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Ai piedi del Monviso nasce Alp Stream, un centro per lo studio dei fiumi alpini

Un innovativo centro per lo studio dei fiumi alpini. Questo è AlpStream, inaugurato lo scorso 9 maggio a Ostana, in Alta Valle Po. Un’inaugurazione un po’ “sui generis”, perché al momento sono solo stati acquistati i terreni dove, entro il 2021, verranno posizionate le speciali canalette, sorta di piccoli “fiumi artificiali” alimentati dall’acqua del Po, attraverso le quali verrà raccolta una serie di dati utili ad approfondire la conoscenza dei corsi d’acqua montani. Una volta ultimato, il centro – unico nel suo genere in Italia – disporrà di un efficiente laboratorio di idrobiologia e di quattro aule da una trentina di posti.

Il progetto, nato su iniziativa del Parco del Monviso nell’ambito del Piano integrato transfrontaliero Terres Monviso (Interreg Alcotra 2014-2020), ha trovato l’entusiastica partecipazione di tre importanti atenei piemontesi che, come sottolineato più volte durante l’inaugurazione, sono riusciti a “fare squadra”: l’Università del Piemonte Orientale, l’Università degli Studi di Torino e il Politecnico del capoluogo piemontese.

All’inaugurazione, oltre ai rappresentanti dei vari atenei, erano presenti il sindaco di Ostana, Giacomo Lombardo, il presidente del Parco del Monviso, Gianfranco Marengo, e il presidente di Uncem Piemonte, Lido Riba. A spiegare nel dettaglio il funzionamento del centro è stata Francesca Bona, docente del Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi dell’Università degli Studi di Torino. “Ciò che realmente caratterizza questo impianto rispetto a realtà europee simili” ha spiegato “è proprio il sistema delle canalette, che ci consentirà di creare delle condizioni controllate in cui potremo, variando i parametri abiotici (portata, velocità della corrente, caratteristiche fisiche) vedere cosa succede alle comunità viventi. Ovvero l’effetto sulla biodiversità e sui processi di metabolizzazione delle sostanze organiche, ma anche l’impatto delle specie aliene, un tema oggi di grande attualità. Attraverso un sistema di centraline verranno poi raccolti “in continuo” parametri ambientali di tipo meteoclimatico e idrometrico, che andranno a formare un importante archivio di dati storici, strumento fondamentale per il monitoraggio e lo studio degli effetti dei mutamenti climatici sui corsi d’acqua.

Ma se gli ambienti fisici sono ancora in fase di allestimento, molte le iniziative già in campo, con seminari, stage, corsi, sessioni di ricerca che vedono coinvolti università ed enti italiani e stranieri. Una volta a regime, il centro rappresenterà un prezioso osservatorio e un punto di riferimento internazionale per la ricerca, la didattica e la divulgazione scientifica sui fragili ambienti fluviali alpini, sempre più minacciati dall’attività antropica e dai cambiamenti climatici.

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