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Fosco Maraini, una sensibile intelligenza. In libreria con “Farfalle e ghiacciai”

Fosco Maraini, Il Miramondo

In una tiepida serata d’inizio maggio il Trento Film Festival ha voluto ricordare l’alpinista e orientalista Fosco Maraini. La sua memoria è stata affidata alle mani e alla verve di Marco Albino Ferrari, direttore scientifico di Meridiani Montagne, che con umiltà ha ben raccontato la sua vita lasciando ampio spazio alle parole dello stesso Fosco, giunte fino a noi grazie ai suoi testi. Quelli raccolti nel volume “Farfalle e ghiacciai. La mia vita tra le montagne” (HOEPLI, 2019), un libro denso con scritti importanti che aiutano a tracciare il carattere e la passione di quest’uomo dalle mille sfaccettature. Si tratta di parole dimenticate dal tempo, di articoli risalenti anche agli anni ’30 del Novecento oggi racchiusi in questa arricchita edizione di un volume uscito per la prima volta nel 2008, in allegato a Meridiani Montagne, con il titolo “Farfalle e ghiacciai – scritti dal 1936 al 2001”.

Centocinquantasette pagine che aiutano a identificare e ad approfondire la conoscenza di un uomo, di un intellettuale di rara caratura, plasmato tra le montagne. Raro imbattersi in persone di tanta sensibilità e capacità. Con la scrittura e la fotografia riusciva a trasmettere riflessioni e istantanee di momenti fondamentali. Il suo “Gasherbrum IV” ne è testimonianza diretta e rimane un piccolo gioiello della letteratura di montagna.

Fosco Maraini, Farfalle e ghiacciai
La copertina del libro

“Farfalle e ghiacciai” racconta Fosco in toto, a partire dai primi anni d’amore per le montagne fino all’età più matura. Le prime ascensioni sono la parte più affascinante perché Maraini è giovane e, come tutti i ragazzi, si sente piccolo di fronte all’esperienza dei grandi. L’incontro in Dolomiti con Emilio Comici, il re del sesto grado, è l’esempio forse più concreto. Il ragazzo lo racconta quasi come un eroe della montagna in grado di danzare con eleganza, anche sugli appigli più sfuggenti.

Quelle prime ascensioni dolomitiche furono probabilmente carburante fondamentale per la sua passione verticale che Fosco coltivava già con passione sulle sue amate Apuane di cui, in poco tempo, divenne esperto conoscitore. Furono il suo punto di partenza per esplorazioni ben più esotiche dirette verso Himalaya e Karakorum, luoghi da cui ci restituì un racconto in grado di trascendere la mera pratica alpinistica.

Quel che è certo è che la montagna gli ha trasmesso un imprinting caratteriale notevole rendendolo autonomo, deciso in ogni sua scelta. Una concretezza di pensiero che dopo l’8 settembre lo porta a rinnegare con forza La Repubblica di Salò pagandone le conseguenze e facendole pagare anche alla sua famiglia.

Non sarà questa l’unica scelta importante di Fosco, dettata dal suo carattere e dalla sua intelligenza, ne farà tante altre anche se meno tragiche e severe. Vivrà tutta la vita inseguendo quella libertà di pensiero che troverà concreta solo tra le montagne. “La montagna è Dio fresco. Dio libero. Dio diretto” scrive. “… grazie montagne, grazie montanari per quanto mi avete dato lungo tutta una vita”.

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