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I migliori Pesci d’Aprile dal mondo della montagna

Ogni anno il 1 aprile si conferma la giornata in cui tocca prestare la massima attenzione alle notizie circolanti in rete. E in questo periodo in cui il web pullula di fake news quotidiane, non è stato certo facile evitare di cascare nei tranelli di chi si è voluto mettere in gioco, architettando qualche scherzo. Una consuetudine, quella del Pesce d’Aprile, che piace anche ai protagonisti del mondo della montagna, noi inclusi. In tanti ieri hanno tentato di burlarsi dei propri follower. Se ve li siete persi, ecco di seguito i migliori Pesci d’Aprile 2020 del mondo outdoor.

Kilian Jornet abbandona il trail running

Il più veloce (non poteva essere altrimenti) a prenderci in giro nella mattinata di ieri è stato Kilian Jornet. Un bel video fake servito ad ora di colazione, in cui ha annunciato il suo ritiro dal mondo del trail running.

“È stato un bel viaggio. Ho corso per più di 15 anni e ho avuto il piacere di competere con grandi atleti e creare legami con tante persone attraverso il trail running. Non ho mai provato a immaginare dove avrebbe potuto condurmi, ma ora so che è arrivato il momento di riposare e tirare le somme. Sarà difficile per la gente immaginarmi seduto sul bordo di un pontile con la mia canna da pesca, ma è stato un cambiamento benvenuto. Il pesce non mi chiede selfie e non si aspetta da me nuovi record. Il loro unico desiderio è assaggiare il verme al termine del filo. E questa semplicità è stata positiva per me dopo così tanti anni in cui ho corso più veloce possibile. Grazie per il supporto che mi avete offerto in questi anni grandiosi”.

Un nuovo libro per Matteo Della Bordella

Il Presidente dei Ragni di Lecco Matteo Della Bordella ha scelto come scherzo del primo aprile l’annuncio di un nuovo libro, speciale per tematica e per l’attenzione all’ambiente.

“In queste settimane di quarantena, ho trovato l’ispirazione necessaria per scrivere il mio secondo libro. Un libro dedicato a dei compagni di cordata speciali. Per essere il più ecosostenibile possibile il libro non sarà questa volta cartaceo”. Il link allegato per scaricare il volume è stato ovviamente associato a una bella immagine di un pesce d’aprile.

Un friend extra large per Alex Honnold

Alex Honnold si conferma un attore da Oscar nel video che ci ha regalato nella giornata più folle dell’anno, in cui presenta un innovativo tool d’arrampicata: il friend più grande al mondo.

Alex non è un amante dell’arrampicata in fessura. “Fa schifo”, dichiara senza mezzi termini. Ma ogni tanto gli tocca affrontarle. “Volevo trovare un modo per rendere camini e ampie fessure un po’ più docili. Per fortuna conoscevo qualcuno che poteva fare al caso mio”. Nasce così il friend Camalot C4, il più grande al mondo. Il giusto attrezzo per “domare un mostro”. 

Stefano Ghisolfi apre un 9c+

Stefano Ghisolfi ha scelto di ricordare una “impresa” realizzata due anni fa, il 1 aprile 2018: la salita del primo 9c+ al mondo.

“Incredibile, non ho voluto far menzione a nessuno di questo progetto. Ma ora è fatta. Ho deciso di tentarlo sempre in gran segreto per evitare pressioni e alla fine ha funzionato. Ho provato questa via così tante volte da quando mi sono trasferito ad Arco che ha praticamente rubato ogni mia energia corporea e mentale. Tutto questo per oltre 50 giorni. È impossibile contare ogni singolo tentativo, sono stati troppi. Penso che sia la cosa più complessa che io abbia mai provato e, giusto per essere chiari, la più difficile al mondo.

Vorrei ringraziare i miei sponsor, la NASA e la NASA Italia, che hanno costruito una camera di iper gravità per consentire di allenarmi e di diventare un climber migliore. Senza tale struttura per allenarmi il salto in diagonale di 3 metri che ho dovuto effettuare sarebbe risultato impossibile (nell’immagine potete vedere la doppia oscillazione dopo il salto). Un ringraziamento speciale a Sara Grippo che mi ha introdotto allo yoga e alla meditazione. Pratiche che si sono rivelate utili per levitare durante l’unica sosta della via, per ridurre mentalmente il mio peso. Fortunatamente ho avuto l’opportunità di ricreare la via mentalmente e poi arrampicare grazie alla realtà virtuale prima del reale tentativo.

