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L’alpinismo nella musica rock

Un magico connubio tra ghiacci perenni e note immortali

A partire dalle prime ascese sull’arco alpino di fine Settecento, la storia dell’alpinismo ha ispirato innumerevoli scrittori e registi. La lista dei titoli di libri e film tra cui scegliere è in continua crescita ma nel mondo della musica, a paragone, andare alla ricerca di brani che raccontino di epiche salite e ineluttabili tragedie in alta quota, equivale a una vera e propria esplorazione. Nonostante l’elevato numero di canzoni in cui la montagna compare come paesaggio o metafora della vita e delle sue irte salite, ben poco spazio è dedicato all’alpinismo e ai suoi protagonisti. Nello specifico, la dimensione in cui simili brani vengono più facilmente alla luce, sembra essere anche la più oscura. Quella della musica underground, con particolare riferimento al genere rock, in grado di plasmare un magico connubio tra ghiacci perenni e note immortali.

Allontanandoci dalla via maestra del mainstream per addentrarci tra i sentieri di questo mondo sotterraneo, abbiamo selezionato per voi tre band del panorama rock – metal internazionale, che ci accompagneranno in un viaggio dalla Patagonia alle vette del Karakorum. Preparate piccozza e ramponi. E naturalmente, alzate il volume.

Plastic Surgery Disaster – “Desire”

Il vocalist e leader della prima rock band che vi presentiamo, i bavaresi Plastic Surgery Disaster, vanta nel suo palmares alpinistico ascese in tutto il mondo. Dalle Alpi alla Patagonia, dal Karakorum all’Antartide. Il suo nome è Thomas Huber. Proprio lui, il maggiore dei fratelli Huber. Musica e montagna sono due passioni che Thomas ha sviluppato in tenera età. “Ho iniziato a suonare la chitarra a 10 anni – ci racconta – . A 15 anni ho avuto la mia prima band, i ‘Move On’. Di base facevamo cover di brani rock ‘n roll e mainstream. Io cantavo e suonavo la chitarra. Ma a dirla tutta non eravamo molto in gamba. E tra l’altro ho dovuto mollare perché non riuscivo a coniugare arrampicata e musica”.

Ma la passione non svanisce e Huber continua a suonare la chitarra e a scrivere testi. L’incontro con l’amico Manni Rödl, come lui appassionato dello stoner rock dei Kyuss, darà il via al processo di formazione dei Plastic Surgery Disaster, attivi ormai dal 2000. Una band di montagna che non solo parla di montagna, ma è letteralmente come le montagne. Siamo 5 ragazzacci di Berchtesgaden, selvatici, spigolosi, rozzi ma autentici. Con un’età che va dai 35 anni di Peter ai 40 di Wolfi, 48 di Manni, 51 di Andi, e poi ci sono io con i miei 53″.

“Nel paesaggio estremo troviamo la nostra ispirazione musicale – aggiunge Thomas – . Il nostro è uno stoner rock duro, che nasce tra le rocciose vette delle Alpi di Berchtesgaden. Addirittura il nostro ultimo album ‘Desire’ (Deaf Shepherd recordings, 2018) è stato registrato in quota, in un piccolo rifugio a 1200 metri convertito in sala di registrazione. Raccoglie 12 brani ispirati ai miei viaggi e spedizioni in quota. ‘Suffer’ ad esempio parla della nostalgia di casa durante una spedizione. ‘Core’ della solitudine in alta quota. ‘One name’ nasce in memoria del mio amico Dean Potter, scomparso troppo presto. ‘Haze’ racconta della via Stoneage, che ho aperto sull’Untersberg. E poi c’è ‘Desire’, che è nata in Patagonia. 4 settimane di spedizione caratterizzate da un meteo disastroso, che mi ha portato a rinunciare alla salita del Cerro Torre. Vi racconto come è andata.

Torno a recuperare l’equipaggiamento lasciato ai piedi della montagna e la osservo. Sembra inavvicinabile, così segnata dalle tempeste. Poi all’improvviso le nubi si diradano e il Cerro Torre mi si mostra nel suo splendore, come a volermi dire che sta a me decidere se abbandonare o meno la speranza di poter toccare la vetta. E così mi siedo e inizio a buttare giù le prime righe di ‘Desire’, su un pezzo di carta: ‘There is a hope today, if you think higher, we have to go this way. It’s our desire’ (C’è una speranza oggi. Se il pensiero è di andare più in alto, dobbiamo andare avanti per questa strada. È il nostro desiderio)”. 

“Ad essere sincero, nonostante questo preambolo, la canzone cui sono più legato non è ‘Desire’ ma un brano dal titolo ‘Sunrise’ – ci confida Thomas – . Dentro al quale è racchiuso tutto il mio desiderio di scalare il Choktoi, in Karakorum. Purtroppo per voi, al momento la si può ascoltare solo live”. E dunque non resta che goderci il video di “Desire”!

