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Alpinismo

Krzysztof Wielicki: Piolets d’Or e K2 invernale, l’ultima sfida dell’inverno

Incontriamo Krzysztof Wielicki in un bel parco ombreggiato di Lądek-Zdrój, nel sud-ovest della Polonia . Arriva portando sotto braccio il prestigioso riconoscimento di cui è stato insignito durante la notte dei Piolets d’Or, gli Oscar dell’alpinismo. A lui è andata la piccozza alla carriera, riconoscimento nato nel 2009 per celebrare l’attività alpinistica di uomini e donne che hanno lasciato un marcato segno nella storia dell’alpinismo. Primo, a ricevere l’onorificenza, è stato l’italiano Walter Bonatti (a cui il premio è dedicato dal 2012) seguito, l’anno successivo, dal re degli Ottomila, Reinhold Messner. Sono stati poi insigniti personaggi del calibro di Doug Scott, Robert Paragot, Kurt Diemberger, John Roskelley, Chris Bonington, Wojciech Kurtyka, Jeff Lowe e Andrej Stremfelj. “Per me è una grande emozione unirmi alle leggende dell’alpinismo” ci ha raccontato Krzysztof osservando il luccicante premio. “Sono veramente onorato di aver ricevuto il Piolets d’Or alla carriera. È importante perché non è un premio solo mio, ma di tutta la generazione degli alpinisti polacchi che si è fatta grande in Himalaya”.

Parla dei suoi compagni, quelli con cui ha scritto pagine importanti nella storia dell’Himalaya. Alcuni ci sono ancora, come Leszek Cichy con cui ha raggiunto per primo la vetta dell’Everest invernale, nel 1980; ma anche del fuoriclasse Jerzy Kukuczka (di cui quest’anno ricorre il trentennale della scomparsa) con cui ha scalato il Kangchenjunga, sempre in inverno.

La sua storia alpinistica è profondamente legata all’alpinismo invernale, quello in cui i polacchi sono stati maestri. Strano per un Paese la cui montagna più alta non raggiunge nemmeno i 3mila metri. Ma erano altri tempi, lo dice sempre Krzysztof, c’era voglia di riscatto. “Volevamo lasciare il nostro nome nella storia” e ci sono riusciti scegliendo di affrontare le grandi montagne della terra durante la stagione più dura. “Noi polacchi siamo rimasti fuori dal grande periodo delle conquiste, orizzontali e verticali. La conquista degli Ottomila era già terminata quando, sul finire degli anni Settanta, ci siamo approcciati a quel mondo”, ecco come sono arrivati alle invernali. “Era una dimensione ancora da esplorare”, ed è in quella dimensione che sono riusciti a scrivere pagine epiche, ispiratrici per le future generazioni che oggi, nel contesto del Ladek Mountain Festival dove sono stati assegnati i Piolets d’Or, guardano a quegli uomini coraggiosi con ammirazione e rispetto.  

Il K2 invernale

Premiato per la sua incredibile carriera himalayana Krzysztof Wielicki non ha ancora deciso di andare in pensione, svestendo piumini e scarponi per indossare vestaglia e ciabatte. Dopo aver infatti partecipato, come capospedizione, a due tentativi di salire il K2 durante l’inverno (l’ultimo Ottomila ancora inviolato durante la stagione fredda) sta attualmente lavorando all’organizzazione della prossima spedizione nazionale polacca, programmata per l’inverno 2020/2021. “È l’ultima sfida dell’inverno” ci spiega Wielicki. E, viene da pensare, è giusto che siano i polacchi a provarci e (speriamo) a riuscirci. Hanno iniziato loro questa storia, nell’inverno del 1980, e non ci potrebbe essere finale più romantico che quello di una spedizione invernale capitata da Krzysztof Wielicki in vetta alla seconda montagna della terra.

“Abbiamo tempo per testare alpinisti e materiali” spiega il capospedizione. “Si tratta di una fase molto importante prima di dare l’inizio alla vera e propria spedizione invernale. Per questo già nel corso della stagione 2019/2020 andremo in Pakistan, ma non su K2”. Partenza fissata per dicembre i ragazzi andranno a provare capacità e attrezzature “su una montagna tra i 7000 e i 7500 metri”. L’anno prossimo sarà poi dedicato all’organizzazione del tentativo, “sempre che qualcuno non ci riesca quest’inverno”.

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