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Rifugi

I nuovi rifugi del Lazio – di Stefano Ardito

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C’è un rifugio, sulle montagne del Lazio, dov’è necessario calzare i ramponi subito dopo essere usciti dalla porta. Certo, il rifugio Rinaldi, sulla cima del Terminilletto, non è il refuge du Goûter del Monte Bianco. I suoi 2108 metri di quota sono lontani dai 3735 della celebre struttura francese. Anche l’ambiente non è proprio selvaggio, dato che negli anni Sessanta, fin sul Terminilletto, è arrivata una seggiovia che ormai è abbandonata da decenni. Ma l’atmosfera, quassù, resta speciale. Dal rifugio, oltre al vicino Terminillo, il panorama abbraccia il Gran Sasso, le colline di Viterbo e la Campagna Romana. 

Per salire al rifugio d’inverno, da Campoforogna o dalla strada per la Sella di Leonessa, ci vogliono la piccozza e i ramponi, o gli sci con le pelli di foca. La cresta del Cavallo, che dal rifugio scende all’omonima sella e risale ai 2216 metri del Terminillo, offre un percorso più elegante e aereo, e richiede una buona tecnica. 

Nel 1886 Enrico Abbate, autore di guide e segretario della Sezione di Roma del CAI, affermò sul Bollettino nazionale del Club che questo itinerario, d’inverno, “ha il carattere di una vera e difficile salita alpina”. 

Emanuele Ludovisi, skyrunner di Ardea, in provincia di Roma, è diventato il gestore del rifugio Rinaldi (che appartiene alla Sezione di Rieti del CAI) dal 1 gennaio. Per lui il vero lavoro inizierà a fine primavera, quando il sentiero che sale da Campoforogna al Terminillo diventerà un percorso elementare e frequentato.

L’apertura invernale del rifugio Rinaldi, però, è il segno di una voglia di montagna che è sempre più forte anche nel Lazio. Guide alpine come Lorenzo Trento, che abbiamo intervistato qualche mese fa su questo sito, lo hanno già utilizzato per i loro corsi invernali. 

Chi vuol salire al rifugio, per informarsi sull’apertura, deve contattare in anticipo il gestore. Chi non ha esperienza di alta montagna si deve affidare a una guida. Le ciaspole, sul Terminilletto d’inverno, servono solo a mettersi nei guai. 

L’atmosfera è diversa al rifugio Angelo Sebastiani, anch’esso della Sezione di Rieti del CAI, che sorge alla Sella di Leonessa, ai piedi del versante Nord est del Terminillo e delle sue vie di neve e ghiaccio. Qui, d’inverno, gli alpinisti diretti alla vetta più alta del gruppo, o alla ripida parete Nord del Monte Elefante, convivono con gli sciatori di pista e i turisti che arrivano in auto dalla base delle piste del Terminillo, per ammirare il panorama o pranzare in una località inconsueta. 

Il rifugio, da non confondere con il Vincenzo Sebastiani del Velino (ha fatto questo errore, mesi fa, la guida ufficiale ai rifugi del CAI!) è stato costruito negli anni Sessanta, ed è un punto di appoggio prezioso. Contribuisce a renderlo accogliente Marco Valeri, il gestore di origini venete, che un paio di anni fa ha preso il posto di Maurizio Sola. 

Lontano dal Terminillo, nel Lazio, i rifugi restano merce rara. Quello di Campo Ceraso, sui Simbruini, è un bivacco in condizioni precarie. Trova condizioni ancora più scomode chi sosta nel cosiddetto rifugio Panei, sul frequentato sentiero che sale da Cartore verso il Lago della Duchessa. 

Ad Amatrice, nella prossima estate, dovrebbe entrare in funzione la Casa della Montagna, toccata dal Cammino delle Terre Mutate e altri trekking. Sui Monti Sabini, in vista dei borghi di Casperia e Roccantica, il rifugio di Valle Ferrara è stato sistemato da poco dall’associazione Sabina Trekking, si raggiunge a piedi da Santa Maria in Legarano, e può essere utilizzato prendendo accordi con i soci. 

La novità più interessante, però, arriva da Campo Staffi, piccola stazione sciistica nei pressi di Filettino, sui Monti Simbruini. D’inverno, oltre alle piste tracciate sui pendii del Monte Cotento, si può partire ciaspole ai piedi verso Campo Ceraso, o dirigersi con i ramponi o gli sci da Serra Sant’Antonio al Monte Viglio. In estate Campo Staffi è il punto di partenza di escursioni verso le vette vicine (la più elegante è il Tarino), ed è toccato dal Sentiero Italia e altri trekking. Dall’estate del 2017, i frequentatori della zona hanno a disposizione un punto di appoggio accogliente. 

Rifugio Viperella, Luana Testa e Mauro Venditti

Nel rifugio Viperella, a cinque minuti a piedi dal piazzale, Luana Testa e Mauro Venditti offrono cordialità, ottimo cibo e un programma di iniziative che dura undici mesi all’anno. Tra qualche mese torneranno le escursioni in collaborazione con il Parco dei Simbruini, le uscite in mountain-bike, l’arrampicata su una falesia attrezzata. Intanto, in queste ultime settimane d’inverno, si può ancora giocare con la neve, che grazie ai 1800 metri di quota è abbondante.

I rifugi, anche nel Lazio, sono un invito a frequentare con passione e attenzione la montagna. 

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