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From 0 to Monviso, Nico Valsesia ci racconta la sua impresa

700 chilometri continuativi in bicicletta, l’intera pianura Padana no stop a colpi di pedale, con l’obiettivo di andare dagli zero metri del mar Adriatico ai 3841 metri del Monviso, la cima più alta delle Alpi Cozie. A cimentarsi in quest’impresa è stato il ciclista e endurance athlete italiano Nico Valsesia che tra il 16 e il 17 luglio scorsi ha pedalato per oltre 32 ore concedendosi giusto un paio d’ore di riposo a Pian Del Re, prima di iniziare la lunga salita che l’avrebbe dovuto portare fin sulla vetta della montagna. Non è nuovo a imprese di questo tipo il ciclista piemontese. Già nel 2013 si è infatti cimentato in un percorso no stop da Genova alla vetta del Monte Bianco, esperienza a cui hanno fatto seguito la scalata dell’Aconcagua, del Kilimangiaro, dell’Elbrus e del Monte Rosa. Tutte cime raggiunte nello stesso modo: pedalando dal mare fin dove possibile per poi proseguire a piedi. Un format che prende il nome di From 0 to e vede il ragazzo, classe 1971, portare fisico e mente all’estremo. Non ha mai mollato, dimostrando una preparazione e una resistenza incredibili, ma c’è sempre una prima volta. “Per me è stato il Monviso, ero molto provato e alla fine ho scelto di rinunciare ci racconta una volta rientrato a Pian del Re, dove siamo andati ad aspettarlo. Ha raggiunto i 3000 metri circa prima di prendere la difficile decisione di lasciar perdere e rientrare.

 

Nico, da cosa nasce l’ambizione di andare dalla foce alla sorgente del Po, per poi continuare fino in cima al Monviso?

“Adesso che non l’ho fatto direi che è un’idea un po’ malsana. (ride)

Di solito parto dal mare più vicino fino a raggiungere la vetta che mi sono prefissato. Nel caso del Monviso ho trovato interessante seguire il corso del fiume che nasce ai suoi piedi, così ho pensato di risalire il corso del Po. Onestamente ora non so bene perché oltre ad averlo pensato l’ho anche messo in pratica, ma credo che non lo farò mai più. Pedalare tutta quella pianura, per uno come me che la odia, è stato difficile. Forse anche per quello sono arrivato qui molto provato e non sono riuscito a raggiungere la cima”.

Che differenza c’è tra Genova-Monte Bianco e Goro-Monviso?

“Genova-Monte Bianco era impostato come un record, andavo guardando al cronometro e al dislivello. Stavo percorrendo il maggior dislivello possibile nel minor spazio.

Nel caso del Monviso tutto è stato diverso, quest’ultima esperienza è stata un viaggio più che un record. Abbiamo seguito il corso del fiume, un po’ su un argine un po’ sull’altro, con cambi di percorso improvvisati sul momento”.

Oltre ai cambi di percorso è successo qualcosa di particolare durante la pedalata?

“È bello perché incontri sempre un sacco di gente, anche se non ho mai il tempo di fermarmi a chiacchierare a lungo. Di solito però cerco sempre di fermarmi per due parole di saluto.

In quest’occasione mi è capitato di firmare una copia del libro mentre ero in sella, staccando le mani dal volante. Un ragazzo di Cremona se non ricordo male”.

 A livello fisico com’è andata invece?

“Nei primi 300 chilometri è andata bene, sono partito andando forte. Poi ho iniziato ad avere problemi al ginocchio destro e ho iniziato a compensare con il sinistro. Il risultato finale è stato che alla fine avevo male a entrambe le articolazioni. (ride)

L’ho patita davvero molto, di solito la parte in bici è quella che mi passa più velocemente, ma 700 chilometri di pianura sono veramente tanti”.   

L’arrivo a Pian del Re com’è stato?

“Duro anche questo. Di solito la salita mi piace, ma quella di stanotte è stata veramente tosta. Come non pensavo che sarei arrivato in cima a Viso, ci sono stati momenti in cui ho iniziato a pensare che non sarei nemmeno arrivato a Pian del Re. È la prima volta in cui ho il dubbio di arrivare da qualche parte in bici”.

Tra l’altro, non hai ancora mai salito il Monviso…

“No, non ci sono ancora riuscito nonostante sia venuto qui tre volte, compresa questa. La prima volta siamo arrivati tardi al rifugio Sella ed è scoppiato un violento temporale che ci ha spinti a rientrare. La seconda volta invece siamo saliti sul presto, ma arrivati al bivacco ci siamo nuovamente trovati temporale e pioggia. Ho pensato che la terza sarebbe stata quella buona, ma non è andata così. Prima o poi tornerò per salirlo”.

Che idea ti sei fatto su questa montagna iconica?

“Non è una montagna alta, ma a vederla dalla pianura sembra un 6mila. È imponente, la vedi da centinaia di chilometri, sembra di non raggiungerla mai. È impressionante quando la vedi da lontano”.

Il Po, nei tuoi progetti From 0 to è solo una piccola preparazione per qualcosa di molto più grande. L’anno prossimo ti aspetta From 0 to Everest

“Esatto. L’anno prossimo mi cimenterò in qualcosa di molto più impegnativo, e forse azzardato. L’idea è quella di partire da Calcutta percorrendo in bici i 1200 chilometri che mi separano dall’Everest e poi proseguire con la scalata della montagna. Ovviamente i ritmi saranno diversi, il percorso in bici richiederà tra i 3 e i 4 giorni con le varie soste necessarie, poi ci sarà la valle del Khumbu e quindi la montagna. La speranza è quella di andare più in alto possibile, magari fin sulla cima”.

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