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I Pirenei nella morsa dei cambiamenti climatici

Lo scorso 12 novembre l’Osservatorio pirenaico sui cambiamenti climatici (Opcc) ha presentato a Saragozza (Spagna) un rapporto secondo cui la temperatura media dei Pirenei è cresciuta in maniera decisamente sostenuta rispetto alla media globale. L’incremento termico medio registrato sulla superficie totale delle terre emerse a partire dal 1949 è infatti pari a 0,85°C. La catena montuosa che funge da confine tra la penisola iberica e la Francia mostra un valore allarmante di 1,2°C.  Qualora la velocità di aumento della temperatura dovesse restare costante, si potrebbero raggiungere +7.1°C a fine secolo.

Tutta la catena appare interessata dal fenomeno, senza distinzione tra zone settentrionali e meridionali. “È come se queste montagne fossero afflitte da una febbre, sintomo di malattia grave”, afferma Idoia Arauzo Gonzalez, coordinatrice dell’Opcc.

Oltre cento gli scienziati provenienti da Francia, Spagna e Andorra che hanno collaborato alla raccolta dati e all’elaborazione del rapporto, che ha necessitato di anni di lavoro. Dati che spaziano dalla meteorologia all’arretramento dei ghiacciai, tutte informazioni utili ad avere una visione a 360 gradi del problema del climate-change. Allarmante la situazione dei ghiacciai, metà dei quali risulta essere scomparsa negli ultimi 35 anni, così come quella del manto nevoso il cui spessore continua a diminuire e si stima possa ridursi del 50% entro il 2050, causando ingenti problemi anche al turismo invernale.

Gli scenari futuri descritti dall’Opcc prevedono un incremento dei fenomeni meteorologici estremi, quali siccità e piogge torrenziali, con conseguente aumento del numero di frane, valanghe e inondazioni, che saranno rese più probabili dal concomitante disgelo primaverile anticipato. Dal 1949 al 2010 le precipitazioni sono infatti sensibilmente calate (2,5%) determinando uno stato di stress idrico a carico delle foreste e del suolo che, sottoposto ad improvvise piogge torrenziali, mostra tutta la sua fragilità.

Anche la biodiversità pagherà gravi conseguenze, compresa l’estinzione di alcune specie locali o l’arrivo di specie esotiche. Flora e fauna dovranno inoltre affrontare un aumento di parassiti e malattie. Già è evidente la situazione di alcuni uccelli migratori che dagli anni ’60 ad oggi hanno modificato di 10 giorni la data del loro arrivo sui Pirenei. Come le specie animali e vegetali, anche l’uomo sarà probabilmente costretto a spostarsi verso ambienti più favorevoli all’agricoltura, alla pastorizia e al turismo.

Occorre prevedere” – spiega l’Opcc – “un cambiamento irreversibile del paesaggio. Accelerando il processo di degradazione di alcune aree, i cambiamenti climatici provocheranno ripercussioni sui ghiacciai, sui laghi e sui torrenti di alta montagna”.

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