AlpinismoAlta quota

Nirmal Purja, dalla bandiera sull’Ama Dablam a una nuova via sul Cho Oyu

L'alpinista nepalese in prima linea per la promozione del Nepal

Di fronte alla comparsa della enorme bandiera del Kuwait sulla vetta dell’Ama Dablam avevamo preventivato sia polemiche a carico di Nirmal Purja, sia la sua capacità di rispondere prontamente ad eventuali attacchi da cui non si sarebbe sentito toccato più di tanto.

Tempo di tornare alla base della montagna e, come ci ha ormai abituati, l’ex Gurkha ha espresso con un lungo post comparso sui suoi canali social il suo disappunto di fronte al polverone sollevato per un lenzuolo tricolore di 100 m x 30 m x 150 kg di peso, disteso a quota 6.812 metri.

“Sì, ho aiutato i nostri amici del Kuwait a portare la loro bandiera nazionale in vetta all’Ama Dablam, per aiutarli a celebrare la loro festa nazionale, cui mancano pochi giorni”, chiarisce Nirmal, sottolineando la bontà del suo gesto. Parole che fanno eco alle dichiarazioni di Elia Saikaly, che nel suo post di annuncio del trasporto in vetta della bandiera aveva definito tale operazione, agli occhi dei più, come “un oltraggio”, aggiungendo che però “bisogna avere rispetto della passione e dell’orgoglio nazionale”.

“Mi pare che la gente non faccia abbastanza ricerche al giorno d’oggi – continua con tono accusatorio Nirmal – e sembra che siano molto forti nell’esprimere le proprie opinioni sulla scorta di una scarsa conoscenza. Come dice una frase ‘l’ignoranza fa male’. Vediamo di chiarirci: abbiamo portato tutte le bandiere in vetta (ricordiamo che la bandiera 100 x 30 m sia stata composta a partire da 6 pezzi, ciascuno di 25 kg di peso, ndr) e LE ABBIAMO RIPORTATE TUTTE A KATHMANDU. Sì, tutto il pacchetto completo è tornato con noi. Non abbiamo lasciato traccia sulla montagna”.

Alto rischio per una buona causa

“Sì lo so che è stata una missione altamente rischiosa ma ogni rischio è stato calcolato dal sottoscritto. Sono stato lì dalla base alla vetta a coordinare ogni rischio e assicurarmi che ognuno fosse salvo e che non lasciassimo tracce. 

Per coloro che non sanno e che hanno sviluppato apprensione nei confronti di tale progetto e del suo successo, prego di valutare le seguenti note:

  1. Tutti i membri del mio team sono in salvo
  2. La missione non ha ostacolato l’ascesa di nessuno. Abbiamo esposto la bandiera una volta che tutti gli alpinisti erano già scesi.
  3. Il progetto ha viste impiegate 17 guide Sherpa nepalesi, 4 membri per lo staff di cucina a campo base e 20 portatori nepalesi. In sintesi, abbiamo fornito supporto economico alla regione.
  4. Questo progetto ha alla fine promosso la campagna del governo nepalese “Visit Nepal 2020” in Kuwait.
  5. Questo progetto ha alla fine rafforzato i rapporti tra Nepal e Kuwait.
  6. Questo progetto ha alla fine dimostrato l’abilità di guide di spedizione locali nepalesi e di una agenzia locale nel valutare i rischi e portare a termine una spedizione in maniera comparabile ai leader o tour operator occidentali/europei.
  7. Ognuno porta le proprie bandiere sulle vette e mi scuso se le nostre erano in fondo più grandi ma a differenza di molti noi non abbiamo lasciato tracce”.

7 punti che Purja spera siano di base per un cambio di prospettiva. “Iniziate a guardare le cose positive. L’energia negativa vi consumerà!”.

Argomentazione discutibile, considerando che la maggior parte della polemiche arrivano dalla comunità Sherpa a causa del fatto che l’Ama Dablam è considerato dai locali una montagna sacra e protetta dagli dei. 

Una nuova via sul Cho Oyu

Recuperata la calma dopo l’arringa contro i suoi denigratori, Nirmal ha annunciato anche un nuovo progetto che lo vedrà ancora una volta impegnato nella promozione del Nepal. “È confermato che il prossimo anno aprirò una nuova via sul Cho Oyu, dal versante nepalese, per promuovere la campagna del governo ‘Visit Nepal 2020’. Ho accettato di portare avanti questo progetto per dare maggiori opportunità alle popolazioni locali del Nepal”.

Si tratterà di una spedizione commerciale, la prima dal versante nepalese. “Al momento le spedizioni commerciali vengono condotte tutte dal versante cinese”.

I posti a disposizione per partire con Nirmal dal 25 marzo al 28 aprile 2020 sono soltanto 12, di cui un posto da giocarsi sui social. Letteralmente. “Uno spazio sarà lasciato a disposizione di chi condividerà questo post e commenterà spiegando perché vorrebbe entrare nel team”, scrive Nims. A chiunque volesse tentare facciamo presente che tra i commentatori al post di Nirmal compare Sergi Mingote, con un convinto “Vengo con te amico!”. La sfida non sarà facile!

Di certo una iniziativa che aiuterà economicamente il Nepal ma che avrà anche una forte valenza alpinistica. Utilizzerà l’ossigeno? Per ora sulle specifiche non si fa cenno. Rimandiamo dunque nuove polemiche all’anno venturo e cerchiamo di pensare positivo.

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3 Commenti

  1. “Argomentazione discutibile, considerando che la maggior parte della polemiche arrivano dalla comunità Sherpa a causa del fatto che l’Ama Dablam è considerato dai locali una montagna sacra e protetta dagli dei.”

    ma allora perchè permettono a decine di spedizioni commerciali ogni anno di dissacrare la montagna riempiendola di centinaia di turisti e spazzatura? però una bandiera esposta per UN’ORA (senza lasciar traccia) è blasfemo.. ma dai. ci sono molte montagne sacre alla popolazione locale in himalaya e per questo è VIETATO scalarle. Nanda Devi, Kailash, Machapucchare…

    1. Perfettamente d’accordo,
      due pesi due misure? Penso che Nirmal Purja cominci a destabilizzare i “custodi” della purezza alpina (o himalayana se vogliamo essere esatti), questo ragazzo ha preso in mano il suo destino, a casa sua, ha imparato e messo in pratica, in sintesi l’allievo ha cominciato a superare i maestri e ciò a qualcuno evidentemente rode.
      Cordialmente
      PS, complimenti per la nuova veste grafica e per la funzionalità del sito

      1. Non rode a nessuno e a chi mai dovrebbe rodere? a Urubko per es.? sai quanto poco gli frega a Urubko e a quelli come lui di questo nepalese e delle sue “gesta”

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