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Soccorso Alpino: oltre 6000 interventi in un anno

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MILANO — Nel 2005, gli incidenti in montagna sono notevolmente aumentati: oltre 400 i morti registrati nell’ultimo anno. Ma chi frequenta le vette ha sempre un angelo custode: è il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Montagna.tv offre ai suoi lettori un’intervista esclusiva con Per Giorgio Baldracco, Presidente nazionale del CNSAS, che spiega come molti infortuni possono essere facilmente prevenuti. 

Presidente, come spiega l’aumento degli incidenti in montagna registrato nel 2005?
In parte, è dovuto sicuramente a normali fluttuazioni statistiche. In parte, però, mi sento di dire che spesso si usufruisce della montagna sottovalutandola. Il calo degli incidenti delle persone iscritte al CAI dimostra infatti che chi ha un approccio corretto con la montagna è meno a rischio. Chi invece la usa come puro svago, senza preoccuparsi di come affrontarla, deve diventare consapevole che può celare dei rischi, peraltro evitabili seguendo delle elementari norme di buon senso.
 
Infatti, il maggior numero di interventi di soccorso è fatto su escursionisti…
Esatto. Sono in diminuzione gli incidenti alpinistici e costantemente in aumento quelli dei classici escursionisti. Un altro problema che emerge dai dati 2005 è la maggior frequentazione di massa di sport estremi come mountain bike, torrentismo allo stesso snowboard fuoripista.
 
Qual è il tipo di incidente più frequente?
Una parte considerevole dell’aumento di interventi è dovuto ai numerosi incidenti che coinvolgono i cercatori di funghi. Nel 2005, sono stati il 7% del totale: è un numero enorme, e non si tratta sempre di incidenti lievi. Si pensi che nei 60 giorni di picco stagionale (tra il 21 agosto e il 21 ottobre) ci sono stati ben 370 interventi di cui 56 su feriti gravi, 18 su persone in pericolo di vita, 2 dispersi mai più ritrovati e ben 36 morti.
 
Ha dei suggerimenti per la prevenzione di questo tipo di incidenti?
Per cercare funghi bisogna aver scarpe adatte, sapere dove si va, guardare il tempo, non nascondere la macchina come si fa di solito, e non dare indicazioni sbagliate su dove si va per sviare eventuali concorrenti. Altrimenti la ricerca di un eventuale ferito diventa davvero problematica.
 
Cosa consiglia a chi vuole iniziare a frequentare la montagna nel tempo libero?
Qualsiasi sezione del CAI tiene dei corsi e ha persone preparate ad insegnare l’approccio corretto e in sicurezza alla montagna in tutte le sue forme. Dall’alpinismo, all’arrampicata, dalla passeggiata alla ricerca di funghi, magari non per la parte micologica, ma certamente per la parte di sicurezza.
 
Chi dovesse trovarsi vittima di un incidente, cosa deve fare?
Il soccorso alpino è presente su tutto il territorio nazionale e raggiungibile componendo semplicemente il numero del 118, che automaticamente devia la chiamata alla centrale più vicina.
 
L’intervento è gratuito?
In linea di massima l’intervento di emergenza (cioè se c’è un ferito con ricovero in ospedale) è gratuito per tutti perché fa parte del servizio emergenza del 118. Solo in alcune zone – per adesso si tratta della Valle d’Aosta e del Veneto – l’intervento è a pagamento se non si è soci CAI. Con la tessera CAI si ottiene automaticamente l’assicurazione che copre tutte le spese relative agli interventi del soccorso alpino (uomini, elicotteri etc). Ad esclusione degli incidenti che avvengono sulle piste da sci, per i quali lo sciatore dovrebbe ricorrere ad un’assicurazione specifica.
 

Quali sono, in media, i tempi di intervento?
Entro tre minuti dalla chiamata c’è il decollo dell’elicottero, che arriva sul punto indicato di solito entro 20-25 minuti al massimo. Poi bisogna aggiungere l’eventuale tempo di ricerca dell’infortunato.
 
Come vi comportate in caso di interventi sul confine con altri stati?
Non ci sono assolutamente problemi, interviene il soccorso alpino nazionale che ha le maggiori possibilità di riuscita. Una convenzione internazionale permette ai mezzi aerei di sconfinare ogniqualvolta lo si ritenga necessario. In montagna, i confini sono labili.
 
Quanti sono i volontari CNSAS in Italia?
Abbiamo circa 7300 volontari, un quantitativo assolutamente valido rispetto alle necessità del territorio. Ora stiamo facendo un grandissimo lavoro per innalzare i livelli tecnici della ricerca di persone disperse con strumenti come Gps, satellitari, etc. Organizziamo corsi d’aggiornamento su tutto il territorio per i nostri uomini. L’investimento è prioritario, perché la ricerca è un’attività che per noi ha dei costi altissimi sia in termini di numero di persone impiegate sia, sovente, per i tempi di ricerca.
 
Come si può diventare volontari del CNSAS?
Siamo molto selettivi. Bisogna innanzitutto essere un alpinista o uno speleologo di buon livello, che vive abitualmente in montagna. Poi si deve contattare la stazione di soccorso alpino dove si risiede e seguire un iter formativo di più anni.
  
Ha qualcosa da aggiungere?
Vorrei che nessuno pensasse mai che la montagna è assassina. E’ una meta splendida, ma da trattare come tutti gli altri luoghi, cioè avvicinarsi con un po’ d’attenzione e consapevolezza. E’ come nella vita di tutti i giorni: se non si guarda dove si attraversa e non lo si fa sulle strisce, i pericoli sono evidenti.
 
Sara Sottocornola
Foto CNSAS Aprica.

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