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Corea del Nord, i test nucleari fanno collassare una montagna – di Stefano Ardito

Da qualche giorno, dopo le strette di mano e i sorrisi sul 38° parallelo tra i presidenti Kim Jong-un e Moon Jae-in, il barometro sulla Penisola coreana sembra finalmente puntare verso il bello. 

Il 9 maggio, il regime di Pyongyang ha liberato Kim Dong-chul, Tony Kim e Kim Kak-song, tre statunitensi di origine coreana, detenuti per spionaggio e atti ostili contro la Corea del Nord. I tre sono stati accompagnati a Washington dal segretario di Stato Mike Pompeo. Tutto sembra pronto per un altro storico incontro, stavolta tra Kim Jong-un e il presidente americano Donald Trump. 

A complicare questo quadro idilliaco, però, è una notizia diffusa da qualche ora dalle agenzie. Secondo le immagini ottenute con i satelliti radar, e combinate con dati sismici da un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Università Tecnologica di Nanyang, a Singapore, l’ultimo e più violento test nucleare sotterraneo della Corea del Nord, il 3 settembre 2017, ha provocato una catastrofe ambientale. 

I risultati del lavoro dell’équipe diretta dal professor Teng Wang, pubblicati sulla rivista Science, mostrano che l’esplosione, in una caverna sotto al Monte Mantap, ha causato il collasso di questa cima, che si è spostata di 3,5 metri in orizzontale, e si è abbassata di 50 centimetri. 

Gli scienziati dell’Università di Nanyang hanno utilizzato dei dati sismici globali e locali e delle misurazioni radar prima e dopo l’esplosione, ottenute grazie al satellite tedesco TerraSAR-X e al suo omologo giapponese ALOS-2. 

Riproducendo l’evento al computer, i ricercatori hanno stabilito l’esatta posizione in cui è stato compiuto l’ultimo test, sulla verticale della vetta del Monte Mantap, tra i 400 e i 600 metri di profondità.

L’esplosione ha generato un terremoto di magnitudo 5.2. Otto minuti più tardi, però, i ricercatori di Singapore hanno rilevato un secondo evento sismico, con epicentro circa 700 metri più in basso del punto dove è stata fatta esplodere la bomba. Probabilmente questo secondo terremoto è stato causato dal collasso di tunnel sotterranei, o di cavità create dai test precedenti. 

Mettendo insieme i dati in loro possesso, i ricercatori hanno stimato che la bomba fatta esplodere da Pyongyang, della potenza di 250 chilotoni, doveva essere 17 volte più potente di quella sganciata su Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale. Non è chiaro, però, se si è trattato di una piccola bomba all’idrogeno o di una grande bomba atomica tradizionale. 

L’importanza del Monte Mantap, 2400 metri, e del poligono nucleare di Punggye-ri, è chiara da tempo alla Casa Bianca e ai media americani. La zona, che ha ospitato i sei test nucleari più recenti della Corea del Nord, potrebbe essere un’autentica bomba ambientale pronta a esplodere. 

Secondo un precedente rapporto, diffuso dal South China Morning Post, un quotidiano di Hong Kong e dall’informatissimo sito 38 North, “ulteriori danni al Monte Mantap potrebbero far aprire buchi e fessure nel terreno, da cui potrebbe uscire della polvere radioattiva. Sarebbe una catastrofe sia per la Corea del Nord, sia per la vicinissima Cina. 

Per Wen Lianxing, un geologo della University of Science and Technology of China citato dal quotidiano, “i test dell’ultimo anno hanno trasformato la montagna in un cumulo di frammenti fragili, ed è necessario continuare a monitorare la possibilità di fughe di materiale radioattivo”. 

Quello che vediamo attraverso i satelliti sembra un forte stress per il suolo” aggiunge il professor Paul G. Richards, sismologo della Columbia University citato qualche mese fa dal Washington Post. 

Secondo Richards e altri esperti, il Monte Mantap potrebbe soffrire di una “sindrome da montagna stanca”. Una frase che è stata applicata più volte, decenni fa, ai siti dei test nucleari sotterranei dell’Unione Sovietica, che hanno alterato la struttura della roccia. 

Qualche commentatore, in Asia e non solo, è arrivato a sostenere che la scelta di Kim jong-un di rinunciare agli armamenti nucleari deriva proprio dalla impossibilità di utilizzare ulteriormente il sito di Punggye-ri e il Monte Mantap. Qui, però, dal campo dell’osservazione scientifica passiamo a quello della speculazione politica.  

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