Turismo

Ruspe in arrivo sul Terminillo? Approvato il progetto TSM2

La Regione Lazio ha approvato il TSM2, la seconda (o terza) versione del progetto Terminillo Stazione Montana, che prevede di realizzare sul versante settentrionale del massiccio, in larga parte integro, 17 nuovi impianti di risalita e 37 chilometri di nuove piste da discesa. Sono previsti anche rifugi, bacini per l’innevamento artificiale e altre opere.

La notizia, che era nell’aria da tempo, è arrivata il 31 dicembre. Ad annunciarla, sui social e sui media sono stati politici locali come Daniele Sinibaldi, vicesindaco di Rieti, e vari esponenti del PD, il partito di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio.

Il primo a dare l’annuncio è stato Paolo Trancassini, oggi deputato di Fratelli d’Italia, e grande promotore del progetto quando era sindaco di Leonessa, nel cui territorio è gran parte degli interventi previsti. Poco dopo è stato diffuso il documento ufficiale, della Direzione Politiche Ambientali della Regione.

In situazioni come questa bisogna essere onesti, e il primo commento da fare è che, intorno al TSM2, a Rieti e dintorni, si è creato uno schieramento importante. Accanto ai partiti di centrosinistra e centrodestra, al potere rispettivamente alla Regione e al Comune, si sono schierati i sindacati, che sperano nel rilancio di un territorio dove la crisi ha colpito duramente, e al quale il terremoto del 2016 ha dato una mazzata ulteriore.

A opporsi al TSM2, dall’inizio, sono state una dozzina di associazioni ambientaliste, con in testa il CAI e il WWF. A maggio, però, il circolo di Rieti di Legambiente si è schierato a favore del TSM2. Una scelta che sorprende, dato che trent’anni fa Chicco Testa ed Ermete Realacci, i fondatori dell’associazione, hanno avuto un ruolo importante nella nascita della nuova Italia dei Parchi, e nello stop ai progetti di manomissione dei Sibillini, dei Monti della Laga, del Gran Sasso e del Pollino.

Le incongruenze del TSM2

Con altrettanta onestà vanno sottolineate le incongruenze del progetto. La prima riguarda il clima, perché le forti nevicate di questi giorni sono un episodio, ma dal 1958 ad oggi, sul Terminillo, la stagione potenzialmente sciabile dura in media un giorno di meno ogni anno.

Un problema ancora più serio riguarda i conti del TSM2. Secondo gli estensori del progetto, il costo previsto è di 50 milioni di euro, 20 dei quali già impegnati dalla Regione. Per gli altri 30 si attendono dei privati ancora sconosciuti, e sui quali è legittimo avere qualche dubbio, dato che il business dello sci, soprattutto sull’Appennino, è tutt’altro che redditizio.

Se si dà un’occhiata al progetto, si capisce che i 50 milioni, se pure saranno raggiunti, potrebbero difficilmente bastare, e che il totale potrebbe arrivare a 100 milioni. Il rischio è che si inizi a tagliare boschi e a sbancare pendii senza nemmeno inaugurare la nuova stazione sciistica.

Un altro punto debole del progetto sta nelle previsioni di un enorme afflusso di sciatori verso il “nuovo” Terminillo. Il documento della Regione Lazio accoglie senza fare obiezioni la stima di un numero di visitatori compreso tra i 260.000 e i 310.000 ogni inverno. Cifre gigantesche, che presuppongono degli inverni ricchi di neve, e soprattutto la fuga degli sciatori romani da Campo Felice e da Ovindoli, che le autostrade per l’Abruzzo rendono meglio accessibili del Terminillo.

Anche le cifre sulle nuove possibilità di lavoro, con stime fino a 4500 nuovi posti, sembrano poco attendibili. La parte economica del documento, si conclude con l’incredibile frase “non si fornisce alcuna garanzia per la veridicità, l’accuratezza e la completezza delle informazioni”.

Leggendo il documento della Regione Lazio, si scoprono altri errori, come l’indicazione delle skiweg (le stradine sciabili che collegano le piste da discesa) come strutture per lo “sci nordico”.

Dopo aver riconosciuto che gli interventi previsti ricadono nelle Zone di Protezione Speciale dei Monti Reatini, del Monte Terminillo e del Bosco di Vallonina, i funzionari regionali se la cavano vietando l’utilizzo dei nuovi impianti di risalita in estate, quando i danni alla fauna e alla flora potrebbero essere maggiori. Si dispone anche che i 18 ettari di faggeta, da tagliare per far posto a impianti e piste, vengano sostituiti da “rimboschimenti compensativi” di cui non è indicata l’ubicazione.

Nel documento, però, non si parla del danno alla bellezza del Terminillo causato dalla realizzazione delle nuove opere. Forse a Via della Pisana non lo sanno, ma il fascino di una faggeta integra ha poco a che fare con quello del medesimo bosco traversato da una seggiovia e da una pista.

