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Monte Rosa. Un portale web per monitorare da casa lo stato di salute dei ghiacci

La Capanna Margherita e il candido panorama che la circonda ci hanno accompagnato per tutto l’arco di questo anno complicato, grazie alle meravigliose immagini diffuse con costanza da Rifugi Monterosa. Una bellezza, quella delle nevi del Rosa, che a causa dei cambiamenti climatici, è destinata a risultare effimera. Lo sanno bene gli scienziati, impegnati da anni sull’arco alpino per effettuare monitoraggi e stimare quanto ancora potremo godere dei ghiacci un tempo definiti perenni. Per consentire al largo pubblico di prendere coscienza dello stato di salute dei ghiacci del Rosa, l’Università degli Studi di Torino in collaborazione con il Club Alpino Italiano ha messo a punto un portale web interattivo, sul quale è possibile consultare i risultati delle ricerche effettuate su Punta Gnifetti.

Un piano pluriennale di ricerca

Il Rettore dell’Università degli studi di Torino Stefano Geuna ha presentato in occasione della Giornata Internazionale della Montagna la convenzione del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo torinese con il Club Alpino Italiano (CAI) per lo studio delle condizioni di stabilità degli ambienti d’alta quota. Convenzione che si avvale della collaborazione di Imageo srl, già spin off UniTo, società specializzata nello studio di instabilità naturali d’alta quota attraverso tecnologie avanzate.

Come spiegato nel comunicato ufficiale dell’Ateneo, l’accordo nasce dalla constatazione che gli effetti della deglaciazione e della degradazione del permafrost creano problemi di stabilità a carico di rifugi alpini e delle relative via d’accesso. Per questo motivo, il CAI ha deciso di effettuare un approfondimento conoscitivo nel settore della Punta Gnifetti, sul Monte Rosa. Qui si trova la Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa e osservatorio fisico-meteorologico, sede di laboratori medici e scientifici dell’Università di Torino.

L’obiettivo è svolgere un piano pluriennale di attività di ricerca a partire dall’analisi dell’area della Capanna Margherita. L’attività di ricerca – sviluppata secondo le linee guida definite dal Group on Glacier and Permafrost Hazards (GAPHAZ) dell’International Association of Cryospheric Sciences and International Permafrost Association (IACS/IPA) – è iniziata nell’estate del 2019 ed è proseguita nel 2020.

Il primo intervento è stato un lavoro retrospettivo di raccolta e interpretazione della documentazione fotografica e di notizie d’archivio sulle condizioni ambientali della Punta Gnifetti. Grazie alla collaborazione con la biblioteca del CAI – sezione di Varallo, con l’archivio storico del CGI, e con numerose guide alpine e operatori dei rifugi alpini nel settore del Monte Rosa, e all’opera di ricercatori e studenti dell’Università di Torino, è stato possibile condurre un’analisi multitemporale, mediante fotografie storiche e recenti, della parete su cui poggia la Capanna Margherita.

Il nuovo portale

I risultati recentemente elaborati evidenziano alcune differenze geomorfologiche realizzatesi nell’arco temporale dell’esistenza del rifugio (dal 1893 ad oggi). Per presentare il lavoro al pubblico, è stato realizzato il portale web interattivo, facilmente accessibile al link www.geositlab.unito.it/capanna.

Vorremmo rendere disponibile e aperto il portale agli alpinisti e agli appassionati che salgono sul Monte Rosa – ha dichiarato Antonio Montani, Vice-presidente nazionale del CAI  per creare una raccolta sistematica di immagini che ci permettano di analizzare, in modo sempre più preciso, i cambiamenti nel tempo della Punta Gnifetti”.

Il monitoraggio strumentale

Il lavoro di monitoraggio strumentale si è svolto, invece, fra il 2019 e il 2020. Tra le varie attività anche la determinazione degli spessori della copertura glaciale sul lato nord ovest della Capanna tramite tecnologia georadar applicata utilizzando un apposito veicolo a slitta autocostruito. Le attività di monitoraggio strumentale proseguiranno nel 2021.

“Il prossimo obiettivo è progettare un sistema di monitoraggio delle condizioni termiche e di raccolta di segnalazioni sulla stabilità dell’ammasso roccioso nell’intorno del rifugio”, spiega il Prof. Marco Giardino, docente di Geografia fisica e Geomorfologia presso l’ateneo torinese e rappresentate di UniTo all’interno del Comitato Glaciologico Italiano.

L’attività di ricerca sarà svolta dai ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino e di Imageo srl, in collaborazione con altre istituzioni scientifiche convenzionate con il CAI (Politecnico di Milano – Dipartimento ABC) e con altri partner scientifici (Université de Savoie-Mont Blanc, Francia; Simon Fraser University, Canada) coi quali sono già in atto accordi didattici e di ricerca focalizzati su aree montane, fragili dal punto di vista ambientale e territoriale.

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