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Alpinismo

Nanga Parbat: Cala Cimenti e compagni a campo base. Riposo poi partenza per campo 4

Al Nanga Parbat la squadra di Cala Cimenti e dei russi Vitaly Lazo, Anton Pugovkin e Vladimir Monogarov si trova ora al campo base per qualche giorno di riposo prima di muoversi verso campo 4. Passate infatti le cattive condizioni meteo che hanno rallentato le operazioni sulla montagna i ragazzi hanno finalmente potuto iniziare a salire rapidamente raggiungendo, lo scorso 19 giugno, campo 2. “Siamo partiti all’una e faceva freddissimo” scrive Cala. “Siamo arrivati al middle camp in 5 ore ma eravamo stanchissimi e così ci siamo buttati nella tendina di Vladimir a fare acqua e abbiamo anche dormito un’ora. Poi siamo ripartiti e arrivati al campo 2 intorno alle 17 con tutto ancora da fare. Ora sono nel mio sacco a pelo e i russi si stanno infilando nel loro“. Il “middle camp” è il modo con cui il gruppo ha soprannominato la tendina posizionata da Vladimir tra campo 1 e 2 il giorno in cui la squadra ha raggiunto il secondo campo. Non sentendosela di proseguire in un’unica tirata fin su ha scelto di riposare a metà strada.

Dal campo 2 i ragazzi avrebbero dovuto immediatamente proseguire verso il terzo campo, ma un’abbondante nevicata li ha bloccati in tenda per un’intera giornata facendogli perdere l’incontro con Reinhold Messner, in arrivo al campo base con il figlio Simon per le riprese del suo uovo film, e facendogli temere per il rischio di distacchi dalla parete.

La salita lungo la via Kinshofer è dura ma il gruppo continua a lavorare come un team compatto. “Con i russi si è instaurato un bel feeling” scrive lo snow leopard piemontese. “Scherziamo e ridiamo tutto il giorno, decidiamo tutto insieme e condividiamo tutto. Tutto procede per il verso gusto”. Così, cooperando, sono riusciti a raggiungere i circa 6700 metri del terzo campo dove poi hanno trascorso due notti prima di ridiscendere verso campo base. L’alpinista piemontese sta bene e in forma ed è positivo sul suo obiettivo alpinistico. “La montagna è super dura, ha molti tratti tecnici anche dopo il muro Kinshofer, però almeno così non ci si annoia solo a pestar neve. Secondo me dopo il campo 3 diventa molto più facile tecnicamente e si possono addirittura usare le pelli in molti tratti, vedremo”. Ora tocca alla parte alta del tracciato, “da 6700 metri in su sarà solamente gioia! Dovreste vedere come è immensa questa montagna, è un’emozione gigante essere qui” scrive ancora lo sciatore estremo prima di chiudersi nel suo sacco a riposare.

Ora bisogna ricaricare le energie per tornare in parete tra qualche giorno, direzione campo 4 e, forse, vetta.

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