Nero or The Fall of Rome – “Graves Above”

Dalla Germania valichiamo le Alpi per raggiungere Verona, città natale della epic/doom/black metal band dei Nero or The Fall of Rome. All’interno del loro album di debutto “Beneath the Swaying Fronds of Elysian Fields” (Naturmacht Productions, 2020) è contenuta la traccia “Graves Above”. Brano ispirato alla tragedia di Daniele Nardi e Tom Ballard, deceduti sulle pendici del Nanga Parbat nell’inverno 2019, nel tentativo di aprire una nuova via lungo lo Sperone Mummery. Un pezzo in cui note e testo si fondono nel racconto di un sogno infrantosi, e al contempo divenuto immortale, tra quei ghiacci eterni che custodiranno i corpi dei due alpinisti.

I riferimenti alla vetta e ai protagonisti sono ben chiari nel testo. Il Nanga, “one of the fourteen legends” (una delle 14 leggende), svetta come una torre tra le nubi. Nel silenzio della montagna risuonano il rumore del vento e del ghiaccio che si spezza. Lungo il Mummery due uomini sfidano il fato, cercando di realizzare un’impresa che pare impossibile. “Impossible may not be forever” (l’impossibile non è detto che lo sia per sempre), ma la tragedia in agguato. E quel “colossus of millenary rocks, a glacier with a pulseless heart” (un colosso di rocce millenarie, un ghiacciaio dal cuore senza battito), diventerà per i due alpinisti una tomba al di sopra delle nubi, “six feet under the starry vault” (sei piedi sotto la volta celeste). Una scelta decisamente inusuale e ardita quella di portare il rock, nella fattispecie il metal, a quota Ottomila, della quale abbiamo voluto farci raccontare qualche dettaglio da Federico Dalla Benetta, vocalist e chitarrista del gruppo.

“Inizierei col dire che alcuni membri della band, compreso il sottoscritto, siano appassionati di montagna. Vivendo a breve distanza dai Monti Lessini, quando possibile cerchiamo di ritagliarci delle fughe dalla routine quotidiana. Personalmente sono inoltre molto legato alle Dolomiti Bellunesi, le vette su cui sono cresciuto. Insomma, non siamo certamente alpinisti professionisti, ma la voglia di salire in quota si fa sentire. In riferimento a ‘Graves Above’, premetto di aver seguito negli anni i tentativi di Daniele Nardi sul Mummery, rimanendo letteralmente ossessionato dalla sua storia. Nelle settimane successive ai soccorsi sul Nanga Parbat ho pertanto sentito una esigenza crescente di raccontare il suo sogno, condiviso lo scorso anno con Tom Ballard, in chiave musicale”.

“Ho abbozzato la musica insieme al chitarrista della band Elia Mirandola – prosegue Federico – , per poi passare all’arrangiamento in sala prove insieme al bassista Fabrizio Tondini e al batterista Luca Ligabò. E mentre il pezzo prendeva forma mi rendevo conto che quelle note fossero perfette per raccontare l’ultimo tentativo di salita di Daniele e Tom. Trasportato dal suono, mi è parso di scorgere in lontananza una cima innevata. Mi sono avvicinato a questa vetta di dimensioni colossali, al contempo minacciosa e ammaliante. Ne ho esplorato con la mente i ghiacciai, i crepacci senza fondo, mentre un vento gelido mi sferzava il volto. Ho sentito il rumore dei ramponi, delle piccozze, del ghiaccio spezzato. È stato questo insieme di immagini, dipinte attraverso le note, a guidare successivamente la stesura del testo”.

Marrasmieli – “Karakorum”

La folk/black metal band dei Marrasmieli proviene invece da una terra priva di vette di altezza significativa: la Finlandia. Curioso scoprire dunque nel loro album di esordio, “Between Land and Sky” (Naturmacht Productions, 2020), un brano dal titolo “Karakorum”. Un pezzo che nasconde, tra le righe, cenni alla storia alpinistica e alle leggende del K2. Come nel caso dei Nero or The Fall of Rome, i tre membri del gruppo – Zannibal, Nattvind e Maelgor – sono appassionati di natura e wilderness. A fornirci qualche dettaglio in più sull’origine del loro brano d’alta quota è Zannibal, chitarrista della band e autore principale del pezzo.

