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Ministero dell’Ambiente. In azione un team di “caschi verdi” per difendere la natura

Proteggere aree protette e siti Unesco attraverso una task force di esperti. Questa la nuova ammirevole iniziativa promossa dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che lo scorso il 28 gennaio ha annunciato ufficialmente la nascita dei “caschi verdi”.

“Abbiamo i primi 22 super esperti, di varie discipline, che già lavorano insieme a sette progetti”, ha dichiarato a seguito della firma del Protocollo di collaborazione con i caschi verdi, aggiungendo che “a questo programma sperimentale sono destinati 2 milioni di euro per ciascuno degli anni, dal 2020 al 2022”.

Caschi verdi a supporto delle aree protette e dei Siti Unesco

Il team di esperti qualificati fornirà il proprio supporto nelle aree protette e nei siti italiani riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Loro il compito di aiutare nella definizione di piani di gestione, nella programmazione di attività di salvaguardia e valorizzazione, di comunicazione ed educazione ambientale.

“I 22 esperti – ha spiegato Costa – provengono dall’Ispra, ma non ci fermiamo solo a Ispra. Stiamo interpellando le università, il Cnr, il Cufa”. Alla task force potranno prendere parte anche “tutti coloro che volontariamente, ma in servizio, intendono aderire mettendosi al fianco degli enti gestori per dare loro quel supplemento di esperienza che serve per tutelare al meglio gli scrigni della natura“.

L’invito a entrare in squadra, attraverso la firma di appositi protocolli di intesa, è stato inviato dal ministero dell’Ambiente a una serie di istituzioni pubbliche. Alla Commissione Nazionale Italiana Unesco, ai ministeri delle Politiche agricole, dei Beni e delle attività culturali, dell’Istruzione, nonché a Enea, Cnr e Crea.

L’Italia al servizio del verde mondiale

La squadra dei caschi verdi, secondo la visione prospettica del Ministro Costa, dovrebbe non solo essere posta al servizio del territorio italiano, ma risultare anche di supporto a tutti quei Paesi, soprattutto quelli più in difficoltà, come quelli dell’Africa Centrale, della fascia subsahariana del Sahel, le piccole isole del Pacifico e alcuni Paesi asiatici, che già ce li hanno chiesti. Noi pagheremo tutte le spese perché l’intento è di salvaguardare la natura, in Italia e nel mondo. Siamo i primi al mondo a farlo“.

La mission del team sarà, come spiegato da Costa, la pace ambientale. Un obiettivo complesso per assicurare il quale serve una squadra variegata. “Esperti di varie materie, dall’ingegnere ambientale al biologo e il naturalista. Ma anche il laureato in lettere che conosce dell’Unesco particolari condizioni che si integrano con la natura. E l’architetto del paesaggio, che insieme lavorino in squadra per poter presentare un piano di gestione di una tutela nuova degli scrigni della natura. È una cosa mai fatta al mondo. Io sono andato personalmente a negoziarlo dalla direttrice generale dell’Unesco a Parigi che è rimasta molto colpita da questa idea”.

Una idea che a questo punto diventa legge e prende il via in modo rapido. Sono infatti già stati avviati i primi sette progetti, in quattro Riserve Mab (Tepilora, Rio Posada e Montalbo; Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Sila; Collina Po), due Patrimoni Unesco (Etna; Sito di Elea Velia; Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e un Geoparco (Adamello Brenta).

Grande soddisfazione, accanto a quella del Ministro, padre dell’idea, viene espressa anche dall’Ispra. Per il direttore generale dell’Ente, Alessandro Bratti, “il numero così alto di adesioni volontarie ai Caschi verdi avute all’interno dell’Ispra testimonia una volontà che va oltre il semplice incarico d’ufficio. Quello che ci aspetta è un compito delicato e pieno di responsabilità, che si svolge sul territorio italiano ma oltrepassa i confini nazionali. Siamo, infatti, fermamente convinti che tutti i siti Unesco debbano essere non solo supportati ma custoditi e valorizzati”.

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