproduttivo (numero di capretti/sul totale della popolazione) e quelli di sopravvivenza al primo anno di vita (numero di capretti che superano il primo anno di vita).

I dati raccolti e analizzati nel 2020 non si discostano molto da quelli degli anni precedenti e ci descrivono nel complesso una popolazione stabile e in equilibrio, con parametri vitali tipici di una popolazione storica. Ma, in alcuni settori del Parco, però sono stati registrati anche parametri di popolazione particolarmente dinamici.

Nel settore del massiccio del Marsicano negli ultimi anni è stata registrata una crescita esponenziale dei branchi, con tassi riproduttivi molto più elevati rispetto al resto della popolazione. Proprio con l’obiettivo di meglio comprendere queste dinamiche, il Parco negli ultimi anni ha raddoppiato le giornate dedicate ai conteggi in modo da estendere il monitoraggio anche nelle aree di recente colonizzazione del camoscio.

La ricolonizzazione e la rapida crescita osservata sul monte Marsicano, la stabilità della popolazione nei settori storici dell’areale, la disponibilità di habitat idonei, nel Parco e nella sua area contigua, mostrano l’importanza delle azioni di conservazione intraprese in questi anni. Fra queste la riduzione al minimo delle fonti di disturbo nei periodi più delicati della vita del camoscio. Una azione che il Parco porta avanti con le restrizioni temporanee sull’utilizzo di alcuni sentieri, una limitazione necessaria per salvaguardare questa specie unica, simbolo vero dell’Appennino Centrale.

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