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Invernali – K2 e ricerca scientifica, la squadra di ricercatori con Alex Txikon al lavoro sul ghiacciaio

Che la spedizione di Alex Txikon non fosse solamente alpinistica era stato chiarito alla conferenza stampa di presentazione a Bilbao, dove il basco aveva spiegato che con lui, assieme al team di scalatori, ci sarebbe stato un gruppo di ricercatori che studieranno i cambiamenti climatici.

Foto @ Alex Txikon

Alex dal campo base ha spiegato cosa in concreto stanno facendo gli scienziati in questi giorni: con l’utilizzo di un GPS differenziale stanno misurando la velocità di spostamento del ghiacciaio Godwin-Austen e del ghiacciaio Savoia. “In primo luogo – spiega l’alpinista – posizioneremo un GPS in un punto stabile (che non ha movimento) come lo sperone meridionale del K2, chiamato Base (B) e in secondo luogo useremo un altro GPS (Rover) per georeferenziare gli elementi riconoscibili sul ghiacciaio come i grandi blocchi di roccia (quadrati rossi nella foto), e nelle aree del ghiacciaio dove si non trovano questi marcatori fisseremo nel ghiaccio e georeferenzieremo delle canne di bambù (triangoli blu nella foto). In questo modo otterremo la sua posizione rispetto ai satelliti GPS e rispetto alla base fissa installata nello sperone (B)”.

Tale procedura verrà ripetuta al termine della spedizione: “Poiché i blocchi di roccia e le canne di bambù vengono trasportati dal ghiacciaio, otterremo coordinate diverse, che rifletteranno uno spostamento di questi elementi e quindi, indirettamente, conosceremo la velocità del ghiacciaio” chiarisce Txikon, che conclude: “Confronteremo anche il modello di comportamento con i ghiacciai nell’area per vedere se è diverso o meno, e nel caso, cercare di capire i fattori responsabili. Uno di questi fattori può essere l’acqua di fusione tra l’interfaccia ghiaccio- letto di roccia che influenza direttamente la velocità di spostamento. La quantità di acqua presente è direttamente correlata alla temperatura ambiente e, pertanto, i cambiamenti climatici possono giocare un ruolo fondamentale…”.

La questione dell’impatto dei cambiamenti climatici sui ghiacciai di Himalaya e Karakorum se ne è parlato proprio nei giorni scorsi a seguito della pubblicazione di una ricerca dell’International Centre for Integrated Mountain Development (Icimod).
Per farci spiegare tale ricerca abbiamo intervistato il professore Claudio Smiraglia, climatologo e glaciologo, che ci ha chiarito quale è la situazione della salute dei ghiacciai in queste regioni.

Il monitoraggio dei ghiacciai delle regioni del Karakorum e dell’Himalaya non è però cosa nuova: da oramai 30 anni l’Associazione EvK2CNR si occupa di questo studiando ed elaborando modelli sull’evoluzione dei ghiacciai. Tali dati validati sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali e utilizzati dai ricercatori di tutto il mondo e hanno consentito di realizzare studi teorici come quello di ICIMOD, con cui l’associazione dialoga da sempre.

Grazie a questo lavoro è stato pubblicato il catasto dei ghiacciai del Central Karakorum National Park (The Central Karakorum National Park Glacier Inventory), edito da Ev-K2-CNR Pakistan e curato da Claudio Smiraglia e Guglielmina Diolaiuti dell’Università Statale di Milano. Il catasto raccoglie in modo puntuale le informazioni di oltre 600 ghiacciai.

I dati derivano sostanzialmente da analisi di immagini satellitari multispettrali – ci spiega il professore Smiraglia – . Più precisamente sono state utilizzate e processate le scene 2001 e 2010 Level 1T Landsat Thematic Mapper (TM) ed Enhanced TM Plus (ETM+). Sono così state investigate anche le variazioni glaciali nel primo decennio del XXI secolo. A questi dati di base (area, lunghezza, altezza minima e massima, inclinazione, presenza ed estensione di copertura detritica), sono stati aggiunti altri dati derivanti da approcci modellistici di particolare importanza applicativa, come spessore medio e volume del ghiacciaio, spessore del detrito superficiale e tasso di fusione glaciale in funzione della temperatura dell’aria e della radiazione solare incidente”. 

In sintesi, i risultati evidenziano la presenza di 608 ghiacciai (fra i quali alcuni fra i maggiori del Karakorum e dell’intero pianeta al di fuori delle regioni polari, come il Baltoro, il Biafo e l’Hispar) – conclude Smiraglia –  Nel 2001 la superficie totale era di 3681,8 ± 27,7 km2, corrispondente al 35% dell’area del CKNP e al 24% della copertura glaciale dell’intero Karakorum. Il ghiacciaio maggiore risulta essere il Baltoro con una superficie di 604 km2. L’analisi delle variazioni areali 2001-2010 indica una sostanziale stabilità: nel 2010 la superficie risulta infatti di 3682,1± 61 km2. Si conferma quindi la particolare evoluzione del glacialismo del Karakorum, in contrasto con la generale riduzione dei ghiacciai montani, nota in letteratura come Karakorum Anomaly”. 

Nel volume vengono fornite analisi anche a livello di singolo bacino idrografico (Hunza, Shigar, Shyok, Upper Indus, Gilgit), soprattutto per quanto riguarda le risorse idriche glaciali disponibili e i tassi di fusione.

Tutte le principali e più attendibili misurazioni fatte sul ghiacciaio Baltoro sono state realizzate negli scorsi anni dal professor Giorgio Poretti nel corso di una serie di campagne realizzate da EVK2CNR con l’Università di Trieste, assieme ai colleghi di altre università italiane, internazionali e al Survey of Pakistan. Le ultime misurazioni sono state fatte nel 2014, ricalcolando la posizione dei ghiacciai e di alcuni punti geografici significativi dal campo base alla vetta del K2 grazie ai GPS di nuova generazione della Leica.

Alex Txikon ed i suoi ricercatori, come le buone procedure scientifiche richiedono, avrebbero potuto leggere la bibliografia riguardo alle ricerche geodetiche nella regione e domandare al professore Poretti i punti geodetici da lui consolidati per poter confrontare i dati e valutare lo spostamento dei ghiacciai in un maggiore lasso di tempo.

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