Arrampicata

Adam Ondra racconta i suoi tentativi su “Becoming”, 9a+ in Frankenjura

Secondo appuntamento in quarantena con Adam Ondra e la sua serie “Road to Tokyo” che, in queste settimane di fermo, ci riporta indietro con la memoria a ricostruire alcune delle avventure del campione ceco. Questa settimana facciamo un salto nello spazio e nel tempo, ritornando all’autunno 2019 in Frankenjura, Germania.

Dal boulder indoor del precedente episodio, ci spostiamo nel mondo dell’arrampicata su roccia. Adam ci ripropone la serie di tentativi messi in atto su “Becoming”, 9a+ la cui prima salita è opera di Markus Bock (2014).

Il paradiso della Frankenjura

Nella sua carriera, Adam è salito più volte in parete nella regione tedesca della Frankenjura. Un paradiso per i climber, che accoglie vie note a livello internazionale, come “Action Directe”, il primo 9a al mondo, salito per la prima volta nel 1991 da Wolfgang Gullich e ripetuto da Ondra nel maggio 2008, a soli 15 anni.

Un paradiso selvaggio, con “migliaia di vie nascoste nel profondo della foresta”. Si tratta solitamente di vie brevi, che necessitano di un grande impegno di dita. “Esteticamente non saranno vie bellissime ma la foresta ha qualcosa di magico”. Markus Bock è colui che negli ultimi anni si è cimentato nell’apertura delle vie più complicate in zona. E forse “Becoming” è in assoluto la più dura.

Un salto indietro all’autunno 2019

È una mattina di ottobre e Adam ha deciso di alzarsi quanto prima per raggiungere la Frankenjura, in quella che pare essere la stagione perfetta per arrampicare. “Per affrontare vie con prese così piccole è meglio che faccia un po’ freddo”. Primo step è la pulizia degli appigli e l’analisi del percorso, memorizzando ogni delicato movimento da compiere, così che il tentativo definitivo sia quanto più efficace. “La via non è estremamente lunga, circa 50 metri”. Importante, come suggerisce Ondra, è selezionare i movimenti nell’ottica di non rovinare troppo la pelle delle dita.

I primi movimenti, su un traverso, risultano davvero sfiancanti, con dei punti di appoggio minimi. Bisogna cercare di non consumare troppe energie ma anche evitare di rilassarsi troppo, o scivolare è un attimo. Finalmente si raggiunge una sosta. Ma in realtà, a causa della posizione scomoda e degli appoggi minuscoli, rilassarsi non è affatto possibile. Tocca stringere i denti e proseguire. La seconda parte della via risulta apparentemente più agevole, ma gli appigli iniziano a diventare ancora più piccoli. Una via che diventa una impresa di endurance. Il primo tentativo va purtroppo a vuoto.

Dita, muscoli e mente sono decisamente provati. Serve riposo per recuperare e tornare in parete. Avendo già sperimentato i primi movimenti, risulta tutto più facile, con minor dispendio di energia. Superato il punto cruciale del primo tentativo le dita iniziano a dolere. L’indice della mano sinistra in particolare sembra sanguinare, ma Adam non vuole mollare e allora continua a salire senza utilizzarlo. Al secondo volo, guardandosi le mani, si renderà conto che il dito non stesse affatto sanguinando.

Niente da fare, non è il giorno giusto. Una esperienza che diventa di insegnamento per affrontare questa quarantena. Ci saranno momenti migliori, bisogna saper aspettare.

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