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Non vedenti ed amputati tornano sull’Everest: «Disabilità non è incapacità»

La decisione del governo nepalese di impedire alle persone che hanno subito una doppia amputazione e ai non vedenti di scalare le montagne sopra i 6500 metri, aveva causato un’ondata di indignazione. Il governo aveva infatti modificato il già controverso nuovo regolamento alpinistico – approvato a dicembre – aggiungendo una clausola secondaria che mirava a stoppare i permessi per le persone con certe tipologie di disabilità.

L’alpinista non vedente Amit KC. Foto @ Amit KC

Due petizioni hanno chiesto alla Corte Suprema nepalese di esprimersi sulla scelta del governo. La prima scritta da Madhav Prasad Chamlagain, rappresentante delle persone con disabilità presso la Federazione dei Giornalisti e la seconda scritta dall’alpinista non vedente Amit KC – che nella scorsa primavera era riuscito a raggiungere il Colle Sud dell’Everest. Ora il verdetto è arrivato: il rilascio dei permessi di salita per qualsiasi montagna sopra i 6500 m, compreso il Monte Everest, ritornerà valido anche per chi è ipovedente o abbia subito due amputazioni.

La Corte ha infatti emanato un ordine provvisorio chiedendo al Governo di non applicare la clausola rivista del regolamento, accogliendo quindi le petizioni, che ritenevano la norma una «palese violazione dei diritti umani così come garantiti dalla Costituzione e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità».

Una grande soddisfazione per il giornalista Chamlagain, il quale ha commentato la decisione della Corte sottolineando che «circa il 15% della popolazione mondiale è disabile e l’ordinanza del tribunale specifica chiaramente che disabilità non significa incapacità». Chamlagain ha infine aggiunto che «la scelta della Corte Suprema rende giustizia a tutte le persone con disabilità e non solo a chi ha intenzione di scalare le vette nepalesi».

Hari Budha Magar (al centro) sulla vetta del Mera Peak nel settembre del 2017. Foto @ Lexlimbu

Soddisfazione è stata espressa anche da chi – come Mingma G. Sherpa – pur non soffrendo nessuna condizione di disabilità, riconosce la scelta come «indice di fraternità, un elemento fondamentale per gli appassionati di alpinismo». Mingma, direttore della compagnia di spedizioni Imagine Treks and Expedition, ha raggiunto la vetta dell’Everest per ben 5 volte e vede la decisione della corte come «favorevole al turismo del paese e contraria a tutte le discriminazioni».

La nuova disposizione permetterà quindi al 38enne ex soldato britannico della Brigata Gurkha, Hari Budha Magar di coronare il sogno di tentare la scalata dell’Everest, che aveva dovuto stoppare in seguito alla scelta del governo. Hari Budha ha già all’attivo la scalata del Mera Peak, vetta di 6476 m e tutto fa pensare che ora non si farà sfuggire l’opportunità di toccare il tetto del mondo.

Il direttore del dipartimento del turismo nepalese ha infatti già dichiarato che applicherà da subito le disposizioni contenute nella sentenza della Corte Suprema.

 

fonte: The Himalayan Times

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