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Ben Nevis. Stop alle bucce di banana sui sentieri

Gli alpinisti in arrivo sul Ben Nevis (1.345 m), la montagna più alta del Regno Unito, sono invitati d’ora in poi a riportare a casa le bucce di banana. Questa la richiesta avanzata dalle squadre di pulizia che annualmente prendono a cuore la tutela del Ben Nevis così come del monte Snowdon. La motivazione alla base di un simile divieto è rappresentata dal fatto che le bucce della frutta, abbandonate lungo i pendii di una montagna caratterizzata da un clima rigido, alcune porzioni della quale restano tutto l’anno sottozero, mostrano un tempo di decomposizione pari a due anni. I residui organici vanno infatti incontro a congelamento, condizione che impedisce loro di biodegradarsi. Inoltre l’eventuale decomposizione può comportare un incremento dell’acidità del suolo, a danno delle piante autoctone della montagna.

Un gesto, quello di lasciare i residui di frutta sul terreno, che a quote minori rappresenta una abitudine considerata anzi sana, in grado di fornire ai microrganismi del sottosuolo materiale da bio-ossidare con produzione di concime utile a incrementare i nutrienti del terreno.

Chili di bucce di banana sui sentieri

Solo nella scorsa settimana sono stati raccolti 8 chili di bucce di banana lungo i pendii del Ben Nevis. Il problema non risulta  essere odierno, già nel 2009 durante una campagna di pulizia sulla vetta erano infatti state raccolte 1000 bucce di banana. Lo scorso anno la cifra è salita a 135 kg di bucce, la maggior parte sempre di banana. Negli ultimi tempi però, i numeri sembrano lievitare ulteriormente di pari passo con l’aumento dei visitatori. Il Ben Nevis conta una media annuale di 120.000 alpinisti che si cimentano nell’ascesa verso la vetta ma nel 2018 il numero è salito a oltre 160.000. Secondo le autorità, la ragione principale risiede nella crescente popolarità che le Highlands stanno assumendo grazie ai social. A cimentarsi nella salita della vetta anglosassone non sono dunque più solo climber esperti, ma provetti camminatori, che spesso non conoscono l’etica della montagna e i giusti comportamenti da seguire per tutelarla.

Ciò che sale deve anche scendere

Il problema sembra ripetersi anche sul monte Snowdon: “Se ogni anno salgono 550.000 camminatori sullo Snowdon e ognuno di essi ha in borsa una mela o una banana – dichiara Peter Rutherford, ufficiale dello Snowdonia National Parksi arriva a una quantità significativa di rifiuti organici che, abbandonati sulla montagna, impiegheranno anni a decomporsi. È spiacevole notare che la gente non sappia che in montagna i rifiuti organici siano da equiparare al residuo secco. Il nostro consiglio è che tutto ciò che sale debba anche scendere!”.

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4 Commenti

  1. Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno : se salgo con 1 litro di acqua in bottiglia e faccio fatica e sono contenta di essere in cima, perché non la riporto in discesa che pesa meno di un terzo e fa anche meno volume ???!! Me lo chiedo da oltre vent’anni e la risposta è sempre un … Boh!!!???
    Grazie A tutti per quello che riportate a casa !!

  2. Non diciamo stronzate tra una bottiglia di plastica ed un frutto biodegradabile o dovrò dire al mio albero di cachi e prugne in giardino che è fatto divieto per lui di scaricarmi i suoi frutti nel prato…

  3. “Un gesto, quello di lasciare i residui di frutta sul terreno, che a quote minori rappresenta una abitudine considerata anzi sana”

    considerata sana da chi?? che io sappia qualsiasi rifiuto organico abbandonato rappresenta una forma di inquinamento (da quando nelle pianure scozzesi crescono banani?) che su vette e sentieri trafficati possono avere conseguenze anche molto rilevanti su flora, fauna e in generale sull’ecosistema di quella zona.

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