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Tutto pronto per la 67. edizione del Trento Film Festival: oggi la serata di apertura con lo spettacolo “Le otto montagne”

trento film festivalFoto @ Sabrina Casiroli

E’ tutto pronto a Trento per la 67. edizione del Film Festival. Il programma è ricchissimo, fatto di proiezioni, serate evento, presentazioni di libri e attività all’aria aperta.

Il debutto è questa sera con la serata di apertura con “Le otto montagne”, spettacolo tratto dal libro, premio Strega, di Paolo Cognetti.

Il romanzo racconta la storia di Pietro, un ragazzino di città solitario e scontroso, del suo rapporto con i genitori, con il suo amico Bruno e, soprattutto, con la montagna che, nella sua scarna bellezza, dura e selvaggia, segna l’anima per sempre e diventa una categoria dello spirito. È una storia di padri e figli, di abbandono della civiltà, di libertà della vita selvatica.

Lo spettacolo si dipana come una memoria, la narrazione è discontinua e distorta dal ricordo e, partendo dal nucleo poetico della scrittura di Cognetti, si intreccia con la letteratura citata sotterraneamente nel romanzo (Thoreau, Twain, Bookchin, Proulx, Hemingway, etc).

L’adattamento teatrale poggia le sue basi sulla costruzione del rifugio, la barma drola, metafora della ricostruzione di un’amicizia e di una fratellanza, aprendo ai pensieri e ai moti dell’animo, a scorci sul passato e sul futuro.
Un uomo racconta. Un altro uomo seduto di spalle, immobile come una montagna a cui tornare dopo lo smarrimento del viaggio nel mondo. Intorno a queste due figure si muove una performer che incarna l’eco della montagna e riporta a noi le voci e i pensieri dei personaggi femminili. Irrompe un rumore metallico: in scena la Lamiera HN®, installazione sonora del compositore Dario Buccino, suonata concretamente dalla performer, rievoca lo scrosciare dell’acqua, poi si fa tuono e tempesta, astrazione e spiritualità nella tensione rituale del mandala. Il suo gesto, azione sonora sulla lamiera, si fa contaminazione tra performance e parola e resta sospeso fra umano e sovrumano, mentre a darle voce è la vocalità poliedrica di Arianna Scommegna, che si fonde con il rimbombo dell’acciaio e la parola narrata dei protagonisti.

La colonna sonora originale, composta da Fabio Wolf, completa il paesaggio nella sua accezione sonora, visiva e poetica.

La scenografia fa tesoro delle esperienze legate all’installazione, evocando piani simbolici e procedendo per astrazioni: acqua, ghiaccio e sassi sono rappresentati da fonti luminose modellabili, LED accostati a pura materia metallica e legnosa.
Coscienza, crescita, maturità, scelte di vita, fuga dal superfluo: un lungo viaggio di formazione che vede intrecciarsi l’amicizia e la morte. L’amore che un padre può non essere capace di esprimere in vita, un sogno infranto, un uomo solo, il freddo, la fatica. La sfida di uscire e tornare di nuovo al corpo, cercare la via della trascendenza lontano dagli orpelli con cui riempiamo i nostri silenzi.

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