Gli interventi del TSM2, inevitabilmente, renderanno il Terminillo meno interessante per gli escursionisti, gli scialpinisti, gli appassionati della mtb, i percorritori dei cammini di San Benedetto e San Francesco che s’incontrano sul massiccio. La loro diminuzione dovrebbe rientrare nelle stime sull’afflusso, ma questo calcolo non è stato fatto.

Cosa succederà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi?

Dall’inizio di dicembre, grazie alle copiose nevicate, l’aggressività via social dei tifosi del TSM2 contro qualunque voce critica è cresciuta, raggiungendo dei toni sgradevoli. L’architetto Fabio Orlandi, uno dei promotori del progetto, se n’è dissociato pubblicamente.

E’ presto per sapere se, nel prossimo futuro, arriveranno nuovi ricorsi contro il TSM2. Certamente ci saranno altre manifestazioni, come quelle organizzate in estate e in autunno dalle sezioni CAI di Leonessa e del resto dell’Italia centrale.

Sarebbe interessante che, dopo le prese di posizione dei suoi organismi tecnici, la Regione e il suo presidente Zingaretti si esprimessero sul futuro delle montagne del Lazio. Nel programma elettorale del 2018, il presidente indicava la “green economy” come “una delle direttrici strategiche della nostra azione”, e parlava di “Parchi capaci di attirare nuovi turismi”. Cosa ci sia di “green” nel TSM2 è difficile da capire.

Tra le righe del documento della Direzione Politiche Ambientali, s’intravede una possibile soluzione di compromesso. La DPA indica “17 impianti obsoleti o dismessi”, molti dei quali “in stato di totale abbandono”, che sono quindi “elementi di forte degrado ambientale”. Più volte, nel documento, si afferma che la bonifica dei piloni abbandonati, e la loro sostituzione con impianti funzionanti, deve avere la priorità sugli altri interventi.

Se, com’è probabile, i fondi a disposizione saranno meno di quelli annunciati, si può pensare che il TSM2 potrebbe fermarsi a questo punto. Sarebbe una soluzione utile per gli albergatori e i maestri di sci che chiedono il rilancio del Terminillo, e che potrebbe essere accettata anche dal mondo ambientalista.

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7 Commenti

  1. E vai!!!! Ennesimo carrozzone da mantenere. Ma non si parla di green economy? Certo certo si parla e basta!! Quando poi non ci sara’ piu’ neve e/o soldi per andare a sciare, tutti a piangere e chiedere sussidi al governo di turno. Ha ragione Mauro Corona, nemmeno la pandemia cambiera’ la testa della gente, finita la disgrazia…..tutto come e peggio di prima!

  2. Difficile che, con un “riconoscimento” che attualmente si aggira sopra il 10% (anche per la manutenzione delle aiuole delle rotonde stradali), le “forze” politiche, sindacali e quant’altre facciano dei ragionamenti morali o ecologici.
    Un esempio: per pagare le tasse agli enti statali ora dobbiamo pagare anche il sistema statale dei pagamenti, versando 1 o 2 euro, mentre prima della “integrazione” si pagava di meno o niente.
    Sui media si legge che ora qualche partito chiede il 15% ai suoi nominati in strutture pubbliche e non.
    Basta guardare il casino in parlamento per i soldi europei che il governo vorrebbe sotto controllo.
    Va così, non dobbiamo meravigliarci.
    Stiamo troppo bene in generale.

  3. Congratulazioni ai diversi promotori,che si riempiono la bocca sotto elezione con la Green economy e poi sono i primi a cementificare e devastare i territori… 20 milioni di euro stanziati dalla Regione,quindi a debito pubblico e i restanti?? Ah,gia’, ma il motto di questi (im)prenditori é :cominciamo i lavori e poi se i soldi non bastano vedremo..

  4. che schifo sti mentecatti che magari sciano pure come delle foche come se non bastassero impianti che ci sono a dozzine e vogliono distruggere ancora ambienti irripetibili.
    dalle mie parti stanno provando col collegamento cervinia-alagna sfasciando la valle cime bianche e si sono dati un nome “cervino moterosa paradise” assurdo, mentecatti appunto e nella politica della valle d’aosta ci sono infiltrazioni mafiose, interessi potere denaro e sempre cemento. opporsi

    1. Infiltrazioni mafiose?!!!! La valle e’ stata commissariata perche’ TOTALMENTE in mano alla n’drangheta!

  5. Interessante leggere cosa pensino di fare i politici grazie al covid, su come si propongano di usare i finanziamenti per il “rilancio dell’economia nazionale”.
    A Castione, un paese turistico bergamasco, pensano di costruire un impianto che colleghi il monte Pora dove ancora si scia con il paese, così si eviterebbe di dover salire in 15 minuti d’auto ai parcheggi, però dovrebbero realizzare parcheggi anche in basso dove è pieno di seconde case …… poi magari una lunga pista nel bosco…. ovviamente tenendola innevata artificialmente……
    Quante “belle” cose !

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