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Freeride, Sport

“Seguo le sensazioni e l’istinto”. La freerider Arianna Tricomi si racconta

Mentre sulla neve fresca va in scena una nuova edizione del Freeride World Tour siamo riusciti a intercettare la campionessa Arianna Tricomi che, nella pausa tra una tappa e l’altra ha trovato il tempo per risponderci a qualche domanda. Arianna, leader della classifica generale dello sci femminile (anche nella categoria maschile l’Italia è in testa con Markus Eder) e si prepara nel frattempo alla grande finale di Verbier (23-31 marzo) che, oltre a decretare il vincitore decide chi può accedere alla stagione 2020 del World Tour. L’anno scorso Arianna è riuscita in qualcosa di inaspettato vincendo il Freeride World Tour ed entrando di conseguenza nell’olimpo del fuoripista.

“Ci ho messo qualche giorno a realizzare quel che ho fatto” aveva commentato un anno fa questa giovane e umile promessa che sembrerebbe andare dritta verso la riconferma del titolo. Sarà però la neve a decretare i vincitori, per ora accontentiamoci di conoscere meglio la persona che si cela dietro la campionessa.

 

Arianna, a 6 anni già sciavi telemark… una bambina prodigio?

Non credo di essere una bambina prodigio, ma più semplicemente una persona ha sempre messo passione e amore in quello che fa. Inoltre ho avuto dei gran genitori che mi hanno permesso di trovare la strada giusta senza mai giudicare le mie scelte.

Pensi di aver preso la passione per l’adrenalina dai tuoi genitori?

Non credo di avere una passione per l´adrenalina, l´adrenalina é il risultato finale. I miei genitori mi hanno però trasmesso molto: la mamma é stata campionessa di discesa libera mentre il papà è nelle Frecce Tricolori. Credo sia anche una questione di genetica questa relazione con l’adrenalina. Sono davvero grata ai miei genitori per le possibilità che ho ricevuto, non solo nello sport ma anche in generale nella vita.

Una passione che va dallo sci e passa l’arrampicata, il cammino, il surf e arriva fino allo skate… l’importante è stare sempre in movimento?

Esatto, essere sempre in movimento è la regola numero uno per me. L’importante è non doverso sforzare di stare in movimento, deve essere una cosa naturale, da fare per passione. Per esempio non vado molto in palestra perché non mi piace però, un giro in bici da enduro per i sentieri non lo disdegno. Mi trasmette voglia di movimento.

Usciamo per un attimo dall’ambito sportivo: sei laureata in fisioterapia e parli sei lingue… ti possiamo chiamare secchiona?

Sono sempre stata ambiziosa e determinata in tutto quel che ho fatto, e faccio. Sicuramente quindi sono un po’ secchiona e anche rompiscatole se le cose non vanno come voglio io. Questa determinazione mi ha però aiutata ad arrivare dove mi trovo oggi.

Quando ti sei appassionata al freeride?

È stato un avvicinamento lento e naturale. Diciamo che ero già appassionata quando a 6 anni la mamma mi portava in neve fresca, ho dei ricordi bellissimi di quel periodo. Sono cresciuta con l’idea che se nevicava si andava in fresca e non a fare paletti.

Da piccola ho iniziato con lo sci alpino, crescendo sono poi passata al freestyle e dopo al freeride.

Il posto più bello in cui hai avuto occasione di sciare?

Non c´é un posto in particolare, ogni posto a modo suo é speciale. Viaggiando mi sto però pian piano innamorando delle Alpi e dei loro territori. Mi sto rendendo conto dell’incredibile patrimonio che abbiamo. Io vivo in Tirolo, quello che ritengo uno dei migliori posti per sciare. Mi piacciono anche molto le Dolomiti, dove sono cresciuta, e ritornerei volentieri in Alaska con la speranza di sciare un po’ di più rispetto all´ultima volta.

Cosa provi quando ti “lanci” da un pendio quasi verticale con gli sci?

Vivo. Non penso, seguo le sensazioni e l´istinto così diventa un momento speciale.

Un’ultima battuta sulla vittoria del Freeride World Tour che nel 2018 ti ha portata direttamene all’interno dell’olimpo dei freeriders. Cosa significa far parte di questo circuito e, soprattutto, essere la prima italiana a vincerlo?

Mi sento molto fortunata a far parte del Freeride World Tour, è come far parte di una grande famiglia di appassionati di montagna. L’anno scorso mi ha fatto molto piacere vedere la reazione positiva da parte dell´Italia dopo la mia vittoria e sono davvero felice se posso far conoscere questo splendido sport alla mia nazione.

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