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Le temperature aumentano e la neve dell’Antartide diventa verde

Dopo aver assunto tonalità rosate a seguito della germinazione delle spore dell’alga Chlamydomonas nivalis, la neve dell’Antartide si tinge di verde. Ancora una volta un fenomeno naturale legato alla presenza di alghe verdi il cui sviluppo risulta favorito dall’innalzamento globale delle temperature. Questa la conclusione cui è giunto un team di ricercatori dell’Università di Cambridge e della British Antarctic Survey, i cui risultati sono stati di recente pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

La mappa delle alghe verdi antartiche

Questi microrganismi fotosintetici, aggregati in colonie nella neve, generano delle macchie cromatiche visibili fin dallo spazio. Utilizzando pertanto i dati rilevati da satelliti Sentinel-2 dell’ESA (European Space Agency), in combinazione con osservazioni sul campo, i ricercatori sono riusciti in 6 anni a realizzare la prima mappa di distribuzione delle alghe verdi in Antartide.

Sono state in totale identificate 1679 zone di fioritura algale, distribuite su una superficie combinata pari a 1,9 chilometri quadrati. La biomassa stimata si aggira attorno alle 1300 tonnellate in peso secco.

“Sebbene si tratti di numeri abbastanza bassi su scala globale – dichiara Matt Davey dell’Università di Cambridge all’Agence France Presse – , in Antartide, dove la vita vegetale è decisamente ridotta, una simile quantità di biomassa risulta statisticamente significativa. Molta gente immagina il continente antartico popolato solo da neve e pinguini. In realtà se si guarda oltre questo limite, ci si rende conto che c’è tanta vita vegetale”.

Per restare in tema pinguini, è interessante notare come la concentrazione maggiore di alghe verdi sia stata riscontrata entro 5 chilometri da una colonia di sfeniscidi, in quanto i loro escrementi risultano essere ottimi fertilizzanti.

Alghe verdi e assorbimento di carbonio

Lo scenario futuro che gli scienziati delineano per l’Antartide, come ben sappiamo, non è dei più rosei. Con il progressivo incremento delle temperature su scala mondiale, le aree di costa del continente risulteranno prive di neve nella stagione estiva. E dunque di alghe. Ma per compenso, la loro presenza aumenterà nelle zone più a Nord e a quote sempre più elevate.

Essendo in grado di svolgere la fotosintesi, tali microrganismi sono in grado di assorbire anidride carbonica. Attualmente si stima che i quasi 2 chilometri quadrati di copertura algale siano associati a 479 tonnellate di CO2 assorbita annualmente. La potenziale esplosione algale a seguito dell’innalzamento termico potrebbe comportare pertanto un consequenziale aumento dell’assorbimento di CO2. Ottimo elemento. Di contro però il loro accrescimento, come nel caso della neve rosa, comporterà una riduzione dell’albedo, ovvero della capacità di riflessione dei raggi solari da parte della superficie candida. Nel dettaglio, la neve bianca è in grado di riflettere l’80% delle radiazioni che raggiungono la superficie terrestre. La neve verde circa il 45%. Ne conseguirebbe un parziale assorbimento con incremento nella velocità di scioglimento della neve stessa. Fortunatamente, rincuorano gli scienziati, si tratterebbe di un effetto molto limitato.

Un futuro verde per l’Antartide

La mappa prodotta dal team internazionale servirà agli scienziati a monitorare e stimare la velocità di inverdimento del continente in conseguenza del cambiamento climatico. Un percorso che, come spiegato da Davey, comporterà la formazione di nuovi ecosistemi, in cui le alghe rappresenteranno i produttori primari. Le alghe verdi infatti formano è stato già dimostrato che formino legami stabili con alcune spore fungine e batteri. In sintesi, una comunità che potrebbe potenzialmente andare a costituire un giorno dei nuovi habitat. A differenza di licheni e muschi antartici, già oggetto di studi negli scorsi anni, le alghe verdi mostrano una più alta velocità di sviluppo ed espansione, risultando un ottimo parametro per monitorare la salute del continente.

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