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Patagonia. Crollato in anticipo il ponte di ghiaccio del Perito Moreno

Il ghiacciaio Perito Moreno nel Parco Nazionale di Los Glaciares, nella Patagonia argentina, quest’anno ha anticipato al 28 dicembre la scenografica rottura del suo ponte di ghiaccio. Fenomeno ciclico che si ripete a partire dal 1917, legato al suo continuo movimento.

Il ciclo di formazione e rottura del ponte di ghiaccio

Il Perito Moreno, una delle principali attrazioni del Parco e tappa quasi obbligatoria per chi visita l’Argentina, misura 30 chilometri di lunghezza e le sue pareti raggiungono anche i 70 metri di altezza, per una estensione totale di circa 254 chilometri quadrati. La sua peculiarità è rappresentata, come anticipato, dall’essere in continuo avanzamento, di circa 2 metri al giorno.

La sua massa si trova a Ovest del lago Argentino, ma la parte anteriore del ghiacciaio poggia per 5 chilometri sulla superficie del lago stesso. La presenza di un cuscino di acqua sotto la massa ghiacciata lo porta a scivolare fino a raggiungere la sponda Est del lago, dove si sviluppa la “Penisola Magallanes”. Una volta raggiunta la Penisola, il ghiacciaio taglia praticamente in due il lago, formando una sorta di diga. La massa d’acqua del lago a Sud dello sbarramento risulta sollevata rispetto alla metà settentrionale. Condizione che determina il generarsi di una forte pressione sulla diga di ghiaccio. Tale spinta, sommata al continuo scivolamento, causa il distacco di enormi blocchi di ghiaccio, con frequenza giornaliera.

La pressione costante sullo sbarramento, col passare dei mesi, scava un tunnel nel ghiacciaio, convertendo la “diga” in un “ponte”. Quando il tunnel diventa troppo grande e, come conseguenza, il ponte si assottiglia, si raggiunge il cosiddetto “punto di rottura”. È così che lo sbarramento crolla riunendo le due parti del lago.

Una rottura imprevedibile

Un momento non prevedibile in maniera facile, con dinamiche strettamente legate alle condizioni climatiche e atmosferiche. La frequenza risulta altamente variabile,  dalle due volte all’anno fino a una volta ogni dieci anni.

Il fenomeno, che per decenni si è verificato alla fine dell’estate australe, tra febbraio e marzo, sta subendo delle modifiche negli ultimi tempi. Le ultime due rotture, nel 2016 e 2018, sono avvenute a distanza di due anni, mentre in precedenza la frequenza era di quattro anni o anche più.

Assistere alla rottura diventa sempre più frutto del caso. Quest’anno abbiamo la fortuna di disporre di un video del crollo, girato dalla guida turistica Mariela Veritier, che accompagnava un gruppo di turisti orientali.

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