Itinerari

Nuovi sentieri da scoprire con il Club Alpino Italiano

Contro il caldo intenso di questa settimana, il nostro consiglio non può che essere di salire in quota. Magari seguendo sentieri nuovi, da esplorare per la prima volta. Andiamo allora a vedere insieme i suggerimenti settimanali forniti dal Club Alpino Italiano nell’ambito dell’iniziativa “Scopriamo nuovi sentieri”. Vi ricordiamo che per ogni itinerario è disponibile sulla pagina Facebook ufficiale del CAI il link per il download della scheda tecnica.

Sardegna – Ollolai, montagna di San Basilio

Dislivello: 500 m. Sviluppo: 10 km. Difficoltà: EE. Tempo di percorrenza: 6 ore.

Descrizione: escursione ad anello tra i monti della capitale della Barbagia con tanti riferimenti storici, ambientali, paesaggistici e panoramici. Il percorso segue vecchi sentieri di caprai e porcari tra i boschi e sulle rocce. Va percorso rigorosamente con il bel tempo: sviluppandosi in gran parte su rocce o lastroni granitici, in caso di pioggia può risultare pericoloso a causa della scivolosità del suolo. Ollolai (980 m), 1300 abitanti, ha un’economia basata principalmente sull’attività agro-pastorale e sull’artigianato tradizionale, in particolare la lavorazione dell’asfodelo per ottenere ceste e cestini. Il suo territorio è in gran parte granitico, con presenza di diversi massicci che si elevano oltre i 1100 m. La zona è ricca di lecci, roverelle, eriche, cisti e timi ed elicrisi profumati. La montagna principale è quella di San Basilio ed è costituita da diversi massicci modellati dal tempo che ci offrono panorami incantevoli. Il percorso inizia in piazza Marconi, al centro di Ollolai, una grande piazza sovrastata dalla chiesa di San Michele Arcangelo patrono del paese. Si continua attraverso la piazza de “Sa untana Manna” ribattezzata Regina Fontium da Alberto La Marmora. A questo punto si percorre il centro storico del paese, passando di fronte alla chiesetta di Sant’Antonio. All’uscita del paese ci si dirige in discesa lungo il vecchio tratturo delle transumanze “S’ishala”, che porta verso Olzai. Dopo un paio di chilometri inizia la salita che conduce progressivamente verso la parte più alta del percorso. All’inizio il sentiero insiste su un lungo lastrone di granito abbastanza impegnativo, per degradare successivamente verso il territorio di Olzai. Si raggiunge quindi “S’andela ’e mesu”, praticata in passato da caprai e porcari che pascolavano le loro bestie tra i monti della parte occidentale del territorio comunale. S’andela è molto suggestiva e impegnativa, e si passa di roccia in roccia con frequenti piccoli salti che richiedono capacità di equilibrio e agilità. Il sentiero si conclude nell’accogliente vallata di San Basilio, circondata dalle cime più alte del territorio tra le quali emerge per maestosità “Sa punta Manna”. Per rientrare a Ollolai si segue un altro sentiero che si sviluppa tra le altre cime della vallata di San Basilio, passando attraverso una serie di rocce granitiche caratteristiche come Sa ervehe (la pecora), il villaggio di epoca neolitica de Sa Honca vrabihà, sfiorando l’altra cima più alta de s’Ashisorzu da cui lo sguardo spazia verso la parte nord orientale della Sardegna spingendosi fino al golfo di Orosei.

Valle d’Aosta – Valle di Gressoney, tra i villaggi Walser

Dislivello: 360 m. Sviluppo: 9.2 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 3 ore.

Descrizione: interessante escursione che permette di visitare i luoghi degli antichi insediamenti Walser ai piedi del versante valdostano del Monte Rosa. Una bella camminata che permette di coniugare cultura e natura. Nei pressi del parcheggio, si imbocca l’ampio sentiero che sale ripido nel bosco di larici secolari per raggiungere il delizioso villaggio di Alpenzù Grande, costituito da vecchie case Walser perfettamente conservate (il rifugio Alpenzù si trova accanto a un ampio spiazzo erboso dove vegeta un acero doppio e secolare di 25 metri. Il panorama spazia dal massiccio del Monte Rosa a nord, al Mont Nery a sud e alla valle con il paese di Gressoney-St-Jean. Da qui, si prende il sentiero GSW (Gran sentiero Walser), e con il Monte Rosa sempre di fronte, si sale e si scende leggermente per un lungo tratto, attraversando prati, boschi, rivi, fiancheggiando vecchie abitazioni in legno, fino ad Alpenzù Piccolo, altro villaggio della tradizione Walser, anche questo ottimamente conservato. Proseguendo sullo stesso sentiero, si raggiunge il paese di GressoneyLa-Trinitè (consigliata la visita all’interessante Museo Walser, visitabile su prenotazione). Da Gressoney-La-Trinitè ci si sposta sulla sinistra orografica del torrente Lys e si scende lungo il sentiero GSW attraversando varie frazioni: Lysbalma, Ecko, Rong. Vicino a Rong si possono ammirare le antiche e signorili case del 1800, costruite dai mercanti che da qui transitavano per i loro commerci tra la Svizzera e la Valle. Da ultimo si rientra al parcheggio di frazione Chemonal.

