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Quattro weekend in compagnia del Trento Film Festival

In attesa della riprogrammazione al termine dell’emergenza coronavirus, il Trento Film Festival, come vi annunciavamo pochi giorni fa, ha scelto la via del digital. Accanto al campo base virtuale realizzato su Facebook, dove settimanalmente vengono forniti consigli cinematografici, nelle prossime settimane ci attende una nuova sorpresa. Anche l’appuntamento con il progetto “Visioni”, nato lo scorso anno dalla collaborazione tra la Fondazione Museo storico del Trentino e il TFF per raccontare la storia della più antica rassegna internazionale di cinema e culture di montagna, diventa infatti digitale. A partire da sabato 28 marzo, per quattro weekend consecutivi fino al 18 aprile, saranno infatti trasmessi su History Lab – canale 602 del digitale terrestre, quattro film protagonisti delle scorse edizioni.

I film saranno introdotti da Sergio Fant, responsabile del programma cinematografico del Trento Film Festival e andranno in onda ogni sabato alle 20.30, con repliche la domenica alle ore 10.00, 15.00 e 20.00. La programmazione si potrà inoltre seguire in streaming nei medesimi orari, collegandosi al sito gli stessi orari sul sito di History Lab.

Andiamo a scoprire insieme le trame dei 4 film in programma.

“Rupi del vino”

Si parte sabato 28 marzo con “Rupi del vino” (Ermanno Olmi, Italia / 2009 / 53’). Un film presentato al festival nel 2010 fuori concorso e “celebrato” come proiezione-evento. Questo documentario racconta la realtà, la storia, l’eccezionalità e i valori immateriali dei vigneti terrazzati del versante Retico della Valtellina. Comunicando quanto di eroico è stato fatto nei secoli dall’uomo che, con diligenza e scienza, si è rapportato positivamente all’ambiente realizzando un territorio coltivato che ancora oggi è viva e provata testimonianza di sapienza agricola, di capacità produttiva, di rispetto della natura e di valorizzazione del territorio. Di fronte a cambiamenti epocali che segneranno gli orientamenti futuri del nostro vivere, le piccole realtà locali, con le loro distinzioni e specificità, formano la vera ricchezza di tutta la Terra. Questo il messaggio del maestro Olmi, ancora più valido in questa fase di emergenza globale.

“Everest Green”

Secondo appuntamento sabato 4 aprile con “Everest green” (di Jean-Michel Jorda, Francia / 2017 / 53′), un film che testimonia l’impegno del Trento Film Festival nel raccontare e analizzare l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi naturali, e nell’individuare possibili soluzioni per la salvaguardia del Pianeta: un impegno che si è concretizzato nel programma speciale T4Future, lanciato quest’anno, che sarà una delle novità della 68. edizione. Le montagne, infatti, sono delle vere e proprie sentinelle dei cambiamenti in atto, e per questo vanno tutelate in primo luogo da chi le abita e le vive per passione, lavoro o necessità. Il film, in particolare, racconta come dietro l’avventura delle spedizioni alpinistiche himalayane si nasconde una tragica realtà ambientale e umana, che inizia a 8848 metri sul livello del mare e finisce nelle discariche a cielo aperto di Kathmandu, la città più inquinata del pianeta.

“Linea 4000”

Si prosegue sabato 11 aprile con “Linea 4000″ (di Giuliano Torghele, Italia / 2012 / 40’), che ci introduce uno dei temi che saranno affrontati nella 68. edizione del festival: le grandi traversate delle Alpi. Il regista Giuliano Torghele segue il sogno di Franco Nicolini che, sulle orme di Patrick Berhault, ha accarezzato per molto tempo il traguardo di concatenare tutte le 82 vette che superano i quattromila sulle Alpi. Insieme a Diego Giovannini, Nicolini riesce nell’impresa in 60 giorni muovendosi a piedi, sugli sci o in bicicletta. Scopriamo così una nuova spinta dell’alpinismo sulle Alpi.

“Il tempo del fiume”

Ultima tappa sabato 18 aprile con “Il tempo del fiume” (di Nadja Veluscek e Anja Medved, Italia / 2010 / 63′), che ci porta a seguire il corso dell’Isonzo, da sempre un fiume di confine. Il suo corso relativamente breve collega due mondi diversi: le Alpi e il Mediterraneo. E’ un fiume ricco di contraddizioni, molto attraente, ma altrettanto pericoloso, famoso per il colore smeraldo ma anche per le battaglie sanguinose. La Prima Guerra Mondiale non ha distrutto solo la vita, i villaggi e i campi, ma anche il rapporto che l’uomo aveva con la natura. Di chi è oggi l’Isonzo? La Slovenia lo ruba all’Italia con le dighe, l’Italia ne spreca le acque con un’irrigazione smodata. Le imprese edili ne saccheggiano la ghiaia e l’industria ne inquina le acque con le discariche. In tutto questo intrecciarsi di interessi contrapposti ci si dimentica che l’Isonzo appartiene in primo luogo a se stesso, e che il ruolo essenziale che svolge da milioni di anni è importante per tutti.

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