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Gianni Alemanno e l’intuizione verde

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Di WAINER PREDA — Politico. E’ stato un intervento prettamente politico quello del  ministro Gianni Alemanno all’incontro con i colleghi Ue dell’agricoltura e dell’ambiente il mese scorso a Londra.

Oltre all’adozione di un piano nazionale per lo sviluppo della filiera agro-alimentare in chiave energetica, infatti, Alemanno  ha sollecitato un’azione globale sul fronte della lotta ai gas-serra che stanno modificando il clima terrestre. Ma un’azione che riguardi, prima di tutto, i Paesi emergenti. La cui prorompente crescita industriale, è fra le prime cause d’inquinamento del pianeta.
 
Alemanno ha invitato i colleghi a uscire dall’unilateralismo Ue e allargare la portata degli interventi ai Paesi emergenti". "Non vedo infatti come si possano tenere separate le questioni commerciali governate dal Wto rispetto alla capacità dei Paesi emergenti di darsi precisi regolamenti ambientali".
 
Quella lanciata dal ministro è una novità in termini di strategia politica. Fra le righe della sua dichiarazione si legge un nuovo approccio,che potrebbe rivelarsi determinante nel prossimo futuro. Alemanno ha avuto un’intuizione fondamentale. Ha capito che per ridurre l’impatto dei gas-serra sull’ambiente (in primis, su quello asiatico) occorre fornire ai Paesi emergenti regole e soprattutto tecnologie occidentali.
 
E’ evidente che le limitazioni imposte da regolamenti in qualche modo simili a quelli europei e il peso economico di queste tecnologie potrebbero influire sul prezzo dei prodotti orientali. Riequilibrando, di fatto, un mercato mondiale messo in ginocchio dall’invasione asiatica di manufatti a basso costo.
 
Si tratta, di fatto, di un circolo virtuoso che permetterebbe di salvare l’ambiente e, nel contempo, di far crescere la capacità tecnologica e culturale dei Paesi emergenti. Fornendo al tempo stesso opportunità di lavoro e diritti – diciamo così "ecocompatibili"- a milioni di persone.
 
Le ricadute sull’economia europea sarebbero evidenti. Un aumento, seppur lieve, del costo del lavoro e dei prodotti "made in Asia" permetterebbe di dare una "boccata d’ossigeno" alla nostre imprese, strangolate dalla concorrenza insostenibile di prodotti orientali a basso costo. Mentre per le  industrie europee ad alto contenuto tecnologico (ed ecologico) si aprirebbero mercati dalle enormi potenzialità, proprio in Oriente. Intessendo relazioni commerciali stabili, durature e soprattutto alla pari.
 
La questione ambientale, dunque, marcia di pari passo con quella economica. Alemanno l’ha capito. Che abbia trovato la nuova frontiera?

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