Alternativa: alla partenza si può arrivare alla frazione Chemonal dal centro dell’abitato di Gressoney-Saint-Jean seguendo il Sentiero della Regina dal laghetto Gover (40 minuti), o da Castel Savoia (55 minuti) e, al ritorno, proseguire sulla strada sterrata che da Chemonal ritorna al centro paese, sempre sulla sinistra orografica del Lys, costeggiando il campo da golf. Se si è troppo affaticati si può ritornare a Gressoney-Saint-Jean con busnavetta.

Visita aggiuntiva: A Gressoney-Saint-Jean si può visitare l’Alpenfauna Museum “Beck Peccoz”, museo regionale della fauna alpina, che ospita una rara e ricca collezione costituita da trofei di caccia, armi antiche, oltre che da preziosi cimeli di famiglia dei baroni Beck Peccoz.

Umbria – Un anello sulle orme dei Baroni Franchetti

Dislivello: 300 m. Sviluppo: 12 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 4 ore.

Descrizione: escursione ad anello, di particolare interesse storico, culturale e botanico, può essere preceduta da una visita guidata ai luoghi che ancora oggi tengono in vita l’operato illuminato dei Baroni Franchetti a Città di Castello: Villa Montesca, residenza estiva che i baroni Leopoldo e Giulio Franchetti fecero erigere, nella seconda metà dell’Ottocento, sul versante del Monte Arnato, su progetto dell’architetto fiorentino Giuseppe Boccini, oggi sede della Fondazione Centro Studi Villa Montesca, e il parco secolare che ospita specie esotiche e mediterranee. E infine la scuola elementare della Montesca, dove Maria Montessori sperimentò il suo metodo. Giunti a Villa Montesca, dopo la visita guidata si esce dalla parte superiore (opposta all’ingresso) del parco e si gira a sinistra, percorrendo per un breve tratto via Alice Hallgarten fino ad incontrare sulla destra la segnaletica; qui si gira a destra, prendendo il sentiero Cai 150 che, a tratti alterni, costeggia o coincide con la strada asfaltata. Si continua sul sentiero fino a località Dogana, dove si incrocia il sentiero Cai 150b; lo si percorre salendo sulla destra fino a Monte Cedrone (762 m), la cui cima è contrassegnata da una grande croce metallica a memoria dei fatti  avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Di qui il panorama si apre su tutta l’Alta Valle del Tevere: a ovest si staglia Monte Santa Maria Tiberina, riconoscibile dal profilo inconfondibile di Palazzo Bourbon del Monte; a nord Sansepolcro, terra di Piero della Francesca; e ancora, sul versante sud est, oltre a Città di Castello, nei giorni nitidi si scorgono i Monti Sibillini. Dalla cima di Monte Cedrone si scende leggermente sul sentiero CAI 150b, tra vigneti, case coloniche, campi e boschi, fino al punto in cui il tracciato incontra la Via di Francesco. Da questo momento in poi si procede piegando a destra e seguendo il percorso francescano verso sud in direzione dell’Eremo di Buon Riposo, luogo caro a San Francesco che era solito sostarvi durante i suoi spostamenti tra Assisi e La Verna. Superato l’eremo (513 m), l’itinerario francescano incrocia il sentiero Cai n. 150a. Rimanendo sul percorso francescano, si procede in leggera discesa su strada asfaltata (per alcuni tratti) fino all’incrocio con via dell’Eremo; dal bivio si continua in direzione di via Alice Hallgarten, si supera una strettoia (vecchio ingresso della fattoria della Montesca) e ci si ricongiunge infine all’ingresso superiore del Parco di Villa Montesca, dove è iniziata l’escursione. Si ridiscende quindi al parcheggio attraversando il parco in direzione sud, verso l’ingresso principale.

Abruzzo – Sito archeologico della Valle di Amplero

Dislivello: 200 m. Sviluppo: 9 km. Difficoltà: T. Tempo di percorrenza: 4 ore.