Per tutte queste ragioni vorrei proporre (e confermare, visto che ho effettuato due salite per fare le foto)che sia riconosciuta come primo 9c+ al mondo. Vorrei chiamarla Pelirpa, come la divinità del sacrificio, della pazienza e della pesca. Perché? Semplicemente perché mi è costata parecchio tempo, sforzi e forza mentale”.

AIE: K2 invernale per Simone Moro e Denis Urubko

Non poteva mancare il contributo irriverente degli Alpinisti in Erba (AIE), che hanno intavolato una edizione straordinaria del Tg in Erba per dare l’annuncio di una inattesa invernale al K2. Quella della coppia composta da Simone Moro e Denis Urubko.

Foto FB @Alpinisti in Erba

“La notizia rimbalza ormai ovunque, i canali social non parlano d’altro. Ulteriore e forse definitiva svolta alla ‘telenovela dell’alta quota’. Siamo increduli, e per questo lo ripetiamo ancora una volta: Simone Moro e Denis Urubko torneranno insieme (quanto ci piacciono le minestre riscaldate) per l’attacco definitivo all’ultimo ottomila inviolato in invernale. Il K2 ha i giorni contati. Si, esattamente 268. Partenza prevista il prossimo 25/12! Dalla foto sono chiari i compiti: Denis sempre da primo, Simone già in posa con la V di vittoria. (Pensavate dicessimo Simone sempre da secondo, eh)”.

Un Pesce d’Aprile ancora imbattuto

La fantasia dei tanti protagonisti del mondo outdoor che ieri sono riusciti nell’intento di strapparci un sorriso in quarantena va per certo premiata. Ma c’è chi ha fatto peggio. Siamo andati indietro negli anni alla ricerca di quello che forse potremmo definire il Pesce d’Aprile cult della storia della comunicazione a tema montagna. Artefice è stata nientemeno che la BBC.

Nel 1957, nel corso della trasmissione di attualità Panorama fu mandato in onda un documentario prodotto dalla BBC su un fantomatico albero degli spaghetti. Era ovviamente il 1 aprile. Una notizia che a leggerla ora risulta per certo assurda. Ma non la pensarono così i tanti telespettatori inglesi. La redazione fu bersagliata di telefonate di curiosi che chiedevano maggiori dettagli sulla preziosa specie arborea. Merito dello scherzo va al cameraman Charles De Jaeger. L’idea era saltata fuori da un ricordo delle elementari. Il suo maestro aveva infatti l’abitudine di prendere in giro gli studenti affermando che “avrebbero creduto che gli spaghetti crescano sugli alberi“, per non dire in termini più semplici quanto fossero stolti.

Il video fu strutturato davvero bene. Charles chiese il permesso di recarsi sulle Alpi, in Svizzera, e allestire una scenetta di abitanti intenti a raccogliere gli spaghetti. La BBC finanziò il pazzo progetto con 100 sterline. A rivestire il ruolo di albero degli spaghetti furono un paio di piante di alloro con i rami ricoperti di spaghetti umidi. Dopo la fase di raccolta, seconda scena del video era l’allestimento del pranzo dei coltivatori di spaghetti, con un bel piatto del loro prodotto appena raccolto condito con il pomodoro.

Non finisce qui. De Jaeger, tornato a Londra, chiese aiuto per il doppiaggio al conduttore di Panorama, Richard Dimbleby, una voce molto conosciuta dal pubblico. A lui fu così dato incarico di raccontare quanto difficile fosse la produzione dell’ortaggio, estremamente sensibile alle gelate. E quanto la lunghezza dello spaghetto fosse frutto di generazioni di lavoro. Tocco di classe fu infine l’aggiunta di una perfetta colonna sonora composta da “Spring in Ravenna” di Hans May e “A Neapolitan Love Song”, di Walter Stott.

Forse in Italia non ci saremmo cascati, ma all’epoca in Gran Bretagna lo spaghetto era una rarità, un lusso. Ai tanti curiosi che chiamarono i centralini televisivi per avere dettagli su come avviare una coltivazione di spaghetti a casa, le centraliniste risposero con humor britannico: “Mettete una manciata di spaghetti in una lattina di sugo al pomodoro e sperate per il meglio”.

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