Arrampicata

Hangar Masters 2020. Sfida all’ultimo boulder tra Adam Ondra e Martin Stranik

Nel 54esimo episodio della serie “Road to Tokyo”, Adam Ondra ci porta agli Hangar Masters 2020, seconda edizione della competizione internazionale di boulder avviata a Brno, in Repubblica Ceca, lo scorso anno. Il nome deriva appunto dall’Hangar gym della città natale di Adam.

La gara è andata in scena lo scorso weekend. “È stata la prima sfida della stagione. Il morale era alto dopo un lungo periodo di allenamento, anche grazie a campioni internazionali come Alberto Gines o giovani emergenti del team nazionale sloveno”.

Via alle qualifiche

Sabato 22 febbraio, alle ore 16, si è dato il via alle qualifiche. Tra gli sfidanti in parete grandi nomi del mondo boulder accanto a quello di Ondra, quali Alberto Gines Lopez e Martin Stranik. “Il momento peggiore delle competizioni – racconta Ondra – è quando stai di sotto e guardi, non certo mentre arrampichi. Studi le possibili sequenze prima che tutto inizi. È quando sei a terra che servono le idee. Se non le hai è meglio manco provarci”.

Qualifiche non facili. Quattro problemi di boulder di cui il primo decisamente più ostile del secondo, con due dynos iniziali, inaffrontabile persino per il campione ceco. Con 3 problemi risolti su 4, Adam viene ammesso alle finali.

Ultimo duello tra Ondra e Stranik

Ore 20.00, la Hangar gym è ricolma di spettatori. I finalisti sono pronti a darsi battaglia. Adam sale in parete. Il boulder #1 sembra una passeggiata. Stessa storia per il #2. Ondra sembra davvero nel suo parco giochi preferito. Anche Stranik ammette di aver trovato la sfida più facile del previsto. Ma il terzo problema da risolvere inizia a creare qualche difficoltà, anche ad Adam stesso, cui servono 4 tentativi prima di arrivare in cima. Martin salta così in testa alla classifica, ma la gara non è finita. Il boulder #4 risulta più facile del previsto, per entrambi.

Si chiudono così gli Hangar Masters 2020, con un oro nelle mani dei Stranik, argento per Adam, bronzo per Zan Sudar. Una grande soddisfazione per Martin che ammette di avercela fatta per un colpo di intuito su un singolo boulder su 4, che ha fatto la differenza. “Lui non ha capito l’esatta sequenza, io sì e così ho vinto”.

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