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Alpinismo, Alta quota

Jost Kobusch sale l’inviolata vetta dell’Amotsang pensando alla solitaria invernale dell’Everest

Mentre il mondo alpinistico, nelle scorse settimane, teneva gli occhi puntati su Nirmal Purja, senza troppo clamore mediatico il 26enne Jost Kobusch realizzava una salita in solitaria su una vetta vergine nella valle del Phu, in Nepal: l’Amotsang (6.393 m).

“Lo scorso giovedì, il 24 ottobre, ho raggiunto la vetta del (fino ad allora) inviolato Amotsang”, annuncia Jost in un post Instagram inatteso. “Dopo essermi goduto un po’ la vista da lassù mi è toccato scendere poiché il sole stava già tramontando. Dopo un’ora di discesa al crepuscolo e 3 ore ulteriori in notturna, mi sono premiato con una tazza di te in tenda prima di continuare la discesa all’indomani”.

Ancora non ci sono dettagli in merito alla salita, ma di certo rappresenta per Kobusch un’ottima preparazione in vista del suo obiettivo: l’invernale sull’Everest.

Una solitaria invernale senza ossigeno sull’Everest

Nel mese di agosto, l’alpinista tedesco ha annunciato il suo intento di cimentarsi in una sfida sul Tetto del Mondo. Una salita in solitaria senza ossigeno supplementare, lungo l’Hornbein couloir.

Si tratterebbe del suo secondo Ottomila salito in solitaria: nel suo palmares troviamo già l’Annapurna, salita in primavera per la via normale. Di certo più semplice del proposito che si è posto per questo inverno ormai alle porte.

Tra famiglia e alpinismo minimalista

In Nepal era arrivato nella metà di settembre in compagnia di padre e sorella. Con loro ha trascorso 2 settimane e mezzo, alla scoperta della cultura locale durante il trek di avvicinamento al Chulu West (6.419 m), nella regione dell’Annapurna. 27 chilometri al giorno affrontati in famiglia, sempre con il sorriso disegnato sul volto, prima di andare avanti per la sua strada.

Ciò che contraddistingue Jost, lo si nota anche dando uno sguardo ai suoi canali social, è il guizzo di felicità che riempie i suoi occhi quando affronta da solo le pendici innevate, sulle Alpi come in Himalaya.

“Voglio soddisfare la mia curiosità. Vedere come ci si sente ad essere un piccolo bimbo nel più grande parco giochi del mondo – il Monte Everest”, raccontava in procinto di partire per il Nepal sui suoi canali social.

“Sono i grandi obiettivi ad affascinarmi. Le condizioni estreme. Il freddo. Il viaggio della mia mente. Minimale. In inverno. Senza ossigeno supplementare. Questa è la mia idea di alpinismo, anche sull’Everest. Sono curioso di vedere come va”.

E lo siamo anche noi.

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