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Gasherbrum IV, un libro omaggio al maestro Maraini

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In grande formato, con foto inedite che raccontano una delle più belle spedizioni italiane in Karakorum, il Club Alpino Italiano è uscito in libreria nell’autunno 2018. Ha pubblicato un volume affascinante, per i dettagli catturati dall’obiettivo di Fosco Maraini. Etnologo, orientalista, poeta, fotografo, scrittore, alpinista. È difficile inquadrare Maraini e raccontarlo. Forse non avrebbe nemmeno voluto lui, lui che per tutta la vita si è dedicato al racconto d’altro senza mai focalizzare l’attenzione su se stesso. Come ha fatto nel suo famosissimo “Gasherbrum IV”, un capolavoro della narrativa di montagna. Un piccolo gioiello per collezionisti a cui oggi si affianca un moderno contenitore di storia curato da Alessandro Giorgetta ed edito dal Club Alpino Italiano: “Gasherbrum IV. La montagna lucente”. Un testo che vuole celebrare i 60 anni da quella scalata che pare ancora impossibile ma anche, e soprattutto, infiltrare il germe della passione nella mente dei più giovani. Di quelli che non hanno vissuto quel periodo alpinistico, ma che possono solo immaginarlo e concretizzarlo attraverso le vivide foto di un maestro come Maraini.

Raccontare questo testo è veramente complesso. Ci ha colpito e ci ha fatto venire la curiosità di scoprire cosa si nasconde dietro questo impaginato di 127 pagine. Così siamo andati a cercare Alessandro Giorgetta per approfondire e farci raccontare da lui com’è nato “Gasherbrum IV. La montagna lucente”.

 

Ciao Alessandro, ci racconti come si è arrivati alla stesura del libro?

Tutto è nato con la mostra sul Gasherbrum IV che è stata organizzata a Sondrio dal comune e dalla nostra cineteca. La mostra e il lavoro di ricerca fotografica per strutturare la mostra sono state il là per produrre un volume che celebrasse l’anniversario completo.

Quanto impegno ha richiesto la realizzazione di questo volume?

Innanzitutto credo sia essenziale fare un premessa. Per una comunicazione errata pare che tutto il lavoro di realizzazione dell’opera sia stato addossato sulle mie spalle. Nella realtà però non è cosi. L’anima di “Gasherbrum IV. La montagna lucente”, che si è sporcata le mani e ha curato tutte le fasi della realizzazione, è la dottoressa Anna Girardi, coordinatrice editoriale del Club Alpino Italiano.

Invece, per quanto riguarda il lavoro in se, il materiale presente negli archivi della presidenza generale è stato selezionato cercando materiali che rispondessero a determinati criteri culturali, estetici e filosofici. Caratteristiche particolari in grado di mostrare i valori che animavano Fosco Maraini nel suo lavoro di fotografo. Così nasce quindi la struttura di questo volume che conta circa 90 immagini di Maraini e una decina realizzate invece dagli alpinisti che hanno operato in quota: Bonatti, Mauri, Cassin, Gobbi e De Francesch. Abbiamo quindi messo insieme un grande complesso fotografico che necessitava però di una contestualizzazione. Contestualizzazione in quella che è la storia delle spedizioni extraeuropee; in quella che è la storia delle spedizioni che dal 1950 al 1964 hanno portato alla conquista dei 14 Ottomila più uno, che è il Gasherbrum IV; e nell’ambito delle spedizioni del Club Alpino Italiano che, per le loro peculiari caratteristiche, hanno introdotto un nuovo elemento nella storia dell’alpinismo himalayano.

Qual è la mole dei materiali presente nell’archivio della presidenza generale?

La presidenza generale è depositaria di oltre duemila scatti realizzati da Fosco Maraini durante la spedizione. Di questi circa 1600 sono negativi in bianco e nero mentre circa quattrocento sono diapositive 24×36 millimetri.

Insomma, si capisce che dietro alla realizzazione del libro c’è un grande lavoro… perché la scelta di celebrare questi 60 anni con un testo così impegnativo?

Ci sono almeno due aspetti molto importanti che ci hanno portati a voler celebrare in modo così impegnativo, e grande, questo sessantesimo. In primis si è voluto sottolineare l’aspetto tecnico alpinistico che, per la prima volta nella storia delle spedizione himalayane, ha visto scalare difficoltà di quinto o quinto superiore senza l’utilizzo di ossigeno. Prima di questa solo le spedizioni austriache, di cui faceva parte Kurt Diemberger, al Gasherbrum II e al Broad Peak  si erano mosse senza bombole di ossigeno. Va però detto che le difficoltà di questi due Ottomila sono molto più basse rispetto a quelle incontrare dagli alpinisti sul Gasherbrum IV.

Da cosa deriva la decisione di non utilizzare l’ossigeno?

Perché Bonatti e Mauri considerarono, giustamente, che il carico e l’ingombro delle bombole fosse ostativo al fatto di poter scalare su quelle difficoltà. La scelta, tra ossigeno e zaino con il minimo indispensabile, è ricaduta sul necessario per sopravvivere salendo e scendendo in velocità.

Si può quasi dire che questo approccio aprirà poi la strada alle salite sugli Ottomila senza ossigeno, che prenderà però piede solo dieci o quindici anni dopo.

Qual è invece il secondo aspetto su cui si vuole focalizzare il volume?

Vuole sottolineare come tutte e quattro le spedizioni CAI abbiano introdotto un nuovo modo di intendere la montagna. Quella al K2, quella in Antartide e quella al Lhotse erano spedizioni che, accanto alla parte alpinistica, abbinavano una parte di ricerca scientifica. Nel caso del Gasherbrum IV invece la scalata è stata affiancata da un grande lavoro di ricerca culturale. In questo è stata fondamentale la presenza di Maraini e Toni Gobbi che facevano un po’ la scuola agli altri componenti guidandoli all’osservazione dei popoli e di quegli aspetti cui gli alpinisti, quando sono concentrati sull’obiettivo, tengono poco conto.

Si può quindi dire che “La montagna lucente” è il seguito del “Gasherbrum IV” di Maraini…

Il libro di Fosco Maraini è un capolavoro della letteratura alpinistica a cui oggi fa seguito questo nuovo testo che costituisce il completamento iconografico della spedizione (e del lavoro di Maraini) rendendo omaggio all’arte fotografica di Fosco.

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1 Comment

  1. Perchè per celebrare il sessantesimo della salita al GIV il CAI, accanto a questa bella iniziativa, non ha sollecitato la ristampa del libro di Fosco Maraini? Nell’articolo viene giudicato come un capolavoro della letteratura alpinistica, ma od oggi è praticamente introvabile.

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