Descrizione: bella passeggiata, adatta a tutti e in un luogo leggendario, che consente di conoscere, attraverso un percorso naturalistico, uno tra i siti archeologici più suggestivi della zona, con antichi insediamenti italici, aree di culto, cisterne scavate nella roccia e alcune tombe degli antichi guerrieri Marsi. Collelongo è un pittoresco borgo abruzzese, situato a 915 m di altitudine nel cuore della Vallelonga, tra l’area di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e la Piana del Fucino. L’escursione parte dalla chiesetta dedicata a Sant’Antonio, poco distante dall’abitato; da qui prosegue lungo uno sterrato in discesa fino a raggiungere un bivio; rimanendo sulla sinistra della valle si raggiunge il Rifugio di Aranello, dove è possibile sostare nell’area attrezzata a disposizione degli escursionisti.

Friuli Venezia Giulia – Anello del Navagiust

Dislivello: 900 m. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 6 ore; 7 con la deviazione al Passo Giramondo.

Descrizione: bella escursione nell’ambiente delle Alpi Carniche, sui monti di Forni Avoltri, intorno al Monte Navagiust, luoghi di aspri combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale. Dallo stabilimento dell’acqua minerale a Pierabech (1100 m) si imbocca il sentiero Cai 140 che attraversa la stretta di Fleons e porta nella vallata omonima, ampia, verde e delimitata a nord dalla bastionata Fleons – Creta Verde. Subito dopo, all’incrocio di sentieri, si prende il 142 – 403 , passando per le Casere Sissanis di sotto e di sopra. Proseguendo in una bella vallata alquanto ampia si giunge a Sella Sissanis (1987 m; 2.30 ore) e al vicino laghetto Pera, posto in zona incantevole. Da qui, ottimo punto per lo spuntino, ci sono due possibilità: proseguire verso est (segnavia Cai 142a – 403) fino al Passo Giramondo (2005 m), oppure scendere lungo il 142 direttamente alla Casera Bordaglia di sopra (1823 m; 15 minuti); nelle vicinanze di questa si trova il lago omonimo, che merita senz’altro una deviazione (30 minuti a/r) per ammirare l’ambiente (chi ha optato per il Passo Giramondo raggiungerà la Casera Bordaglia di sopra restando sul 142a, 1 ora in più). Lasciata la casera si scende  alla Casera Bordaglia di sotto, ben sistemata e con una bella cappellina nei pressi. Da questa si continua a scendere su comoda stradina fino a tornare al parcheggio dell’auto (2.30 ore dalla casera superiore).

Marche – Eremo di San Marco

Dislivello: 140 m. Sviluppo: 6 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 2.45 ore.

Descrizione: il territorio che circonda la Città di Ascoli Piceno è prevalentemente collinare. A sud dell’agglomerato urbano, quasi al confine con l’Abruzzo, si trova il massiccio altopiano di travertino del Colle San Marco, estrema propaggine della Montagna dei Fiori. Storia e natura sono indissolubilmente legate all’itinerario proposto, che tocca luoghi in cui sono nate le prime comunità monastiche, si sono svolti episodi della lotta brigantesca ed eroici atti della lotta partigiana contro i nazifascisti. Dal pianoro del Colle San Marco, nei pressi del monumento ai Caduti della Resistenza (Ascoli Piceno è stata insignita dalla Presidenza della Repubblica di due medaglie d’oro al valor militare per l’attività partigiana, di cui una al Comune e l’altra alla Provincia di Ascoli Piceno), si prende il sentiero protetto da una staccionata che con tracciato ripido in pochi minuti porta a una radura nel bosco di caducifoglie. Qui sono presenti i ruderi del Convento di San Lorenzo in Carpineto, dove acquisì la su formazione religiosa l’ascolano Girolamo di Mascio, futuro Papa Niccolò IV. Dalla radura, fronte ai ruderi, a sinistra parte un sentiero che si inerpica sino alla base di una parete rocciosa. Su questa si trova la grotta del Beato Corrado Miliani dei Conti Saladini (0.45 ore). Dalla radura di fronte alle rovine del Convento (che venne distrutto dai nazisti nel corso della lotta di Liberazione), si prende il sentiero che scende a destra fino a un monolite roccioso chiamato Dito del Diavolo (vi arrampicò persino Walter Bonatti) e, dopo i manufatti abbandonati della fornace per la produzione della calce viva, si arriva a una radura al centro della quale vi è un castagno secolare. Qui si devia a sinistra e ci s’inoltra in un bosco con prevalenza di castagni (0.45 ore). Dopo un percorso pianeggiante, il sentiero sale a sinistra nel bosco e con alcune svolte arriva a uno sperone roccioso di fronte all’Eremo di San Marco, al quale è collegato da una scalinata in pietra sopra una profonda forra (0.45 ore). Dall’area prospiciente l’eremo, si prende l’evidente sentiero a sinistra che sbocca su un altro sentiero, in parte lastricato, che, a sinistra e in salita, dopo aver attraversato un querceto, sbocca sul pianoro (strada asfaltata). Da qui, dirigendosi verso sinistra in pochissimi minuti si giunge al luogo di partenza (0.30 ore).

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