Film

Vajont. La diga del disonore

Era il 9 ottobre del 1963 quando 260 milioni di metri cubi di terra e rocce del monte Toc si staccarono, franando nel lago artificiale della diga del Vajont. Onde alte anche centinaia di metri si levarono dal bacino, rompendo la parte superiore della diga e riversandosi nella valle sottostante, sui paesi di Longarone, Erto, Casso e altri comuni limitrofi. In 2000 circa persero la vita. Il dato ufficiale parla di 1918 morti. Eppure lo sapevano tutti che di quel Toc, la montagna marcia, non ci si poteva fidare. La tragedia legata al Vajont è stata di ispirazione per la realizzazione di libri e film. Oggi vi proponiamo la pellicola “Vajont – La diga del disonore” (Italia, 98′, 2001), disponibile in versione integrale su Youtube.

Trama

Il film a firma del regista Renzo Martinelli, ripercorre la vicenda a partire dal 1959. La diga, situata tra Friuli – Venezia Giulia e Veneto, si avvia al completamento. A voler realizzare un simile colosso è la SADE (Società Adriatica Di Elettricità). Gli ideatori del progetto sono gli ingegneri Carlo Semenza, Alberico Biadene e Mario Pancini. Alla diga lavora anche il geometra Olmo Montaner, originario di Erto. Un personaggio inventato, forse in parte ispirato al geometra Giancarlo Rittmeyer che la sera della tragedia era di sorveglianza sulla diga. Montaner è convinto che la costruzione della diga possa portare lavoro e benessere nella valle. Ma a Longarone, il paese situato proprio sotto lo sbarramento artificiale, non mancano voci di protesta, capeggiate dalla giornalista comunista dell’Unità Tina Merlin, che da anni denuncia le malefatte della SADE.

A lavori quasi ultimati iniziano i problemi. Nell’aprile del 1959, alla vicina diga di Pontesei, 3 milioni di metri cubi di montagna si staccano dal costone, provocando un’onda di venti metri che uccide un guardiano La SADE decide allora di affidare una perizia geologica sulla Valle del Vajont a Edoardo Semenza, figlio dell’ingegner Semenza e discepolo del professor Giorgio Dal Piaz, considerato il massimo esperto al mondo delle Dolomiti.

La competenza di Dal Piaz verrà in realtà messa in discussione dalla volontà di sottostimare i segnali di allarme lanciati dal monte Toc, che mostra improvvisamente il formarsi di un’ampia spaccatura nel terreno. Per Dal Piaz una semplice frana superficiale. Semenza risulterà più obiettivo e nella sua relazione segnalerà una paleofrana stimata sui 200 milioni di metri cubi di “sfasciume”, che rischia di franare nel lago qualora l’acqua dell’invaso risalga ad impregnare il terreno.  se l’acqua che salirà nell’invaso impregnerà il terreno. Una prima frana avverrà nel novembre del 1960, incrementando le paure degli abitanti. Molte famiglie iniziano a trasferirsi. Olmo, e la sua fidanzata Ancilla, continuano a vivere a Longarone.

Intanto la giornalista Tina Merlin, sotto processo a Milano poiché precedentemente querelata dalla SADE, viene assolta grazie anche alla testimonianza degli abitanti del Vajont. Alla morte di Carlo Semenza, il lungimirante Edoardo, impegnatosi nel mentre a convincere la SADE a valutare bene i rischi del progetto, viene rimosso dal suo incarico. Il destino del Vajont è segnato.

Il 2 settembre 1963 un terremoto scuote l’intera valle. I paletti di sorveglianza installati sul Toc rivelano che la paleofrana si muove sempre più velocemente. Il tentativo di abbassare il livello delle acque del bacino peggiorerà la situazione, facilitando lo slittamento a valle della frana. Inizia l’evacuazione della popolazione, ma le operazioni sono rese difficili dalle frane che hanno distrutto la strada di collegamento fra i due versanti della valle. Passano le settimane.

Arriva il 9 ottobre 1963. Olmo viene incaricato di monitorare il Toc per tutta la notte. Alle ore 22:39, 265 milioni di metri cubi di roccia mista a sedimenti si staccano dal Monte Toc e precipitano nel lago, sollevando una massa d’acqua che si abbatte sui paesi di Erto, Casso, sulle frazioni di San Martino, Pineda, Spesse, Patata, il Cristo e Frasein provocando 160 morti. L’altra metà scavalca la diga abbattendo parte del coronamento e precipitando verso la piana del Piave. Vengono spazzate via Longarone, le frazioni di Pirago, Villanova, Faè, il paese di Castellavazzo con la frazione di Codissago e la borgata di Vajont. All’indomani Montaner si aggirerà ricoperto di fango alla ricerca della moglie. Una ricerca senza speranza.

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