Storia dell'alpinismo

La nascita degli 8000, una questione di metro

Sono state ignorate per millenni, fino a quando nei primi decenni dell’Ottocento hanno iniziato a interessare l’impero anglo-indiano. Le montagne più alte del mondo, poste tra Cina, india e Nepal, non hanno mai creato grande interesse cartografico o esplorativo. È stata la paura di una possibile invasione russa della colonia indiana a stimolare la conoscenza dell’Himalaya e del Karakorum. Lo scopo era trovare, negli oltre duemila chilometri di montagne, un possibile passaggio.

I primi a inoltrarsi, e a intuire la grandezza di queste cime sono quindi i militari britannici. Un decennio dopo sono poi i rilevatori del Survey of India, impegnati nella campagna di misurazione trigonometrica, a confermare la loro ipotesi. La misurazione delle vette himalayane è un lavoro difficile e complesso, una vera e propria avventura che dura anni. Salite impegnative a quote superiori ai cinquemila metri dove poter fissare il teodolite e puntare alle alte cime della catena. Tra queste una in particolare coglie l’attenzione di Andrew Waugh, nuovo sovrintendente al Survey of India succeduto a Sir George Everest (a cui poi sarà dedicata la cima più alta della Terra), si chiama Peak XV e appare lontana all’orizzonte. Potrebbe essere la più alta. Vengono allora effettuate nuove misurazione e calcoli più accurati, controllati più e più volte. Misura 8840 metri, solo 8 metri in meno rispetto a quella che sarà la reale altezza della montagna. È la più alta al mondo.

La seconda montagna più alta della Terra

Identificata la cima più alta del mondo viene spontaneo chiedersi quale possa essere la seconda, quale quella che più si avvicina all’Everest. Oggi conosciamo tutti la risposta, ma sono serviti quattro anni dall’identificazione di Peak XV prima che questa venisse scoperta. A scovarla, tra le vette del Karakorum, i ragazzi del colonnello Thomas George Montgomerie, a cui sono state affidate le misurazioni trigonometriche nell’area del Kashmir.

A chiamarla K2 fu proprio Montgomerie. Significa “Karakorum 2”, cioè seconda cima del Karakorum. La prima, che ancora oggi porta il nome di K1, è il Masherbrum, elegante montagna sul fianco del ghiacciaio Baltoro. Misura appena – si fa per dire – 7821 metri ed è la ventiduesima cima della terra e l’undicesima dell’attuale Pakistan. Il suo nome, “Karakorum 1”, deriva da un errore di misurazione realizzato dal colonnello Montgomerie che inizialmente ne sovrastimò le dimensioni. Sono stati necessari alcuni anni perché l’errore venisse corretto, ma l’appellativo K1 gli rimase.

A ChogoRi, il K2 secondo il nome locale, è rimasto invece il numero 2, che volendo aiuta a meglio identificarla come seconda cima del globo.

La lista dei quattordici Ottomila

Misurati inizialmente in piedi, secondo l’unità di misura utilizzata in Regno Unito, non esisteva una vera e propria definizione con cui raggruppare le cime più alte al mondo. Si conosceva la loro altezza, ed erano ordinate secondo questa, ma nessuno era ancora riuscito a individuare quei quattordici nomi che avrebbero aperto un nuovo capitolo nella storia dell’alpinismo. L’Everest misurava 29028 piedi, il K2 28251 piedi, il Kangchenjunga 28169 piedi e così via fino ad arrivare allo Shisha Pangma con 26335 piedi. Numeri che non avevano nulla di evocativo da comunicare, come invece sarebbe accaduto con la conversione nel sistema metrico decimale. Misurate in metri sono solo 14 le montagne a superare quota ottomila, dagli 8027 metri dello Shisha Pangma fino a raggiungere gli 8848 del tetto del mondo. La notorietà di queste sarebbe divenuta presto planetaria spingendo l’uomo alla ricerca del record: collezionare tutte e 14 le più alte montagne delle Terra. Il primo a riuscirci sarebbe stato l’altoatesino Reinhold Messner nel 1986.

Curioso è osservare come negli anni Trenta del Novecento, quando si è stilata la classifica dei 14 ottomila, si sia scelto di ordinare le vette basandosi sul concetto di massiccio, anziché di vetta. Se si usasse lo stesso criterio impiegato sulle Alpi, andando a elencare tutte le cime di uno stesso massiccio con un’altezza superiore a ottomila metri, in totale queste sarebbero 22 o più. Come ci fa notare un vecchio scritto di Roberto Mantovani (ALP n° 231) “Già negli anni Settanta Mario Fantin aveva messo in guardia i suoi lettori. ‘Va notato’ scriveva, ‘che aggiungendo le cime minori dei massimi gruppi montuosi, pur sempre più alte di 8000 metri, si avrebbero altri 25 Ottomila (totale 29) meritevoli di tale titolo’. Ma a leggere quello che passa sul web, si direbbe che lo studioso bolognese abbia abbondantemente peccato per difetto: una lista redatta da un gruppo di alpinisti cechi porta addirittura a 40 il numero degli 8000”.

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3 Commenti

  1. a me pare più logica la catalogazione dei 14 ottomila piuttosto che gli 82 quattromila delle alpi…

    per esempio guardando una montagna come il Broad Peak, così compatta e definita, mi pare davvero innaturale sostenere che quelli siano tre ottomila… e istintivo (direi ‘ovvio’) invece sostenere sia uno solo.

    al contrario catalogare ogni singola gobba del monte rosa come un quattromila… mi suona come una forzatura. ma insomma, va bene così! un parere.

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