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Yosemite: poca acqua per l’attesissima cascata di fuoco

Le ultime due settimane di febbraio sono solitamente il momento migliore per fare una fuga a Yosemite, in California, e sperare di trovare posto per assistere alla meravigliosa “firefall”. La cascata di fuoco, nome attribuito al fenomeno annuale che vede l’acqua in caduta della Horsetail Fall, sul lato orientale di El Capitan, infiammarsi sotto i raggi del sole, tanto da sembrare una colata lavica. Ma quest’anno i tanti curiosi giunti da ogni parte del mondo sono rimasti delusi.

Troppa poca acqua

Perché il fenomeno si verifichi sono infatti necessari alcuni elementi: la luce del sole in arrivo con una angolazione precisa al tramonto, con cielo privo di nubi, e abbondante acqua in caduta. Bastano una nuvola o un po’ di nebbia per impedire che si verifichi. E tra l’altro il fenomeno dura meno di dieci minuti.

Generalmente il periodo in cui si ha la  maggiore probabilità di assistere allo spettacolo va dal 13 al 27 febbraio. A causa della protratta siccità di questo inverno, la cascata è risultata troppo povera di acqua per dare origine alla scenografica “colata di lava”. I raggi del sole hanno semplicemente illuminato, in maniera comunque ammaliante, la parete rocciosa, come si può vedere dalle prime foto circolanti sul web.

Il Parco nazionale di Yosemite aveva in ogni caso avvisato per tempo i visitatori della probabile assenza della firefall, con un messaggio apparso sul sito ufficiale il 12 febbraio. “Quest’anno non c’è quasi acqua nella Horsetail Fall, e non sono previste precipitazioni per le prossime due settimane”.

La delusione dei fotografi

Facile da immaginare la delusione dei tanti fotografi occorsi a Yosemite. I professionisti del mondo della fotografia per anni hanno cercato in maniera empirica di identificare il momento migliore dell’anno per catturare con i propri obiettivi la cascata di fuoco. Addirittura l’ingegnere Aarron Meyers ha messo a punto negli scorsi anni un software in grado di calcolare e predire il giorno migliore dell’anno per intercettare il fenomeno. Lo scorso anno il suo programma aveva predetto che il momento perfetto per lo scatto perfetto sarebbe stato il 22 febbraio alle ore 5:28 del pomeriggio. Per i meno esigenti, giorni ottimali avrebbero dovuto essere inoltre quelli tra il 15 e il 18 e tra il 25 e 27 febbraio. E così il 22 febbraio 2019 si erano riunite attorno alla cascata ben 2000 persone.

I fotografi, problema non da poco

Quest’anno, per far fronte a un sicuro aumento delle visite rispetto agli scorsi anni, il Parco ha annunciato la chiusura di due dei punti ideali da cui normalmente viene osservato il fenomeno. È stato consentito l’avvicinamento soltanto a uno dei tre punti, raggiungibile attraverso un sentiero di 2,5 km. I fotografi stanno diventando in effetti un problema serio a Yosemite nel periodo della firefall. In un crescendo di popolarità, a partire dagli anni Quaranta, quando per primo il fotografo Ansel Adams la catturò in uno scatto, oggi si è arrivati appunto a migliaia di accessi al giorno, con tutte le conseguenze del caso. Affollamento, spazzatura, rami spezzati per migliorare la visuale.

In una intervista rilasciata al The Guardian, il fotografo britannico Paul Reiffer ha dichiarato di aver scelto di evitare di recarsi a Yosemite quest’anno, proprio perchè il sovraffollamento non consente ormai di godere appieno del fenomeno. “È come essere a un concerto all’aperto – ha affermato, ricordando le sue esperienze degli anni passati – , in cui ognuno cerca di accaparrarsi il suo posto stendendo a terra la sua coperta da pic nic. Un affollamento tale da dover incastrare i tripodi l’uno con l’altro”. Qualcuno si spinge anche al di fuori dell’area di sosta indicata dal Parco, scendendo lungo la sponda del fiume e causando erosione del terreno.

La gente si dimentica di essere a Yosemite, in un ambiente naturale, che già di per sé risulta magnifico. Al contrario, unico loro obiettivo è lo scatto perfetto”.

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