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Ghiacciai alpini in ritirata. La ricerca glaciologica sale a quote sempre più elevate

Il Servizio Glaciologico Lombardo attiva monitoraggi sul complesso glaciale di Fellaria – Palù

Nel corso dei lunghi mesi di lockdown anche le montagne sono state sottoposte ad un necessario stop. Una fase di fermo in cui sono state sospese attività outdoor, ricettive e per gran parte anche produttive. Al pari, anche le ricerche scientifiche in alta quota hanno dovuto arrestarsi. “Anche noi abbiamo avuto modo di fermarci e riflettere sulle nostre attività di monitoraggio”, raccontano gli esperti del Servizio Glaciologico Lombardo (SGL), che negli scorsi giorni sono tornati alle alte quote dei ghiacciai lombardi per avviare un nuovo progetto post- Covid, che sposterà le ricerche a quote sempre più elevate.

Ritiro dei ghiacciai al galoppo

Una scelta nata non per il desiderio di conquistare alcun record, ma sulla base dell’evidenza che “purtroppo la crisi climatica ci sta letteralmente e molto velocemente portando via i ghiacciai: Alpe Sud, Campo Nord, Lupo, Suretta”. Lo scenario alpino appare sempre più devastante. Il ritiro dei ghiacci viene definito dal SGL “galoppante”. Al punto da concludere che “nel giro di pochi anni alcuni di loro scompariranno del tutto (vedi Suretta e Alpe Sud)”.

Se la scomparsa dei ghiacciai è un fenomeno da attendere nel prossimo futuro, nel presente si iniziano a livello scientifico ad affrontare già profonde difficoltà. Le distese sofferenti non sono più in grado infatti di fornire dati di elevata qualità. “Oggi ci restituiscono dati di difficile lettura – spiegano gli esperti, definendo tali informazioni “dati sporchi” – . Questo perché più si ritirano più entrano in gioco altri fattori, come quelli locali, che tendono a disturbare la relazione dei ghiacciai con le condizioni climatiche”.

Le ricerche salgono a quota 3500 m

Ecco allora che, “di fronte a questa triste situazione, ragionando sul lungo, ma neanche troppo, periodo, ci siamo trovati di fronte alla necessità di avviare dei monitoraggi su ghiacciai più grandi  – spiegano Riccardo Scotti e Matteo Oreggioni del SGL – . E a quote più elevate. Si è trattato di una scelta non facile perché rilievi in quota comportano una serie di problematiche logistiche alle quali, lo ammettiamo, non siamo proprio abituatissimi. Accessibilità più complicata con passaggi su aree molto crepacciate. Strumentazioni più costose. Parte dei lavori di rilevamento da compiere in elicottero (mezzo di trasporto che cerchiamo da sempre di utilizzare con estrema parsimonia)”.

La ricerca dunque prosegue, come una vera e propria sfida verso quote sempre più elevate, in una stretta collaborazione tra scienza e alpinismo. “Ora, se è vero che la situazione per noi in parte si complica è anche vero che ogni nuova avventura rilascia entusiasmo e la curiosità – aggiungono gli esperti – . E quello che succede sui e ai nostri ghiacciai è un fuoco che arde. Che va sempre rinnovato e che alimenta la passione di chi fa questo lavoro su base volontaria. Ci buttiamo quindi, con tanta passione e curiosità, in questa nuova avventura nella speranza di riuscire a portare a casa dei risultati utili sia per la comunità scientifica che per le comunità locali. In altre parole, go big or go home!”.

Strumentazioni sul complesso glaciale Fellaria – Palù

Il “trasferimento” degli studi a quote più elevate è fisicamente iniziato negli scorsi giorni. Grazie al Progetto Interreg Italia Svizzera B-ICE supportato dal Comune di Lanzada, domenica 28 giugno i glaciologi del SGL sono saliti sul complesso glaciale di Fellaria – Palù, tra i più grandi delle Alpi meridionali, per installare nuove strumentazioni.

Accanto a rilievi geofisici volti a misurare lo spessore del ghiacciaio e le sue variazioni volumetriche, sarà condotto un monitoraggio degli accumuli nevosi sull’Altipiano di Fellaria. Il bacino di accumulo del ghiacciaio posto fra i 3400 e i 3700 metri di quota. “Questo luogo incredibile e meraviglioso, è da sempre stato un enigma per i glaciologi italiani. Poiché, nonostante l’esposizione meridionale, la neve riesce tutt’oggi a conservarsi anche nelle estati più calde consentendo a tutto il complesso glaciale di comportarsi come un vero ghiacciaio e non come fossile climatico”, spiegano dal SGL.

“Quando vi trovate alla fine del Sentiero glaciologico L. Marson e vedete crollare blocchi di ghiaccio dalla seraccata del Fellaria, ecco, dovete sapere che quel ghiaccio proviene da questa enorme fabbrica di ghiaccio che è l’Altipiano di Fellaria. Quanta neve si conserva ogni estate? Quanto nuovo ghiaccio si forma lassù? Per quanto tempo ancora la neve riuscirà a resistere in questo luogo?“.

Per rispondere a tali quesiti tre squadre di operatori hanno provveduto a installare:

  • 4 paline “speciali” che consentiranno di misurare il quantitativo di neve che neve in grado di conservarsi ogni fine estate.
  • Un ablatometro per conoscere la fusione o l’accumulo della neve nei mesi estivi con risoluzione oraria.
  • Una base GPS e la misura con GPS differenziale Trimble di una traccia longitudinale sull’isoipsa di 3500 metri e il monitoraggio statico delle paline che, una volta ripetuto il prossimo anno, fornirà la velocità di flusso del ghiacciaio.
  • Due fotocamere installate sulla Cima nord dei Sassi Rossi a 3549 m. “Per nostra conoscenza sono le webcam più alte della Lombardia – sottolinea il SGL – e ci permetteranno di monitorare la risalita estiva della linea della neve e, con la tecnica del time-lapse di visualizzare il flusso del ghiacciaio”.

Non perdiamo le speranze

“Secondo gli scenari climatici è già troppo tardi per salvare la maggior parte dei ghiacciai lombardi – conclude il SGL -, abbiamo già devastato troppo il clima del pianeta. Ma se, optando per una drastica riduzione delle emissioni nei prossimi decenni, qualcosa si può ancora salvare, da noi quel qualcosa è sicuramente l’Altipiano di Fellaria. La Stalingrado del glacialismo lombardo. Noi ci speriamo! E speriamo che questo lavoro possa servire anche a far appassionare la gente a questi luoghi e a far conoscere i rischi che stanno correndo. Non solo i ghiacciai ma analogamente tutta l’umanità se non dovessimo cambiare le traiettorie energetiche ed economiche della nostra società ormai globalizzata”.

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