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Oli essenziali nei boschi. Come variano nello spazio e nel tempo

Che camminare nei boschi faccia bene è cosa risaputa. Ogni appassionato di natura e montagna sa bene quali siano le sensazioni positive con cui si torna a casa dopo una bella escursione nel verde. Il mondo della ricerca ha voluto cercare di andare oltre le sensazioni, studiando in maniera approfondita gli oli essenziali, le sostanze dei boschi che ci donano benessere. E in quali momenti del giorno le foreste esplichino al meglio la loro funzione di ristoro per mente e corpo.

Merito dello studio, volto ad analizzare la concentrazione dei composti bioattivi presenti nell’aria forestale, emessi dalle piante e dal suolo, va a un team dell’HCT-Agrifood Laboratory dell’Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe) in collaborazione con il Club alpino italiano (CAI) e con il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile (Consorzio Lamma costituito tra Cnr e Regione Toscana). I risultati della ricerca, dal titolo “Temporal and spatial variability of volatile organic compounds in the forest atmosphere”, sono stati di recente pubblicati sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health.

Oli essenziali: concentrazioni variabili ma prevedibili

Si tratta di oli essenziali, emessi dalle piante e dal suolo, le cui proprietà rendono l’ambiente forestale benefico per la salute umana. Studi in merito sono stati già condotti nel passato, esaminando la risposta fisiologica e psicologica delle persone a seguito dell’inalazione di tali sostanze volatili aromatiche.

Lo studio portato a termine dal team guidato dal Cnr-Ibe dimosta che l’assortimento e la concentrazione di tali composti varia di bosco in bosco, e di stagione in stagione. Addirittura nel corso di una singola giornata. Essendo volatili tendono infatti a modificarsi rapidamente in termini di spazio e tempo.

Tali concentrazioni sono tuttavia in gran parte prevedibili, rendendo possibile l’identificazione dei momenti e contesti migliori per godere appieno delle proprietà di questi oli.

 “L’interesse per le conifere e la loro valorizzazione del nostro laboratorio ci ha indirizzati verso lo studio delle proprietà trasferite da queste piante nell’atmosfera, oggetto tra l’altro della Terapia forestale. Pratica che, sotto assistenza psicologica e medica, in paesi come Giappone e Corea è sostenuta dai servizi sanitari con risultati in termini psico-fisiologici riportati da una crescente produzione scientifica. Il nostro studio potrebbe quindi rendere più efficaci queste pratiche emergenti”, dichiara Federica Zabini di Cnr-Ibe, ideatrice della ricerca.

“Finora, infatti, nessuno ha pensato a ottimizzare questa pratica in funzione delle proprietà dell’atmosfera forestale. Un anno fa abbiamo cominciato a testare le proprietà bioattive degli aghi di abete bianco, ottenendo mediante cavitazione idrodinamica un estratto con proprietà antiossidanti significative”.

Lo studio nel dettaglio

“Armati di zaino, scarponi e di un ‘naso elettronico’, da agosto a ottobre di quest’anno abbiamo percorso strade forestali e sentieri del Cai sull’Appennino Tosco-Emiliano, in particolare tra la Foresta del Teso in provincia di Pistoia e l’Abetina Reale in provincia di Reggio Emilia. Abbiamo così scoperto che la concentrazione dei composti organici volatili emessi da piante e suolo cambiava radicalmente nel giro di meno di un’ora e di poche centinaia di metri”, prosegue Francesco Meneguzzo, ricercatore di Cnr-Ibe e membro del Comitato scientifico toscano ‘Fiorenzo Gei’ del Club alpino italiano, per il quale sta conducendo il progetto Riforest.

“Secondo le evidenze emerse incrociando i dati biochimici raccolti in foresta con i dati meteorologici, emerge che gli orari migliori per cogliere gli effetti benefici della foresta sono il primo mattino e le ore dopo mezzogiorno, in giornate soleggiate e con vento debole. E che in montagna le foreste di conifere sono più efficienti di quelle costituite da solo faggio”.

“Occorreranno altri studi prima di poter costruire un modello generale per la selezione ottimale di siti, percorsi, stagioni e orariconclude Lorenzo Albanese del Cnr-Ibe – ,dettagliando la composizione dei composti bioattivi presenti nell’aria forestale e correlandoli ai rispettivi effetti già verificati sulla salute delle persone. Il nostro studio offre però una metodologia innovativa e ampiamente applicabile, oltre che i primi risultati”.

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