“Personalmente sono un amante dell’hiking. L’alpinismo mi affascina ma vivendo in Finlandia le possibilità sono due. O hai soldi per concederti un paio di volte l’anno dei viaggi per raggiungere montagne su cui imparare. O devi essere abbastanza folle da prendere e partire con un tentativo alpinistico di tuo. Finora non ho trovato il coraggio giusto! Amo leggere libri di montagna e amo dipingerle. Amo viverle. Sono stato sulle montagne della bergamasca in Italia, di Bergen/Jotunheimen in Norvegia, sui Pirenei in Spagna e i Tatra in Polonia. Ma di salita rilevante posso riportare finora solo un trek sul Glittertind, la seconda vetta più alta della Scandinavia. Quella per le montagne è una passione che non ricordo quando sia iniziata. Penso forse a seguito della visione dei film della saga del ‘Signore degli Anelli’. Che sono pieni di montagne e li avrò visti e rivisti centinaia di volte da bambino. L’interesse per l’alpinismo è più recente”.

“In riferimento all’origine di ‘Karakorum’ – prosegue Zannibal – ammetto che all’inizio non avessi intenzione di concentrarmi sul K2. Perché è una vetta mainstream! Ho sempre trovato l’Annapurna molto interessante per il tasso di letalità più alto tra gli Ottomila. Ma l’Himalaya è anch’essa mainstream, e io volevo parlare di Karakorum. Una regione del mondo cui mi sono appassionato leggendo libri, guardando video delle spedizioni. Volevo introdurre nella nostra musica queste vette remote e colossali, dall’ambiente arido e pericoloso. E così alla fine sono giunto a una mediazione: parlare di K2 ma in modo vago.

Perché proprio il K2? Perché avevo appena letto 2 libri dedicati alla storia e alle credenze locali, ‘Seppelliti nel cielo’ di Amanda Padoan e Peter Zuckerman, e ‘K2. La montagna più pericolosa della Terra’, di Ed Viesturs e David Roberts, acquisendo dunque un bagaglio di conoscenze tale da evitare di citare nel testo la solita ‘vetta enorme, gelida e spaventosa’. Appena ho iniziato ad abbozzare ‘Karakorum’ ho capito che quel brano avrebbe parlato di quelle vette remote. Ho anche cercato di sviluppare meglio la tematica della montagna attraverso la musica, introducendo ad esempio in apertura accordi pesanti e coro. Ora vi svelo i passaggi in cui si nasconde il K2.

Partiamo col dire che l’uomo di cui parla il brano potrebbe essere uno Sherpa come un alpinista. Sta osservando una montagna, il cui nome nel testo non è specificato. Ma il terzo verso contiene il passaggio ‘blaspheming at Heaven’s door’ (blasfemi alle porte del Paradiso), che fa riferimento al fatto che Chogori, nome con cui i locali chiamano il K2, possa tradursi come ‘porta del Paradiso’. Almeno così si legge in ‘Seppelliti nel cielo’. Altro passaggio è ‘these savage peaks’, il K2 è anche detto ‘The Savage Mountain’. Poi ci sono riferimenti alla tragedia del 2008, come ‘icy rains’ (piogge di ghiaccio) e ‘avalanches roar’ (ruggito delle valanghe). ‘Lost in where dark spirits reign’ (persi laddove regnano gli spiriti del buio) trae ispirazione dalla spedizione americana del 1939 di Fritz Wiessner e Pasang Dawa Lama. Come si legge nel libro di Viesturs, i due avrebbero potuto raggiungere la vetta, ma improvvisamente Pasang chiese di tornare indietro e ritentare all’indomani, poiché con l’arrivo del buio sulla vetta del K2 si sarebbero librati in volo gli spiriti demoniaci. Infine i passaggi ‘Goddess shall not be ired’ (non bisognerebbe sfidare la collera della dea) e ‘Sun ablaze like a wyvern’s breath’ (il sole in fiamme come il respiro di un drago) si riferiscono all’antica leggenda buddhista delle 5 sorelle, antiche divinità tibetane, di cui la più giovane, Takar Dolsangma, regnava sul K2 con il suo drago”.

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9 Commenti

  1. Tempo fa vicino alla città di Ferrara, nella piatta Emilia, c’era un ottimo gruppo di epic/heavy metal che si chiamava Hagel Stone. I testi erano diretta emanazione del leader vocalist e chitarrista, appassionato di montagna, che con un sound massiccio descriveva le traversie dell’uomo nei confronti della natura impervia.
    Purtroppo hanno fatto un solo album “Where is your god now?” dove tra tutte le tracce in inglese svetta “Razzo Rosso”, l’unica in italiano che racconta in maniera molto coinvolgente la tragedia del Nanga Parbat.

    https://www.youtube.com/watch?v=nVJH1Uv0Wgc

  2. Bell’articolo, interessante e originale ! W il rock, in tutte le sue declinazioni…
    PS
    Aggiungerei The Hu, gruppo rock di origine mongola dalla musica travolgente!

    1. Grazie! Non conoscevo da inesperta i Folkstone e siete in tanti ad averli segnalati. Davvero un peccato che si siano sciolti!

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