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Artico. Record negativo di scioglimento estivo dei ghiacci

Greenpeace: "Manca poco prima che il nostro Pianeta vada a fondo”.

A New York è in corso di svolgimento la settimana per la tutela del clima, che quest’anno ha scelto come focus l’Artico. Una scelta perfetta per richiamare l’attenzione sulla necessità di salvaguardare il Pianeta. I ghiacci artici hanno affrontato in questo 2020 una stagione estiva davvero bollente. L’estensione del ghiaccio marino è infatti scesa al di sotto dei 4 milioni di chilometri quadrati per la seconda volta da quando sono state avviate le registrazioni satellitari nel 1979.

Secondo i nuovi dati raccolti dal National Snow and Ice Data Center (Nsidc) degli Stati Uniti, è stato raggiunto a metà settembre il valore di superficie minima annuale di 3,74 milioni di chilometri quadrati. Dato comparabile ai 3,6 milioni registrati nel settembre 2012. Una condizione che dovrebbe migliorare nelle prossime settimane, con una nuova espansione dei ghiacci in autunno, grazie all’abbassamento delle temperature e all’accorciamento delle giornate.

In futuro estati prive di ghiacci

La contrazione del ghiaccio marino non è certo una condizione anomala. La calotta polare artica mostra infatti fisiologiche variazioni di estensioni durante l’anno, registrando il suo massimo nei mesi invernali e il minimo alla fine dell’estate. Ma negli ultimi 14 anni le superfici minime annuali risultano particolarmente basse e preoccupanti. I ricercatori del Nsidc affermano che l’Artico stia andando incontro a stagioni che lo vedranno totalmente privo di ghiacci. In un futuro non troppo lontano.

Ricorderete che lo scorso inverno Mike Horn, impegnato nella sua traversata artica, avesse evidenziato le condizioni anomale dei ghiacci, con ampie aree di mare aperto, che hanno ostacolato non poco l’avanzamento.

“E’ la seconda estensione più bassa mai registrata – denuncia Greenpeace – la rapida perdita di ghiaccio marino nell’Artico è un indicatore preoccupante che ci dice quanto poco tempo manchi prima che il nostro Pianeta vada a fondo”.

La tundra sempre più verde

Accanto ai ghiacci che si sciolgono, emerge un altro particolare allarmante nella regione artica. La tundra che si estende tra Alaska, Canada e Siberia, sta diventando progressivamente più verde. A rivelarlo un recente studio della Nasa, pubblicato su Nature Communications. I dati satellitari di Landat, missione congiunta della NASA e dell’US Geological Survey (USGS), parlano chiaro. Le temperature sempre più elevate di aria e suolo stanno favorendo la crescita della vegetazione.

“La tundra artica è uno dei biomi più freddi della Terra, ed è anche uno dei più soggetti a rapido riscaldamento”, afferma Logan Berner, ecologo del cambiamento climatico presso la Northern Arizona University di Flagstaff, che ha guidato la recente ricerca.“Questo rinverdimento artico che vediamo è davvero un fattore chiave del cambiamento climatico globale – è una risposta su scala biometrica all’aumento della temperatura dell’aria”.

Su 50000 siti selezionati dai ricercatori in maniera randomica nella tundra artica, il 38% ha mostrato un aumento dell’inverdimento negli ultimi 30 anni.

Un Piano Marshall per salvare il Pianeta

Un appello rivolto alle potenze mondiali affinché uniscano le forze per salvare l’Artico e il Pianeta è giunto anche dal principe Carlo d’Inghilterra. Stiamo parlando di una catastrofe globale ormai, il cui impatto sarà più distruttivo della pandemia da Coronavirus – ha dichiarato – . In questa fase ormai avanzata non vedo altra via da seguire che l’applicazione di un piano simile a quello Marshall. Un piano internazionale per salvare la Natura, le persone e il pianeta”.

A fare da eco al principe Carlo è Laura Meller di Greenpeace Nordic, in questo momento a bordo della nave Arctic Sunrise, in spedizione tra i ghiacci dell’Artico: “La calotta artica è un oceano ghiacciato che ha urgente bisogno di protezione e i leader mondiali devono comprendere il ruolo degli oceani nell’affrontare la crisi climatica”.

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